Sobrie rappresentazioni

28 marzo, 2019 § Lascia un commento

Dopo un inverno di sole, la pioggia è tornata sui fuochi di san Giuseppe insieme al vento, ma solo per un paio di giorni. Alla fine dell’inverno le settimane sembrano aver preso la rincorsa verso l’estate, senza rammarico se la Pasqua ritarda ancora. Anche la scuola corre ormai verso l’estate più in fretta del solito, forse per abitudine, o perché l’organizzazione dell’orario -davvero ben riuscita quest’anno- rende il mio lavoro più scorrevole. Un merito l’hanno di certo gli alunni di prima media, che incalzano e studiano come non ricordavo di aver mai visto nelle classi degli anni precedenti. Così mi sono trovato a parlare perfino di Cantor e degli insiemi infiniti che… non sono tutti “uguali”. L’infinito eccita gli animi. L’entusiasmo di questi ragazzi contagia anche il loro insegnante. In tre hanno comprato il mio libro di archeologia paterna senza che io gliene parlassi e si sono davvero divertiti a sfogliare le pagine con le foto del loro prof bambino. Dovrò inventarmi il modo di agganciarlo al programma di scienze e penso già di estendere la storia della vita sulla terra fino alla paletnologia, parlando così di archeologia preistorica e di “storia profonda”, come dicono oggi gli scienziati, partendo dalle scoperte casalinghe nelle campagne intorno casa, dal paleolitico all’età del bronzo: un bell’esperimento di scienze senza laboratorio che si addice alla scuola povera di oggi, ma anche un argomento di grande attualità…

…”La scimmia vestita” di Tuniz e “Sapiens” di Harari sono due opere abbastanza poderose che evidenziano le ricerche sulla natura umana in tutte le loro sfaccettature, con dati aggiornatissimi. E’ interessante l’enfasi assegnata alle costruzioni simboliche come spazi virtuali che amplificano l’ambiente umano (e lo rendono più densamente abitabile), ma è ancor più interessante sentir dire che la radice della crisi del futuro sarà nell’eccesso di rappresentazioni, che rimandano ad altre sempre più astratte, in un regresso all’infinito. Dovremmo forse tornare a predicare forme di iconoclastia od astenerci almeno dalle immagini in eccesso. Ma ciò vorrebbe dire rinnegare la creatività di Homo sapiens, che è la sua natura più autentica. I pronostici sono sempre fantasiosi, ma il libero arbitrio si è già ridotto a pochi “gradi di libertà” per gli individui che si relazionano alla nuova creatura planetaria.

Chi si volesse relazionarsi con paesaggi più familiari, senza rinunciare del tutto alle rappresentazioni, può trovare miglior conforto nel blog delle ricognizioni.

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