Sequestro di città

27 settembre, 2017 § Lascia un commento

Il papa a Cesena domenica primo ottobre 2017 farà un’apparizione fugace ma invadente, con la città interdetta alle automobili fin dalle ore 12 del giorno prima. Folle di pellegrini si accalcheranno nelle strade già alle prime luci dell’alba, in vista di un evento davvero eccezionale, e i residenti dovranno trovare il modo di sopravvivere a questo tempo straordinario barricandosi in casa o fuggendo altrove.

La visita del papa, con tutti i disagi che comporta, potrebbe essere considerata un evento come tanti altri messi in calendario dalle intraprendenti amministrazioni locali, che nella stagione di mezzo si preoccupano di tener viva l’economia portando flussi di gente negli alberghi, soprattutto al mare. Qui i “grandi eventi” cercano di prolungare la stagione estiva negli esangui week end di settembre, quando il litorale sarebbe splendido se fosse lasciato in pace.

Domenica scorsa a Cervia e in altre città della Romagna si sono inventati una competizione d’altro profilo mai vista prima, un triatlon che ha impegnato atleti da tutto il mondo su alcune strade della città e della campagna per due giorni. La rete stradale cresciuta negli ultimi anni in modo tortuoso e labirintico non sembra un problema per gli amministratori locali e gli imprenditori amici che se ne servono per rilanciare l’immagine turistica del territorio cervese a livello internazionale -dicono- proprio con questa gara.

Ai cittadini gli amministratori chiedono non solo pazienza, ma anche entusiasmo, in nome di una grande visibilità e di un ritorno d’immagine della città. Il metodo non si discute: i cittadini sono stati informati e devono muoversi con circospezione nel luogo di residenza, rinunciando per un paio di giorni ad alcune strade essenziali ai loro spostamenti. Ai tempi di facebook la visibilità è tutto ed anche una località turistica  deve stare al gioco dei social networks, per uscire dal cono d’ombra del “fuori stagione” con “grandi eventi” che finiscono tuttavia per schiacciare la quotidianità, limitando le libertà.

Domenica scorsa ho visto in controluce una “giornata particolare” come quella che fa da sfondo al film di Ettore Scola, dove i dittatori non hanno più il volto di settant’anni fa, ma sono ancora pronti ad imporsi con invadenza in nome di una visibilità temporanea, un valore da non discutere, dove le abitudini che costruiscono il tessuto sano della collettività passano necessariamente in secondo piano, perché non danno gloria e nemmeno fanno notizia.

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Ripresa?

20 settembre, 2017 § Lascia un commento

D’autunno si riprende a lavorare e quest’anno lo sforzo non sembra vano, perché nel frattempo pare essersi ripresa anche l’economia dopo nove anni di stagnazione. Così almeno leggo nei giornali e sento ripetere in TV. Meno male. Le presenze turistiche in Italia sono aumentate durante l’estate di parecchi punti percentuali, non solo al mare, ma anche in montagna e nelle città d’arte. Forse il gran caldo del 2017 ha dato una mano al turismo, ma le aziende del made in Italy avrebbero aumentato il passo anche al freddo, con il fatturato di nuovo in crescita grazie all’export asiatico trainante. In un sillogismo che non tiene conto delle inerzie del sistema, sento dire che i risparmi delle famiglie sono già aumentati -anzi si sono impennati- se è vero che il risparmio gestito degli italiani quest’anno supera addirittura quello dei francesi ed è il terzo in Europa dopo Germania e Inghilterra. Ma i numeri del PIL sono sempre i soliti balletti “zero virgola qualcosa” che variano da una settimana all’altra, così come gli indici di disoccupazione, i quali non tengono conto delle innumerevoli sfumature che la parola “lavoro” ha assunto negli ultimi dieci anni.

Proprio sul lavoro si concentra l’analisi dotta di confindustria, che qualche giorno fa ha quantificato in un mancato punto di crescita annuale la fuga dei giovani italiani  in cerca di lavoro qualificato all’estero, dopo aver sfruttato il sistema educativo italiano che grava sulle spalle dei contribuenti. Ingrati! Se rimanessero in Italia potrebbero dar fondo ai risparmi di famiglia in esperimenti imprenditoriali, spin-off, start-up. Ma non tutti i giovani italiani hanno risparmi di famiglia cui dar fondo, né uno spirito imprenditoriale adatto alle torbide acque del mercato attuale. Nell’epoca della grande mobilità è naturale che si facciano intercettare da chi ha le infrastrutture più efficienti, dove il lavoro frutta di più. Le infrastrutture sfuggono alle statistiche e dalle nostre parti sembrano soltanto un costo da ridurre all’osso, come le strade che costruiamo sempre più strette, perché i soldi pubblici è necessario spenderli altrove: stipendi e interessi sul debito…

La ripresa autunnale di quest’anno è la solita onda di una ricchezza che non abbiamo costruito oggi, sulla quale i surfisti della politica potranno esibirsi in qualche acrobazia, reclamandone il merito prima del prossimo voto.

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Fine estate ’17

12 settembre, 2017 § Lascia un commento

Nei giorni che precedono l’inizio della scuola, opinionisti di tutti i colori si fan largo pronunciando sulle pagine dei social raccomandazioni per i ragazzi e per le loro famiglie, ma soprattutto per gli insegnanti che tornano a calcare il palcoscenico dopo un’altra estate di non si sa quel che fanno. Bisogna prendersi cura degli studenti, coinvolgerli, emozionarli con i colori della materia che si insegna. I contenuti interessano ormai pochi ragazzi, figli di famiglie fuori moda, ma le emozioni coinvolgono tutti nella difficile ricerca di un equilibrio personale. Non è facile giocare con le emozioni e questa scuola, che non è più legittimata a trasmettere contenuti, rischia di rimanere a metà del guado nel difficile gioco degli equilibri.

Quando arriva il mese di Settembre la pioggia viene a dirci che è ora di voltare pagina. La scuola non comincia come un lavoro, ma come un nuovo viaggio di cui è incerta la meta, che interrompe il viaggio delle vacanze estive. Le occupazioni del tempo libero si ricompongono allora coerentemente in una cornice di ricordi. Quanti! Sempre a settembre un concerto della sagra musicale riminese fa scendere il sipario su tutto. La sigla di quest’anno l’ha diretta ieri sera Yuri Temirkanov con l’orchestra di San Pietroburgo: Danze Sinfoniche di Sergej Rachmaninov, una musica incisa nella memoria per concludere definitivamente…

… i bagni nelle solite spiagge e le passeggiate nelle valli appenniniche, con le gite archeologiche che riempiono il cuore più di un viaggio intercontinentale, a Chiusi, a Gubbio e a Tarquinia; i concerti e i mosaici di Ravenna, dove la Piccinini è venuta finalmente a trovarci con la famiglia francese; il festival di Anghiari al lume di candela coi giovani della Southbank orchestra, la Dalmazia in barca a metà luglio e la Slovenia insieme alla fine d’agosto

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L’altro uragano

5 settembre, 2017 § Lascia un commento

DSC00492Dell’uragano Harvey non se ne parla già più. Prima di sfumare nelle pianure del mid-west americano, ha fatto scrivere fiumi di parole su scenari apocalittici, con il pubblico del mondo intero incollato agli schermi di TV, tablet e PC, alla ricerca di una spiegazione. Perché così forte? Per qualche giorno ci si è dilungati in discorsi sul cambiamento climatico, sugli effetti del riscaldamento globale e sulla cementificazione selvaggia che amplifica gli effetti della natura. Ogni volta che negli Stati Uniti arriva un uragano sembra sempre il peggiore, il più grande, quello mai visto. Si va lontano nel tempo per trovarne uno simile e, più indietro si va a cercare il confronto, più importante sembra quello che sta accadendo. Si finisce per ricordare Katrina (New Orleans 2005) e l’uragano di Galveston dell’anno 1900, ottomila morti, dimenticandosi che cent’anni fa la gente da quelle parti abitava in capanne di legno senza telefoni e senza tv, per cui era impossibile allertare, tanto meno evacuare la popolazione. E’ difficile confrontare gli uragani, perché gli effetti non dipendono solo dalla velocità dei venti. Come i terremoti, gli uragani dipendono dal luogo in cui si scatenano. Sono più dannosi per la società dove ci sono cose da distruggere, mentre dove le condizioni di vita sono più misere, diventano più pericolosi per la sopravvivenza della gente. Allora si capisce perché gli uragani che si abbattono negli Stati Uniti sono sempre i peggiori: sono quelli che producono i maggiori danni economici, mentre gli altri che si scaricano su Cuba, più disastrosi per il bilancio di vite umane, interessano di certo meno.

Nell’ultimo decennio il Texas non ha accusato i colpi della crisi, anzi è andato in controtendenza avendo una crescita addirittura del 25%. Il contraccolpo negativo di Harvey si farà sentire nei prossimi mesi, ma a lungo termine determinerà un’ulteriore crescita del prodotto interno lordo, spinto anche dalle attività di ricostruzione, com’era accaduto nove anni fa all’inizio della crisi, con l’uragano IKE di cui qualcuno si è ricordato.

Screen Shot 2017-09-05 at 10.09.03L’uragano IKE che tenne a battesimo questo blog nel settembre del 2008 non è stato meno spaventoso di Harvey, soltanto diverso, condiviso fra gli Stati Uniti (dove costò 31 miliardi di dollari) e i Caraibi (dove fece 143 morti). Se gli attuali danni di Harvey sono da attribuire principalmente alle inondazioni, quelli di IKE del 13 settembre 2008 furono prodotti dai venti dell’occhio del ciclone che passò attraverso le strade del centro di Houston. Le immagini della Chase Tower dell’autunno 2008 parlano chiaro, come le foto che ebbi l’avventura di scattare anch’io dopo l’uragano, esattamente nove anni fa all’inizio della crisi finanziaria, quella crisi che proprio adesso -dopo Harvey- dicono sia passata.Screen Shot 2017-09-05 at 11.57.55

 

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