Arrivare a Salisburgo

20 aprile, 2017 § Lascia un commento

20170414_104003Quando ancora non c’erano le autostrade, per raggiungere la regione salisburghese si passava dalla Val Pusteria e dal Tirolo orientale, risalendo le montagne del Glockner per poi scendere nella valle del Salzach, fin dove le rupi di Salisburgo sbarrano il corso del fiume al confine con la Germania. Oggi i navigatori di google maps guidano senza pensarci verso i valichi autostradali del Brennero o di Villach, con identici tempi di percorrenza, e mostrano in grigio gli itinerari sulle strade ordinarie, sconsigliate a causa della lentezza. Ma con la fretta di arrivare il tempo dell’autostrada sembra sempre di più, soprattutto se c’è traffico e se la fila si allunga alla frontiera a causa dei controlli doganali al confine con la Germania. 20170413_113215Per ingannare l’attesa è meglio lasciarsi distrarre dai paesaggi della viabilità ordinaria, dai centri abitati disseminati nelle valli del Tirolo e dalle acque dei torrenti che trasformano il tempo del viaggio in un gioco. Dopo Innsbruck abbandoniamo l’autostrada alla ricerca di un distributore a buon mercato, in una valle verde di prati e grigia di cielo fino a Worgl. Poi lasciamo il fiume Inn e risaliamo il Tirolo verso est, sulla strada 178 che conduce quasi a Salisburgo e attraversa senza dogane un breve tratto di territorio tedesco incuneato in Austria. Il frastagliato confine che qui lambisce le periferie dei centri storici di Salisburgo, Hallein e Bad Reichenhall registra sulla carta geografica il difficile equilibrio di potere fra Salisburgo e la Baviera negli antichi conflitti per il controllo delle miniere di sale di questa regione. 20170413_112927Sotto un cielo che promette pioggia, alle undici del mattino del giovedì di pasqua facciamo sosta nel paese di Sankt Johann, in un bar della piazza dove pochi clienti amici del gestore rumoreggiano e fumano senza sosta intorno ad un tavolino. La chiesa Parrocchiale dalle ampie finestre barocche mette in mostra sull’altare il sipario dell’Ostergrab per i riti della settimana santa di Sankt Johan in Tirol. Dopo il caffé ripartiamo verso il confine austro-tedesco dello Steinpass, senza altre soste fino a Salisburgo. La strada sale e scende fra una valle e l’altra, con molte gallerie dove è facile perdere l’orientamento. La pioggia trasforma gli alberi intorno a Bad Reichenhall in una foresta verdissima. Ormai alle porte di Salisburgo imbocchiamo di nuovo l’autostrada, dove i controlli doganali fermano il traffico di chi va in Germania, ma non quello diretto verso sud.20170413_151740L’uscita in centro a Salisburgo finisce in una strada urbana con parecchi semafori rossi che ritardano l’arrivo nell’hotel Hofwirt, ai piedi della collina dei Cappuccini. Gli alti campanili del centro non si vedono perché sono nascosti dalla rupe: la città costruita su una spiaggia del fiume Salzach si difende da sè, fra le barriere naturali dell’acqua e della roccia, e si rivela solo arrivando dal fiume. In alto domina il grande castello congiunto alle piazze dalla linea diritta di una funicolare. Sembra d’essere a Lubiana, ma in una forma più maestosa, intorno agli edifici classicheggianti che cingono le piazze quadrate come cortili. Monumenti e piazze si alternano intorno al duomo e paiono i riquadri di una scacchiera. Le facce asiatiche di un turismo globale dove gli italiani scarseggiano invadono le strade ed urtano le sagome colorate di Mozart divenuto testimonial commerciale nelle numerose pasticcerie di Salisburgo.20170413_153132Prima dell’orario di chiusura ci affrettiamo a salire le scale della vecchia residenza, dove lunghe gallerie raccolgono opere d’arte e cimeli dei Vescovi-Conti di Salisburgo, in un allestimento contemporaneo che sa dialogare coi quadri barocchi, con gli ori liturgici medievali e con le scansie di una Wunderkammer rifatta come quelle originali del Seicento. Dalle finestre si scoprono via via scorci diversi della stessa città, come in un corridoio vasariano che congiunge chiese, palazzi, portici. Vicino al duomo rifatto ad imitazione delle chiese italiane si aggregano altri luoghi del potere religioso: la barocca chiesa del Collegio, la chiesa dei Francescani, buia e medievale nonostante il coro gotico alto sui pilastri cilindrici, e l’abbazia di San Pietro che dietro la decorazione settecentesca nasconde ancora le forme romaniche. Intorno a questa abbazia il Santo fondatore di Salisburgo rianimò il centro urbano nell’ottavo secolo dopo Cristo, fissando la dimora nelle rupi che incombono sulla città e sul cimitero dell’abbazia, angolo incontaminato di medioevo dove è bello arrampicarsi, soprattutto per ammirare i panorami.20170414_105238Ai piedi della stessa rupe non lontano dall’abbazia si alzano i muri del moderno auditorium, costruzione monumentale degli anni Venti del Novecento, per metà scavata nella roccia come un mausoleo orientale, in quella breccia porosa di cui è fatta la città storica di Salisburgo.20170414_183450 (1)

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