Orizzonte marino

21 luglio, 2017 § Lascia un commento

20170710_164939Quante volte mi è successo di vedere in sogno l’altra sponda dell’Adriatico, montagne nitide e scenografiche messe lì come risposta alla domanda: cosa c’è di là dal mare? Forse dall’alto di San Marino in condizioni eccezionali si può scorgere qualche isola croata, ma l’orizzonte tremulo dei bagnanti di ferragosto in spiaggia impedisce di arrivare così lontano. D’estate c’è sempre foschia, ma se anche non ci fosse, la curvatura terrestre impedirebbe di spingere lo sguardo dall’altra parte. Troppo lontana la riva opposta per sperare di mettere a fuoco le modeste alture della costa istriana, tre-quattrocento metri in tutto, che in base ai calcoli di trigonometria dovrebbero sparire sotto l’orizzonte ad una distanza di settanta chilometri dalla costa. A confronto con l’oceano il Mar Adriatico è ben piccolo, ma è comunque abbastanza grande da privare gli occhi del conforto di una linea di costa in mezzo al mare. Quando l’aria è particolarmente tersa, i marinai esperti dicono di scorgere la montagna più alta dell’Istria insieme alla sommità del Conero, il promontorio di Ancona, da una parte e dall’altra del mare, isole nere sull’orizzonte nitido, ma solo in casi eccezionali. Di solito l’apparizione diafana delle montagne annuncia l’approssimarsi di una riva, insieme agli odori dell’entroterra, e smentisce il ricordo dell’altra costa come un sogno al risveglio.

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Quando di notte partiamo dal porto di Ravenna il cielo è carico di umidità e le nuvole si agitano davanti alla luna piena che rischiara la costa punteggiata di luci. E’ sera tardi ma potrebbe già essere mattina e il breve sonno che l’equipaggio si concede a turno non basta ad allontanare il profilo della costa da cui siamo appena partiti. La notte di luglio si esaurisce in fretta e l’alba viene incontro al largo di Rimini. Sullo sfondo le montagne marchigiane disegnano un portolano azzurro: da nord a sud il monte Carpegna, poi il Nerone e il Catria, infine, inconfondibile, il trapezio del Monte San Vicino, piccolo e sfumato sull’estremo orizzonte. Nel mezzo si apre la fessura di una gola, credo sia il Furlo, dove il paesaggio naturale ha incrociato la storia degli eserciti antichi, ancora più monumentale visto da qui, dall’alto mare. Il portolano azzurro della costa marchigiana svanisce lentamente, comunque prima di poter cogliere la sagoma del monte di Ancona. La navigazione deve abbandonarsi all’orizzonte marino, fiduciosa di incontrare nuove terre a prua.

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Non e’ la traversata piu’ breve quella che da Ravenna traguarda le punte bianche di Dugi Otok, ma è la più comoda per assecondare la linea di costa dalmata sulla rotta di sud est. In mare l’orizzonte controluce dovrebbe rivelare un segno dell’altra sponda, ma in lontananza c’è solo il tremolio delle onde. L’orizzonte è una circonferenza illusoria di raggio variabile. La foschia riduce la visibilità ma induce una sensazione contraria di vastità, tanto più se il mare è calmo. E’ difficile tradurre le distanze marine nel rigore di un piano cartesiano e fissare le coordinate di una costa lontana che appare all’improvviso come un miraggio. Oggi ridiamo davanti ai disegni deformi della costa dalmata nelle mappe dell’antica repubblica di Venezia, ma provate a disegnare quello che si vede dal mare, senza distanze certe e coi tempi di navigazione approssimativi di una barca vela. Le coste viste dal mare sembrano i frammenti di un arcipelago mutevole, che cambia forma e colore a seconda del tempo e dell’ora del giorno. Quello dei marinai e’ un punto di vista che non ha nulla dell’oggettività satellitare.

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Se vedete affiorare una montagna, forse è un’isola, potrebbe essere la veneziana Sansego -l’isola di Susak- la prima che si incontra al largo di Lussino arrivando dall’Italia. Difficile dirlo, ma la montagna di sabbia dell’isola di Susak non è abbastanza alta per essere scorta dalla posizione in cui ci colloca il navigatore satellitare. Quella che vediamo come annuncio dell’altra costa potrebbe essere una montagna dell’isola di Cherso, la croata Krk, o qualcosa di ancor più distante sul continente balcanico. La lontananza si spiega con la lentezza del movimento apparente della montagna sull’orizzonte. Sono le tre del pomeriggio e la vediamo ancora laggiù, mentre sotto sfilano la punta piatta dell’istria, l’isola di Lussino, i villaggi di Premuda e i boschi di Molat. Lo stretto delle punte bianche ci accoglie col sole ormai sceso ad occidente, dopo diciotto ore di navigazione.

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