— Berlino 2009—– luoghi e gente

Gente accaldata sale di corsa sul treno nella stazione di Friedrichstrasse. Le porte si richiudono contro i passeggeri stipati dentro, sembra quasi d’essere a Roma. Una coppia di anziani, ex berlinesi dell’Ovest, sopporta con disagio. La signora si lamenta e dice al marito: “Deutsche Demokratische Bundes Republik!”, come dire: Repubblica federal-democratica tedesca. Che strano incrocio, questo abbraccio fra l’est e l’ovest.

–> Sette luoghi berlinesi

–> Gente del Goethe

______________________________
La prima volta a Berlino mi è sembrato normale cercare posto in un albergo del Ku’damm, nel cuore dell’ovest. Era un modo per avvicinarsi alla città senza entrare in contatto con le strade monumentali e spoglie ex-comuniste e senza dover affrontare subito gli enigmi delle successive riconversioni urbane. Per i turisti stranieri il Ku’damm è accogliente perché non mette ancora in discussione la ricchezza  che il mondo occidentale ha accumulato nella seconda metà del Novecento. Lì sono i marciapiedi larghi con vetrine colorate, tavolini all’aperto, bar, ristoranti con insegne luminose sgargianti, per tenere desta l’attenzione quando fa buio. I chilometri alberati del Ku’damm sembrano un viale d’accesso alla città, invece si perdono là dove dovrebbe trovarsi il centro, in vista delle nuove torri di Potsdamer Platz, fra le algide ambasciate del Tiergarten ed i viali più poveri che si incrociano ai confini fra l’est e l’ovest. Fra tutte le città che ci sono a Berlino, quella che si vede al Ku’damm è ancorata al passato più di ogni altra. Qui in apparenza non è cambiato molto da quando il quartiere era una vetrina dell’Occidente cresciuto alle spalle del muro. Questo marciapiede sembra ancora il palcoscenico giusto per i tipi con la giacca di pelle e le mani in tasca, disincantati frequentatori di night club, attori non protagonisti di telefilm che giocano con le slot machines e ascoltano musica elettronica un po’ ossessiva. Il muro di Berlino non ha mai fatto veramente paura a chi fumava e beveva coi soldi americani nelle birrerie colorate del Ku’damm.

Ho impiegato un paio di giorni per raggiungere Alexanderplatz, come se una frontiera virtuale mi trattenesse nei distretti occidentali. Dovevo costruire prima una mappa dell’ovest se non volevo perdermi nell’est, ma mi sono avvicinato subito al confine, raggiungendo Potsdamer Platz sulla scorta di quello che diceva una guida touring del 2006: avrei trovato qui una Berlino nuova ed energica fra magiche architetture contemporanee, teatri e ristoranti di tendenza. L’effetto di questa novità urbana illuminata dalle luci della sera è quello di una città atterrata all’improvviso in un luogo che non era il suo, come una colonia del far west. Non bastano le foto in bianco e nero della vecchia Potsdamer Platz, coi tram sferraglianti e le carrozze postali, a ridestare la necessità di un luogo urbano in questo centro sommerso per trent’anni dal vuoto del muro. La prima volta mi sono fidato della guida e di quello che dicono gli urbanisti: a Potsdamer Platz fingevo d’essere nel nuovo centro di Berlino, in un “foro” del ventunesimo secolo aperto alle strade che arrivano in città da ogni direzione. La prima volta non ho oltrepassato la linea del muro disegnata a terra e sono rimasto virtualmente in occidente, tornando subito in albergo al Ku’damm dopo una cena con Schnitzel e WeissBier in un posto affacciato sulla Alter Potsdamer Strasse, ricostruita per dare forma ad un’anima antica rimasta nascosta nelle macerie per cinquant’anni.

Solo il giorno successivo scendo ad Alexanderplatz ed è come se avessi oltrepassato un confine: non più fra l’est e l’ovest, ma fra la città dell’architettura moderna e la città delle persone che ci abitano. Alexanderplatz  non è più un invenzione comunista e non ha bisogno del clamore di nuove idee urbanistiche per rivalersi sul passato. La vita scorre appoggiandosi sulle preesistenze architettoniche come se fossero una scogliera. Le forme razionali dei palazzi grigi di Alexanderplatz hanno finestre tutte uguali, scandite come le grate di un’inferriata. Le costruzioni della metà ex-comunista di Berlino sono quasi sempre realizzate con moduli prefabbricati, ma anche quando non sono fatte così, conservano comunque il rigore razionale delle figure geometriche solide, ampie superfici, pochi alberi attorno, moduli ripetuti senza decorazioni non necessarie. A guardarle bene, ricordano le costruzioni fatte con i mattoncini lego di un tempo, quelli rossi. Quando erano disponibili solo poche varianti del parallelepipedo di base, le casette venivano fuori sempre inesorabilmente squadrate. Nella metà ex-comunista di Berlino c’è una rete artificiale di piazze, di viali, di palazzi semplificati che fanno sembrare la città un plastico di mattoncini lego a grandezza naturale. Un bel divertimento! Anche la torre della televisione, con la palla luccicante e l’antenna sospesa in mezzo, sembra il gioco di un bambino gigante piantato lì, eppure doveva fare un effetto completamente diverso quando l’hanno costruita, a cominciare da quel nome ambiguo di “torre della televisione”, che in tedesco può anche voler dire “torre per vedere lontano”. Ma per capire cosa poteva essere Alexanderplaz in epoca comunista, bisogna andarci di sera tardi, d’inverno, quando uno strato sottile di neve attenua i rumori e rende uguali le superfici delle strade e della piazza. Allora può succedere di vedere un tram silenzioso avvicinarsi sui binari. Una persona sale, nessuno scende. Le finestre serrate chiudono su tre lati lo spazio che quasi non sembra più una piazza, ma il cortile molto grande di qualcuno che non ama la gente. Nel tempo che serve al tram per percorrere lo spazio a lui destinato da un capo all’altro della metafisica architettura comunista -prima di vederlo scomparire oltre una piega lontana del paesaggio urbano-  viene da pensare a qualcosa di grande: l’infinito,  l’eternità, l’incarnazione materiale di un Dio che non doveva esistere. –> Attraverso Berlino
DSC01072
Annunci

§ Una risposta a — Berlino 2009—– luoghi e gente

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...