Lucignano

16 giugno, 2017 § Lascia un commento

20170610_123440Al confine fra il territorio di Arezzo e quello di Siena c’è Lucignano, in cima ad un colle fra le pianure della Valdichiana, le colline verdi del Chianti e le crete senesi. Le mura, le torri e i campanili di Lucignano, insieme agli altri di Monte San Savino e di Sinalunga, fanno da sfondo al viaggio di chi corre in autostrada fra Arezzo e Chiusi. Arrivando invece da nord sulla viabilità ordinaria ritroviamo il ritmo di un viaggio antico. La carreggiata della superstrada che sarebbe dovuta diventare la Grosseto-Fano si interrompe nella campagna e consegna la circolazione ai tornanti di una strada pigra che risale la collina fino al nuovo semaforo, dove un cartello minaccia multe salate a chi passa col rosso. Qui le auto si fermano incolonnate ai piedi delle mura del paese, anche se sono dirette lontano, a Grosseto o in Maremma.

Subito a destra c’è un posto per mangiare pici e tagliatelle con salumi di ottima qualità: più simile ad un negozio che ad un ristorante, si chiama Dal Gallo e non ha niente di turistico. Alcuni clienti abitudinari stanno seduti ai tavoli con gli occhi fissi davanti allo schermo di una TV sintonizzata su Italia Uno e si lasciano coinvolgere volentieri in qualche discorso di cortesia. Uno di essi con gli occhi spalancati dice di aver amministrato il Comune: l’ha riaperto lui il passaggio pedonale di porta murata… Merito suo (o colpa) sono anche la zona a traffico limitato e il famigerato semaforo invisibile che infligge multe soprattutto a chi non è del posto. Sembra d’essere a casa, con la cuoca padrona che fa capolino dalla cucina, lontana anni luce dagli osti alla moda che dentro le mura di Lucignano mettono a tavola gli appetiti di un turismo scelto, dalla parlata nord europea.20170610_125832Prima di pranzo abbiamo avuto il tempo di entrare fra le mura ed osservare il cielo segnato dal volo radente delle rondini, avanti e indietro fra i muri di pietra e le facciate ricurve dei vecchi caseggiati alti. Le strade del paese descrivono archi paralleli intorno alla collina fino alla sommità, dove non c’è il castello, ma la Collegiata che si allunga e dà l’impronta al profilo del paese visto da lontano. Le fortificazioni del cassero aggiungono una torre all’estremità delle mura, vicino a porta San Giusto, ma un’altra torre più massiccia si alza poco lontano, fuori dal centro medievale: è il moderno acquedotto che ravviva le forme del grande castello incompiuto, eretto dai fiorentini alla fine del Cinquecento come baluardo nella collina accanto a Lucignano dopo la vittoria definitiva sui Senesi. Come altre fortezze medicee in territorio senese, anche questa sembra rivolta contro la storia del luogo, in una strana ambiguità in cui difesa e offesa sfumano l’una nell’altra.20170610_144216Il tamburo ottagonale della Collegiata nel punto più alto del paese conferma la centralità del luogo antico e fa da contrappeso all’acquedotto nello skyline. Questa chiesa progettata da Orazio Porta (1593) è issata in cima ad una scalinata a forma di ellisse, molto movimentata, per la quale si parla di un progetto di Andrea Pozzo, il gesuita delle illusioni prospettiche, il quale avrebbe disegnato anche il grande altare dorato a baldacchino del presbiterio, oltre che il campanile. San Michele è il santo titolare della chiesa e moltiplica le presenze angeliche in otto statue barocche fra gli altari, a guardia di altrettante tele dipinte da autori non particolarmente noti, ma neppure trascurabili, che nella luce grigia dell’interno creano una movimentata coreografia di martiri sul patibolo (come il San Lorenzo di Tencalla e la Santa Lucia di Geminiani) e di sacre visite (San Carlo dello stesso Geminiani e la Santa Elisabetta di Rosselli).  Ci attardiamo ad osservare gli angeli e gli altari a ridosso del mezzogiorno, in compagnia di un giovane aiutante del parroco che va e viene da due grandi sacrestie in penombra, e lascia aperta una porta secondaria per uscire.20170610_163143Le piazze in cima al colle si allargano  fra la Collegiata, il municipio e la chiesa di San Francesco e si riempiono di sole nel pomeriggio. Quando non c’è più gente, le vetrine dei negozi chiusi esalano una fresca penombra e nell’aria resta solo l’eco delle parlate nord europee, nei tavoli piccoli dei ristoranti che occupano la via ricurva fra il sole e l’ombra di Porta San Giusto. Dopo i pici e le tagliatelle, è arrivato il momento di vedere finalmente il capolavoro di Lucignano: l’albero della vita, reliquiario d’oro, argento e corallo, straordinaria opera di oreficeria medievale che andò in mostra all’expo di Milano nel 2015. Per raggiungere il museo comunale torniamo nella parte alta del borgo passando da porta Murata, dove l’orizzonte si allarga a nord fino ai monti del Pratomagno. Le strade ricurve fanno altri cerchi concentrici intorno alla collina e prima di giungere in cima lambiscono i muri gotici di san Francesco e le facciate anonime di altri oratori, alcuni chiusi, alcuni aperti solo nei giorni festivi a cura dei volontari delle confraternite (come ad esempio l’Annunziata).20170610_143731 (1)Il Museo di Lucignano è piccolo e intenso, ospitato ormai da cent’anni al piano terra del palazzo del comune, nelle sale di un vecchio tribunale che dà il nome anche alla piazza. Prima di raggiungere l’albero della vita, che brilla in una teca lenticolare come un’apparizione ultraterrena al centro della sala delle udienze, si attraversano altri ambienti con interessanti opere di pittura medievale, di Niccolo di Segna, di Bartolo di Fredi e di Signorelli, in gran parte provenienti dalla vicina chiesa di San Francesco. Degna di attenzione è anche la piccola tavola bizantina della crocifissione, coi visi deformati dai segni simbolici della sofferenza, pochi anni prima della rivoluzione giottesca. 20170610_160512Nella piazza del tribunale il sole risplende con la forza di un pomeriggio di inizio estate, quando si fa largo l’automobile di una coppia di sposi pronti per il matrimonio. Pensiamo di doverci affrettare verso San Francesco, per dare almeno un’occhiata prima che il rito religioso tenga blindata la chiesa per un’ora o forse più, con la messa, le promesse, gli applausi, i clic delle macchine fotografiche. Ma l’edificio è stranamente spoglio. Ben restaurato, esibisce tuttavia pochi arredi, tanto che sembra sconsacrato. Conserva parecchi brani di affreschi gotici alle pareti, storie francescane ed un trionfo della morte che lascia senza fiato. Non c’è traccia del matrimonio, né un fiore, né un addobbo. Una bella scultura lignea della madonna sembra accennare un passo di danza, per via delle mani protese in avanti ad afferrare l’aria. “Hanno rubato il bambino” dice la volontaria che tiene aperta la chiesa a quell’ora del pomeriggio “I ladri sono venuti spesso a visitare questa chiesa. Hanno portato via molte cose”.

In piazza scrosciano gli applausi, ma gli sposi non entrano subito in chiesa, perché la cerimonia non è religiosa ed è stata allestita nella scuola di musica del comune, che occupa un piccolo oratorio sconsacrato accanto a San Francesco. Gli sposi non sono di Lucignano e neppure italiani: vengono dall’Inghilterra e i loro invitati, con le carni bianche e gli abiti svolazzanti, sono arrivati su un pullman gran turismo. Ragazze coi tacchi sottili, i rossetti troppo rossi e le piume nel cappello, fanno ala nel sagrato di San Francesco in attesa dell’uscita solenne degli sposi novelli dal grande portale gotico della chiesa, dove sono entrati alla fine del rito civile solo per farsi fotografare. Nel mercato mondiale delle immagini, la religione -con tutta la cultura che le va dietro- sopravvive ancora come sfondo coreografico delle riprese di un drone che vola alto sulle nostre teste.20170610_150637

 

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