Il diritto all’orizzonte

22 giugno, 2019 § Lascia un commento

Il bell’anticiclone atlantico che colorava di azzurro il cielo dell’Adriatico non sembra più il protagonista dell’estate: se arriva ancora dalle Azzorre, come è accaduto nei giorni centrali di questo mese di giugno, riempie di gioia il cuore e fa credere d’essere tornati indietro di quarant’anni, quando il caldo dell’estate non spaventava nemmeno alle due del pomeriggio. A quell’ora la brezza ripuliva il cielo dagli ultimi riflessi dorati del mattino e ritagliava le forme azzurre delle colline all’orizzonte. Non è un caso che in alto, nelle pagine di questo blog, ci sia proprio il profilo di quelle montagne. Fra i diritti irrinunciabili del genere umano dovremmo elencare il diritto all’orizzonte nel luogo in cui si è scelto di vivere. Se un’aria calda innaturale lo offusca per settimane e mesi, è ovvio sentirsi spaesati, senza punti di riferimento. Potremmo a ragione protestare, perché siamo stati privati di un diritto naturale fondamentale.

In quest’angolo di pianura che si incunea fra il litorale e le colline, il profilo ondulato degli Appennini è sempre stato un elemento di identità. Il poeta di San Mauro aveva trovato una definizione esemplare per la Romagna: il paese dove andando ci accompagna, l’azzurra visi-on di San Marino. Chi a San Mauro andasse a villa Torlonia, dove Giovanni Pascoli era nato, vedrebbe subito che l’arco monumentale della villa incornicia la rupe di San Marino. Fino a qualche decennio fa era naturale che l’architettura si integrasse con il paesaggio, non solo nei palazzi padronali, ma anche nell’orizzonte delle strade diritte che colonizzarono quest’angolo di pianura al tempo dei romani. Cardini e decumani si incrociano (oggi come ieri) perpendicolarmente, scavano solchi nel paesaggio, misurano il territorio mirando a luoghi chiari e distinti nella quinta scenografica delle colline. Ma chi se ne accorge più? Il profilo dei monti è stato espulso dalle periferie che da anni ormai colonizzano anche la campagna.

Quest’orizzonte dimenticato fra le foschie estive riemerge però come strategia di marketing territoriale a cura della provincia di Rimini, la quale ha disseminato in ogni angolo del territorio collinare pannelli stravaganti, con la pretesa di ricondurre il profilo della val Marecchia al paesaggio della Gioconda di Leonardo. L’unico nesso legittimo fra Rimini e la Gioconda è quello della massima popolarità turistica. Se temete il ridicolo, non cercatene altri. I paesaggi espulsi dalla quotidianità riemergono un po’ ovunque come brama turistica festiva, quasi un’ossessione mediata dalla  fotografia e dalle immagini pubblicitarie. In cima ai desideri paesaggistici di un viaggio in Italia stanno certamente le morbide colline senesi delle Crete e della Val d’Orcia: paesaggi da cartolina rilanciati dalle agenzie del mondo intero, per cui succede di vedere frotte di Asiatici coi teleobiettivi vagare nei pendii assolati della campagna senese e farsi foto accanto alle rotoballe. E’ un clic di conferma dell’ultima moda venduta alla borsa del turismo internazionale, che poco ricorda del lavoro mezzadrile e della fatica quotidiana di un tempo, confortata dalla cura del paesaggio.

Il monte Amiata si alza imponente sullo sfondo, ma nel mercato turistico globale perde la sfida coi paesaggi assolati sottostanti. Una villeggiatura sull’Amiata oggi può piacere agli anziani di lingua italiana che conservano le abitudini del Novecento, o a qualche giovane alternativo che cerca ristoro a buon mercato dal caldo torrido delle città. Eppure sul monte Amiata l’orizzonte esce dalle cartoline e diventa gigante: spazia dal mare agli Appennini in ogni direzione. Il giro del Monte Amiata, che fu al centro degli itinerari turistici del Novecento, è ancora un modo per entrare nella geografia dell’Italia e scrutarne gli orizzonti… se l’afa non li opprime. Le notizie meteo continuano a fare leva su spunti sensazionalistici. Pare che una nuova iniezione di aria calda soffocante sia in arrivo dal deserto algerino in quest’ultima decade di Giugno. Anche stavolta non saranno le alte temperature a danneggiare l’estate, ma la polvere, l’afa, la perdita dell’orizzonte.

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