Tre pensieri scolastici alla fine dell’anno

1 giugno, 2017 § Lascia un commento

La scuola finisce anche quest’anno nella vaghezza di vecchie e nuove regole difficili da applicare. Normative sempre più astratte vorrebbero conciliare gli opposti: merito ed inclusione, uguaglianza e differenze, libertà e rigore, con risultati ovviamente schizofrenici. C’è un male ormai diffuso che trasforma le leggi e gli articoli della costituzione in proclami vuoti e lascia campo libero alle interpretazioni. Abbandonate a se stesse nella cosiddetta autonomia, le scuole esplorano soluzioni varie ed eventuali dissociandosi dalle altre scuole vicine. Tanta diversificazione non è segno di vivacità, quanto piuttosto di pazzia, dove prevale chi grida più forte ed impone la propria interpretazione fra altre ugualmente legittime. Dunque non resta che navigare nell’ombra, far leva sulle doti di mimetismo, confidando nell’inerzia della natura. Dopotutto, per fortuna, a scuola ci sono ancora i ragazzi e il tempo lo trascorro soprattutto con loro, insegnando e imparando.

Dovendo assecondare le naturali inclinazioni degli allievi senza arrecare traumi a nessuno, ho la sensazione di indurre negli alunni un eccesso di autostima, che si rivela nella scelta della scuola superiore, dove al termine del ciclo delle medie dovranno terminare l’obbligo scolastico. Sembra che i giovani, ai quali fino ad ora non è mai stato negato un sei in pagella, vadano alla ricerca di un ostacolo contro il quale finalmente sbattere il muso. Peccato che poi di rimbalzo, espulsi rapidamente dalle scuole di prima scelta, vadano a fare istituti di ripiego, fallendo il giusto posizionamento scolastico, prima per un eccesso di autostima, poi per un eccesso di segno opposto. Ma il mio compito finisce qui, in terza media, con un consiglio orientativo disprezzato dai più che ribadiscono la propria libertà, dicendo che le medie non sono l’ambiente giusto per loro. Questi ragazzi non sanno di pagare sulla propria pelle la confusione di una scuola dell’obbligo che sta rinunciando alla propria missione orientativa.

L’anno prossimo cambieremo il libro di scienze, proprio adesso che mi stavo abituando a quello in adozione. Un libro di testo non si conosce finché non lo si usa. Il libro migliore è quello a cui siamo abituati, del quale conosciamo pregi e difetti, e che sappiamo all’occorrenza integrare, con una buona dose di interpretazione personale. A proposito dell’insegnamento delle scienze, tutti parlano degli esperimenti, vero valore aggiunto della didattica. A me fa sorridere la retorica dell’esperimento, il bisogno di assegnare esperimenti come compito a casa, senza i quali le scienze non sarebbero degne di questo nome. Con due ore di scienze settimanali relegate alla fine della mattinata e senza laboratori, sarebbero già abbastanza delle buone osservazioni scientifiche magari accompagnate da qualche ragionamento.

Alla fine dell’anno scolastico le grandi narrazioni salvano dal caos, anche quando si tratta di fare scienze. Quest’anno in seconda ho parlato della conquista dello spazio, della guerra fredda, del primo uomo nel cosmo, della conquista della luna. E’ un viaggio nel tempo fatto con gli adolescenti di oggi, per mezzo di argomenti di storia della scienza che cinquat’anni fa sembravano il futuro.

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