Cronache di fine anno

27 dicembre, 2016 § 1 Commento

Il mondo non è finito il 4 dicembre, nonostante il NO al Renzerendum. La borsa di Milano non ha subito scosse, anzi pare essersi rivitalizzata. Ci avrei scommesso: in effetti le cose rotolano da sé, basta assecondare i poteri forti che si celano dietro le quinte ma sanno collocare nei ruoli chiave chi li sostiente, impedendo di esistere a chi si oppone. Non c’era bisogno di Renzi per salvare il Monte dei Paschi, c’è chi lo farà al posto suo, a spese del debito pubblico. Gentiloni non è solo il nome del nuovo capo di governo, ma l’aggettivo giusto per qualificare l’intera compagine dei ministri, che non sono più freschi, ma riscaldati con aromi gentili, anzi gentiloni, senza il piglio napoleonico di chi ci ha governato fino a ieri. Dopo la prima impressione si avverte comunque il solito retrogusto: il nuovo ministro dell’istruzione Valeria Fedeli è una rappresaglia contro la scuola, che non ha voluto ammettere  d’essere diventata “buona” ed ha votato NO al referendum.

Non tutti però sono fedeli e gentili. Il ministro del lavoro Giuliano Poletti, gloria del PD romagnolo, prima di Natale ha imperversato sui media, senza rendersi conto dell’enormità di aver mandato letteralmente a quel paese i giovani cervelli in fuga dall’Italia. Un errore di comunicazione che non turba gli animi gentiloni della maggioranza, ma ha avuto ripercussioni sul figlio del ministro, Manul Poletti, sedicente giornalista accusato di plagio (e di altro) in relazione ad un periodico romagnolo balzato agli onori della cronaca. Le colpe dei padri ricadono biblicamente sui figli, ma le minacce di morte e il clima insostenibile sono il riflesso di un’ingenua esposizione mediatica, che un giornalista dovrebbe prevedere e fronteggiare. Il profilo facebook di Manuel Poletti racconta tutto su di lui, moglie, figlia: sappiamo perfino come si chiama il suo cane e quando è andato ad abitare nell’appartamento nuovo di Cesena, zona ippodromo.

Invece avremmo preferito non sapere nulla di Fabrizia di Lorenzo, unica italiana contata fra le dodici vittime travolte dal TIR a Berlino. Anche lei era una di quelli che “si sono tolti dai piedi”, per dirla con Poletti. Si era tolto dai piedi pure il terrorista Anis Amri, forse perché in Germania è più facile fare attentati, non essendoci strade strette, lavori in corso, rotatorie inutili che ostacolano la folle corsa di un TIR contro i mercatini di Natale. L’inefficienza delle infrastrutture è il baluardo della penisola italiana contro le aggressioni, ma l’intraprendenza dei singoli a volte ci stupisce. Hanno fatto notizia i giovani agenti di polizia che a Sesto San Giovanni hanno ucciso con un colpo di pistola Amri, rientrato in Italia dopo l’attentato di Berlino, forse perché credeva d’essere al sicuro. Tutto il mondo occidentale si è complimentato, ma è incredibile che da noi si sia cominciato a discutere sulla legittimità di quest’uccisione: ci sono taglie da far west sul suolo europeo, storie di giovani guardie e ladri che fanno i conti con questo presente, ma c’è pure chi ha ancora in mente il diritto universale, figlio dell’ultima contestazione del Novecento. La coperta si è accorciata e i piedi dell’Europa sono già freddi. A temere il terrorismo sono soprattutto i giovani che hanno disdetto le vacanze di fine anno.

Dicono che l’accoglienza sia il male minore per evitare peggiori forme di radicalizzazione del mondo islamico, dunque una scelta opportunista, se non proprio umanitaria. Crediamo di vincere perché siamo accoglienti, ma prevalgono come al solito le divisioni. Il commissario europeo all’integrazione dovremmo chiamarlo Montezuma.

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§ Una risposta a Cronache di fine anno

  • Paolo B ha detto:

    “[…] La coperta si è accorciata e i piedi dell’Europa sono già freddi […]”, è una bella immagine che richiama le scene da obitorio delle fiction americane: un distesa di corpi nascosti da una tela sintetica, solo i piedi sono visibili, e dall’alluce di ognuno è appeso il cartellino di riconoscimento. Su uno di quelli chiaro e distino si può leggere “Europa”.

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