Vedute romane, il foro

7 gennaio, 2017 § 1 Commento

20170104_104107L’ingresso su via dei Fori imperiali è ancora in ombra alle dieci del mattino, con due file di visitatori in coda davanti ad una biglietteria posticcia. Scorrono lentamente e la fila non si riduce, perché non è semplice comprare il biglietto. Per entrare nel Foro esistono infatti varie possibilità, da spiegare all’occorrenza in inglese, francese, tedesco: formule cumulative che includono altri siti, ma non tutti, ed obbligano a comprare comunque, insieme al Foro, il biglietto del Colosseo e del Palatino. In più è possibile dotarsi di audioguide combinate con prezzi differenti, ottenere riduzioni per studenti, bambini, insegnanti che però devono documentare l’essere insegnanti con opportune referenze. Le strategie del marketing progrediscono e trasformano la biglietteria del Foro romano in un’agenzia viaggi, dove il biglietto non si compra ma si costruisce su misura, nella doppia illusione di risparmiare e di guadagnarci qualcosa. Con un costo aggiuntivo di quattro euro, da qualche mese è anche possibile vedere le belle decorazioni romane del secondo stile nella casa di Livia, con una visita accompagnata ogni giorno alle 12 e 45. Non è il caso di lasciarsele sfuggire.20170104_105939Con la famiglia al seguito, come in metropolitana passo da un tornello che conta gli accessi, per vedere tutto d’un fiato la valle del foro e il colle del Palatino. I resti della basilica Emilia danno l’impressione di un luogo ripulito, coi percorsi segnati da transenne. I turisti numerosi pascolano qua e là con le audioguide all’orecchio, o al seguito di guide autorizzata in carne ed ossa, che additano la curia d’età repubblicana e la bizantina colonna di Foca come espressioni della stessa civiltà, nonostante i sette secoli che le separano. I mille anni di storia antica del foro si schiacciano sulla superficie scabra degli scavi moderni. L’ultimo strato della storia qui non è stato aggiunto, ma sottratto all’inizio del milleottocento, per ripristinare un astratto piano antico ad uso degli archeologi e dei viaggiatori. Ma la solitudine dell’esploratore con in mano la pianta degli scavi oggi non sembra più al passo con i tempi. La mia voce che scava nella memoria non è credibile, quando provo a coinvolgere chi mi sta accanto in un racconto simile a quello delle guide autorizzate.20170104_104917Senza ausili elettronici ci si sente un po’ nudi. Per fortuna ci sono le fotocamere ed i bastoni dei Selfie che animano il protagonismo dei turisti fra il Campidoglio e l’arco di Settimio Severo. Le colonne del tempio di Saturno, insieme a quelle dei Dioscuri e delle Vestali, sembrano messe lì in posa per ricreare l’idea romantica delle rovine. Vecchie lapidi di travertino, di un passato recente nel quale era ancora normale fermarsi a leggere, recitano brani di autori latini e spiegano la funzione degli antichi edifici in relazione ad una storia condivisa dai turisti fino a non molti anni fa. Ma nel nuovo itinerario con le audioguide, le fotocamere ed i bastoni dei selfie, sono già entrate anche loro a far parte delle rovine. Mi fermo a leggerle senza dare nell’occhio e senza pretendere di trasmettere ad altri il significato di quelle scritte, che guidano in silenzio il visitatore dalla valle del foro verso il Palatino.20170104_104605Il colle più antico di Roma nasconde le prime capanne preistoriche, ma prende il nome dal grande palazzo degli imperatori di mille anni dopo: una collina a forma di palazzo, un intrico di muri e di volte sotterranee cresciute le une sulle altre, da Augusto a Domiziano, fino ai Severi ed alla decandenza dei secoli successivi. Ai piedi di questo Palatino è sorprendente il riuso di alcuni ambienti imperiali nella chiesa di Santa Maria, non per niente detta Antiqua, famosa per i rari dipinti bizantini alle pareti, i quali esprimono una civiltà successiva al Foro romano, ma ancora non rinnegano la centralità del Foro in relazione alla città eterna. L’abbandono, le rovine, la trasformazione del Foro in ambiente rurale sono eventi successivi, del nono secolo dopo Cristo, da mettere in relazione con un sisma che fece crollare le volte dei palazzi imperiali e di Santa Maria Antiqua. Un restauro esemplare, finanziato negli anni duemila dal World Monument Fund e dalla fondazione Kress, rende questa chiesa accessibile nel normale circuito turistico, non so immaginare fino a quando.20170104_114038Fra la valle del foro e il colle Palatino, l’area del primo parco archeologico della capitale richiede parecchio tempo per essere percorsa, e quasi non mi accorgo delle campane che già suonano a distesa il mezzogiorno. Mancano tre quarti d’ora alla visita della Casa di Livia, per cui ci sarebbe tempo per un caffé, ma non trovo l’indicazione di un bar e neppure un distributore automatico. Per cercarlo non è consentito uscire dal grande recinto del Foro e del Palatino, perché come in metropolitana il biglietto degli scavi vale una corsa: così spiega una funzionaria in vetrina sotto l’arco di Tito a due sprovveduti anziani del nord Europa, che sarebbero usciti volentieri per cercare un ristorante, rientrando poi con calma nel pomeriggio. Ma l’ozio del gran tour non si addice al marketing contemporaneo delle rovine.20170104_122311La salita ai resti dei palazzi imperiali è rapida e puntualissima alle 12 e 45, dietro i passi spediti di un’accompagnatrice di coopculture che ha in gestione l’apertura del sito. Cominciamo dalle maschere dipinte nelle stanze di Augusto. Le figure fantastiche stimolano la percezione più di quanto avrebbe fatto un caffé. I disegni, le grottesche e le prospettive illusionistiche ingannano lo sguardo che oscilla fra l’essere qui e l’essere altrove, non solo nello spazio ma anche nel tempo. I frammenti della storia appaiono all’improvviso come rivelazioni: echi di una remota perfezione disgiunta dal presente e destinata a svanire. Le stanze coi dipinti più belli sono visibili solo dall’esterno, protette da porte di cristallo che riducono i danni dell’aria sulle pareti, ma non quelli della luce che risveglia dal sonno le immagini. 20170104_125900.jpgDopo aver visto le piccole stanze della casa di Augusto, le grandi pareti del triclinio di Livia sembrano enormi ed approssimative: è la patina del tempo che le fa apparire meno accurate. L’itinerario fra le pareti dipinte si conclude quando ormai sarebbe ora di mangiare. Il tempo del Palatino si dilata nell’eternità e non si addice alle esigenze di un turismo formato famiglia. Alle due del pomeriggio mi attardo da solo nelle stanze dell’antiquarium, riaperto alla fine del 2014 dopo decenni di lavori. Gli oggetti, le sculture d’età imperiale, le maschere di terracotta sono finalmente esposte in un allestimento che ricorda le mostre temporanee. Da quel che sento dire, l’antiquarium del Palatino sembra però destinato a pesanti trasformazioni (si parla di sistemare proprio qui un ristorante di lusso, con l’illusione di portar soldi nelle esangui casse della soprintendenza archeologica…).20170104_135945Basterebbe un caffé, ma il marketing detta la rotta: da una parte i grandi numeri del turismo mordi & fuggi, che deve togliersi di mezzo dopo aver pagato il biglietto, dall’altra i pochi ricchi che comprano un’esperienza di lusso nella cornice delle rovine. Le meditazioni dei turisti colti (quelli in grado di restituire alle rovine il significato autentico) sono marginali in questa economia turistica, tutt’al più utili per i magri stipendi delle cooperative che hanno in appalto i siti aperti su richiesta. A nessuno è venuto ancora in mente di istituire un abbonamento annuale, che consenta di reiterare l’accesso ad un certo numero di aree di valore. Un abbonamento trasformerebbe i luoghi di interesse culturale in un parco dove passeggiare, discutere, intrecciare la propria quotidianità. Potrebbe essere regalato agli amici e il marketing ne avrebbe di che guadagnare, anno dopo anno. Richiederebbe però un coordinamento fra soggetti pubblici e privati in eterno conflitto, una pianificazione del futuro aldilà degli eventi e delle emergenze, unici stimoli cui siamo ormai assuefatti.20170104_141614Il cantiere della linea C della metropolitana accoglie oggi chi esce dal parco dei Fori verso il Colosseo con l’impatto delle grandi opere che ritardano la fine dei lavori, per spendere soldi pubblici in deroga ad ogni limite di bilancio e di buon senso. Lo scavo di un tunnel nel cuore di Roma antica sembrava impossibile cinquant’anni fa, ma adesso è stato sdoganato invocando lo stravagante nome di metropolitana archeologica. Il piano di realtà dei Fori romani è suscettibile di nuove interpretazioni, sia sopra che sotto terra. E’ un palinsesto che si consuma, ma non trova pace in una configurazione stabile, perché non siamo a ancora usciti dalla storia. Per il futuro è interessante l’idea di Fuksas, che vuole ricostruire strade e piazze medievali come ponti sospesi sulle rovine romane rimesse in luce nel corso degli ultimi secoli. Non è male, a patto però che sia una cosa semplice e senza testa fra le nuvole. Per quel che mi riguarda, sarei felice di tornare negli orti farnesiani, dove il passato degli ultimi secoli non è stato eroso, e nella vicina vigna Barberini, dove la storia sembra essersi fermata al viaggio di Goethe.

bty

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§ Una risposta a Vedute romane, il foro

  • LoAl ha detto:

    Prima di essere cacciato dal Campidoglio, il sindaco Ignazio Marino aveva preso a cuore l’illuminazione notturna delle rovine romane, a destra e a sinistra di via dei fori imperiali. Chi di notte a Roma si accorgesse per la prima volta delle colonne del foro di Augusto e di quelle del tempio di Saturno, rischiarate dal basso verso l’alto da una luce diafana, proverà un certo stupore per non averle notate prima: non sa di dover ringraziare l’ultimo sindaco democratico di Roma, vittima del fuoco amico, anche a causa di queste ingenue ambizioni di chiarezza.

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