Berlino ’09, sette luoghi

-> Berlino vent’anni dopo _________________________________

 

1. Porta di Brandeburgo.

I festeggiamenti per il sessantesimo anniversario della Repubblica Federale Tedesca cominciano sabato 23 Maggio 2009 con un concerto a Porta di Brandeburgo. Il percorso verso la Porta è una fiera di bancarelle, wurstel e birra, odore di fritto e farciture a perdita d’olfatto. La folla ristagna ed è difficile camminare, mentre la Porta di Brandeburgo appare minuscola in fondo, per niente monumentale così lontana, coperta da tutta quella gente. Nel viale ci sono i pannelli con la storia della Repubblica Federale Tedesca, come pietre miliari, anno dopo anno a ritroso dal 2009 fino a sessant’anni fa. Qui la storia è più pesante che altrove ed il presente diventa subito storia, ormai per abitudine... -> 60anni di repubblica alla Porta di Brandeburgo

 

2. East side gallery.

La prospettiva della East Side Gallery, vista dalla nuova strada che costeggia la Spree a Fredrichshain, mette in mostra ancora il “Muro di Berlino” come il mondo occidentale se lo ricorda nelle immagini anteriori al 1989: una parete compatta di cemento uniforme, fatta di moduli alti  tre metri e sessanta centimetri decorati dalla fantasia ribelle degli artisti di strada, a Berlino Ovest.  Ma la East Side Gallery non centra nulla con i ricordi del mondo occidentale, a cominciare dal nome: il lato est non poteva essere dipinto prima dell’89, perchè chi osava avvicinarsi al muro da quella parte, anche solo per scherzo, faceva una brutta fine… ->East side gallery 

.

3. Humbolt Universitaet.

Nel cortile della Humbolt che si affaccia sul viale Unter den Linden, la statua di uno scienziato guarda con dignitoso distacco. Max Planck, ricurvo sotto il peso bronzeo dei suoi anni, ha gli occhi fissi ancora piú grandi per effetto delle lenti rotonde che porta come occhiali. Per i marxisti era lui il guardiano dell’oggettività scientifica a cui si sarebbe dovuta uniformare prima la storia, poi la meccanica quantistica: quelle onde che non sai dove vanno, oppure non sai dove sono, anzi non sai neppure se sono davvero onde.  Il principio di indeterminazione danneggiava l’ideologia comunista come le vetrine colorate di Berlino Ovest, ma un muro attorno alla funzione d’onda sarebbe stato inutile, perché la meccanica quantistica l’avrebbe superato elegantemente con l’effetto tunnel… ->Max Plank è stato qui

 

4. Neues Museum.

Il museo della preistoria torna ad affacciarsi sulle rive della Spree nell’Autunno 2009 come un palazzo del potere, per metà neoclassico, per metà rifatto. Era difficile crederci due mesi fa, che sarebbe stato pronto entro il sedici di Ottobre. Quattro musei nell’isola erano già abbastanza: il Pergamon, il Bode, la “nuova” galleria ed il “vecchio” museo affacciato sulla piazza del Duomo. Non si sentiva affatto il bisogno di un altro museo nella metà comunista di Berlino, quando la divisione fra est e ovest spartiva i corredi archeologici come tazzine da caffè in una famiglia di divorziati. I tesori egizi del Neues Museum finirono a Charlottemburg, dall’altra parte del muro, e i Sovietici trovarono nelle distruzioni della guerra un pretesto per portare fino a Mosca, nel Museo Puskin, una parte considerevole dei ritrovamenti di Troia… -> Neues Museum

 

5. Philarmonie.

Il suono degli strumenti ad arco riverbera ipnotico nello spazio architettonico spigoloso della Philarmonie che sa di legno come i teatri antichi. L’auditorium giallo di Hans Scharoun è affascinante dentro, mentre da fuori sembra uno strumento musicale gigante, di fantasia cubista. Sono entrato quando ancora non c’era nessuno e mi è parso di sentire, mescolato all’aroma del legno, l’odore di tutti gli inverni trascorsi a due passi dal muro e le corse accaldate della gente in fila al botteghino negli anni della guerra fredda, con i marchi tedeschi nel portafoglio e le mogli bionde marziali, a Berlino ovest, quando la Philarmonie era un bastione dell’occidente in terra di confine…   ->A Berlino c’era un muro

.

 

6. Treptower Park.

La prima inquadratura del mausoleo dei sovietici è dedicata alla grande madre Russia, una statua di donna robusta e addolorata che indica la via della storia, in direzione del soldato vincitore del nazismo, mezzo chilometro più in là. Militari e civili col colbacco e gli stivali sono raffigurati in atti di eroismo e di sottomissione alla patria: sembrerebbe un romanzo di Tolstoj, se non fossero le armi, i fucili e le bombe a mano scolpite meticolosamente nei dettagli tecnici ad indicare che stiamo parlando di un’altra storia, più recente e più spietata… ->Treptower Park

.

7. Cimitero di Kreuzberg.

Ho in tasca la guida Baedecker di Berlino, un’edizione del 1964, la prima che guarda stupita il muro appena sorto fra i quartieri dell’est e quelli dell’ovest. Il Baedecker è una guida minuziosa della città, quasi maniacale. Nel cimitero di Kreuzberg descrive  le tombe di molti personaggi, ma di Felix Mendelssohn-Bartoldy non dice nulla, neanche un cenno. Eppure nel 1964  la tomba di famiglia era già lì, e c’era da più di un secolo… ->La vita postuma dei Mendelsshon-Bartoldy

 _________________________

Dopo i festeggiamenti del ventennale, qualcosa a Berlino è stato subito smontato. A Lipziger Platz non c’è più il fondale posticcio di tubi innocenti e pubblicità, che completava l’ottagono della piazza storica sul lato rivolto ad est. Ora nel vuoto metafisico dell’angolo mancante è innegabile la sensazione che la ricostruzione dopo l’89 sia avvenuta a rovescio, dalla periferia dell’ovest verso il centro dell’est.

> Personaggi in cerca d’autore

> Arie berlinesi