L’ultima lezione delle scienze naturali

23 Mag, 2019 § Lascia un commento

Un mese di maggio scandinavo ha scaricato quintali d’acqua, così da compensare in abbondanza la siccità dell’inverno, preservando i tratti primaverili del clima fino a giugno, come succedeva trent’anni fa. Ma la scuola finisce come sempre (e sempre di più) nella confusione di giugno, con il desiderio di gettare via libri, quaderni e registri, col solito grido liberatorio che accomuna insegnanti e studenti alla fine dell’anno.

Qualche giorno fa con Italia Nostra abbiamo celebrato la prima settimana del patrimonio culturale, che ha consolidato  la recente tradizione delle domeniche dei beni comuni. Forse non ve ne siete accorti, frastornati come siete dagli eventi a ciclo continuo, dalle grandi mostre di consumo dove quel che conta è dire: “io l’ho vista” prima che chiuda. Il patrimonio culturale ha un altro stile, parla di continuo a chi sa ascoltarlo, con discrezione, in sottofondo. Non si impone con effetti speciali, ma svela affascinanti segreti a chi si accorge di lui in ogni angolo del paesaggio. A Forlì la settimana del patrimonio culturale è stata l’occasione per aprire al pubblico la collezione ornitologica “Ferrante Foschi”, un museo naturalistico che dovrebbe far scuola e invece giace quasi dimenticato nelle sale di un bel palazzo rinascimentale del centro storico. E’ questa una raccolta organica che testimonia un’epoca del collezionismo naturalistico romagnolo di metà Novecento, ispirata dallo stesso clima culturale che portò Pietro Zangheri a raccogliere piante, fiori, fossili, animali del territorio regionale, dando vita ad una collezione straordinaria, probabilmente unica nel panorama italiano. Con indubbia lungimiranza Zangheri donò la propria collezione al museo di Scienze Naturali di Verona, che l’ha saputa conservare ed ora la espone in una sala, probabilmente “la più bella” dell’intero museo veronese. La municipalità forlivese in passato ha espresso vaghe rimostranze per riaverla indietro, ma il disinteresse che ha mostrato per l’analoga collezione Foschi dovrebbe renderla felice d’essersene liberata. Nel frattempo altre istituzioni dotate di adeguati strumenti conservativi si sono fatte avanti per incamerare il Museo Ornitologico Ferrante Foschi, ormai destinato a migrare fuori regione per assicurarsi lunga vita.

Sotto i portici rinascimentali di Palazzo Foschi il 10 maggio 2019 si è svolto un bel convegno fra i responsabili delle istituzioni naturalistiche della Romagna, chiamati a raccolta per fare il punto della situazione. Rivelatesi vane le promesse istituzionali di un museo naturalistico della Romagna, non resta che mettere in rete le piccole istituzioni esistenti, per censire il patrimonio e non disperderlo. L’arte di conservare è una competenza chiave dei musei naturalistici, sulla quale andrebbe posto l’accento. Ma i curatori dei musei di scienze naturali seducono i visitatori con le mostre, i pezzi eccezionali, lo  shock emotivo del “mai visto” che rincorre i gusti del pubblico come la TV. Non avremmo bisogno di trasformare i musei in Luna Park, ma questo succede già anche in situazioni molto autorevoli come il museo di Storia Naturale di Londra. Il fascino delle collezioni storiche dovrebbe invitare al dialogo duraturo, ben aldilà del consumo di un’esperienza. Il senso della storia di una collezione naturalistica si radica nel “prendersi cura di…” giorno dopo giorno, anno dopo anno. “Prendersi cura di…”: sarebbe una lezione importante sulla quale costruire la formazione degli studenti e degli adulti, che hanno già maturato (purtroppo) una forma di dipendenza dalle grandi mostre e dagli eventi effimeri usa e getta.

Come al solito anche quest’anno a scuola finirò il programma di scienze di prima media con la progettazione di un erbario di foglie d’alberi d’alto fusto. E’ un modo per muovere qualche passo verso la costruzione di una sensibilità scientifica, che dovrebbe insegnare un minimo di cura e trasmettere che le collezioni sono innanzitutto luoghi di conservazione, per ritrovare i propri pensieri ed allungare nel tempo il dialogo con ciò che si osserva. Per molti sarà solo un gioco distratto che finirà nella noia, per qualcun altro sarà l’inizio di una nuova consapevolezza. E per me si rinnoverà la timida illusione che qualcuno, qualche volta, vorrà seguire le mie tracce.

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