Ciclista fuori moda

13 agosto, 2017 § Lascia un commento

Da un mese all’altro ho allungato le distanze percorse in bicicletta, dalla pianura fino in collina, sempre più su, finché ho capito che era arrivato il momento di recuperare la vecchia bici da corsa, una Colnago del 1982 chiusa in cantina da più di vent’anni. Pensavo di avere una bicicletta da corsa, ma a confronto coi mezzi ciclistici di oggi, fatti di leghe leggere, ruote lenticolari, freni a disco e manubri rinforzati, mi sono accorto di trovarmi in sella ad una bici d’epoca. Ruote minuscole, raggi fitti, telaio essenziale la fanno sembrare, agli occhi di oggi, molto diversa da come la ricordavo. Trent’anni fa era il top della gamma (su Colnago correva Saronni) ma oggi può al massimo gratificare i capricci di un collezionista vintage che non voglia sborsare cifre eccessive in bici veramente d’epoca.

Mi è bastato inforcare il manubrio per ritrovare il gusto potente della spinta sui pedali, ma parlando coi ciclisti di oggi ho imparato che anche la pedalata di potenza è passata di moda, da quando Armstrong ha introdotto la pedalata di agilità, il massimo risultato si dovrebbe ottenere con sessanta giri al minuto, per mezzo di rapporti ben più leggeri di quelli che ho installato nella mia Colnago del 1982. Ma non intendo fare modifiche al cambio, perché è proprio nella pedalata di potenza che le mie gambe sanno esprimersi meglio, essendosi formate trent’anni fa quando era ovvio alzarsi in piedi negli strappi in salita, facendosi forza con le braccia sul manubrio.

Nelle salite al cuore dell’esibizionismo conformista romagnolo, una Colnago del 1982 può apparire quantomeno bizzarra ed il mio accanimento sui pedali uno sfizio fuori dal coro. Anche in bicicletta mi riesce bene la parte dell’uomo venuto dal passato. Ma questa idea di sport è  lontana dall’obbligo di apparire. Non ho intenzione di competere con chi gareggia nell’acquisto della bici più costosa, anche se mi dicono che le biciclette negli ultimi vent’anni hanno fatto progressi da giganti. Se ne provassi una aggiornata, non potrei più farne a meno: rinuncerei di certo alle abitudini ed alle nostalgie, in cambio di maggior efficenza, sicurezza, solidità. Ma per ora non voglio rompere l’incantesimo della memoria che nei muscoli rimette in circolo l’energia dei miei vent’anni ogni volta che salgo in sella alla Colnago. Nelle gambe sento ancora le salite di allora e mi pare che anche la strada sia sempre la stessa. Ma è l’asfalto a dire che qualcosa nel frattempo è cambiato: sfibrato, rattoppato, irregolare. Gli anni Ottanta sono finti da parecchio tenpo e le piste d’asfalto registrano impietosamente gli sviluppi della nostra epoca. I tubolari sottili sono troppo fragili, servono ruote più robuste, non solo in bicicletta.

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