L’effimero “SI'” anticrisi

27 novembre, 2016 § Lascia un commento

Nel pomeriggio avrei raggiunto volentieri Rimini per un concerto al teatro degli Atti, ma il traffico congestionato me lo ha impedito: impossibile trovare parcheggio, difficile perfino circolare in automobile. Non il concerto, ma altri eventi più vicini agli interessi del grande pubblico possono produrre questi picchi di traffico in alcune giornate. Dopo un paio di settimane come quelle che si prospettano a Rimini prossimamente, il centro ridiventerà normale in attesa di altri eventi futuri e di altri traffici creati ad arte per il pubblico. Spettacoli e fiere ripropongono lo stile di internet, dove il traffico è quello che conta. Il popolo dei like si nutre di eventi e di proposte sempre nuove, mentre il valore di un evento si misura con il numero dei clic.

Facciamoci coraggio, perché se non ci fosse il traffico di questi eventi, dovremmo mettere in conto una riduzione del PIL di uno zero virgola… Dunque siamo riusciti a tamponare almeno in parte la crisi strutturale della produzione di beni e di servizi grazie alle offerte effimere del tempo libero, al consumo di benzina, all’eccitazione dello shopping compulsivo. Tutti questi comportamenti giudicati negativi nella società di ieri, oggi sono incentivati come misure anticrisi, quasi come oro alla patria. Di crisi preferiamo non parlarne, perché siamo ormai abituati e perché ce la stiamo mettendo tutta per uscirne, tanto che pare di vederne ormai la fine. Ma gli eventi che la politica mette in campo per contrastare il fantasma della crisi non sono meno effimeri dello shopping e degli spettacoli di una città di mare. Il prossimo si chiama REFERENDUM costituzionale. La sera del 4 dicembre conteremo i clic ed i like del renzismo, in un polverone dove tutti diranno quello che vogliono, avendo smarrito la presa sulla realtà.

Ma prima che si accendano le luci di Natale, il paesaggio annebbiato dell’autunno ha qualcosa da raccontare riguardo a questa realtà. Caseggiati incompiuti e gru pericolanti punteggiano la campagna segnata dal consumo di territorio (non più veramente campagna, ma neppure città), dove le case vecchie e le case nuove sono in vendita dappertutto, coi numeri di telefono delle agenzie in bella mostra. L’industria edilizia si è fermata, le fondazioni bancarie non hanno più utili da ridistribuire e molte banche, coinvolte nei fallimenti dell’edilizia, sono in attesa di ricapitalizzazione: segnali sufficienti per affermare che la crisi del 2008 ha cominciato a mordere soltanto adesso, nel 2016. Dove ci portera? Non saprei, ma per non deprimere la situazione a molti sembra necessario dire che il nostro futuro dipende da una croce sul SI’. Almeno fino a Natale.

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Il presidente briscola

10 novembre, 2016 § Lascia un commento

Nel dizionario Inglese-Italiano leggo che la parola Trump significa briscola, asso, trionfo. Mai sottovalutare la forza dei nomi! Stamattina in tanti si disperano per la vittoria del presidente briscola dai capelli arancioni, che guiderà gli Stati Uniti d’America nei prossimi quattro anni. Ma gli Italiani dovrebbero esserne orgogliosi, avendo fatto scuola al nuovo corso americano almeno per un ventennio con l’esempio di Silvio Berlusconi.

Non ci resta che stare a guardare fino a che punto Donald Trump potrà remare contro le correnti inesorabili della globalizzazione. Se riuscirà davvero a trasformare gli Stati Uniti in un’isola protetta al centro del mondo, una grande Svizzera su scala continentale. Quando i flussi del mercato e le grandi migrazioni spingono in una direzione, alla politica rimane solo uno stretto margine di manovra. Le ideologie si riducono a slogan e le differenze fra destra e sinistra, fra repubblicani e democratici, si assottigliano nel polverone dell’emergenza.

Il nuovo presidente americano ha la priorità di farsi accettare da tutti e per questo e’ meno pericoloso di quel che sembrava. Un vincitore democratico sarebbe stato più libero di imporsi, quindi meno controllato, e forse paradossalmente più pericoloso nella polveriera dei conflitti globali dove l’intervento americano è d’obbligo. Vedremo se davvero Trump farà fare un passo indietro all’America. Vedremo presto se gli Stati Uniti rinunceranno al ruolo egemone di gendarmi del mondo che hanno avuto nel corso del Novecento. Forse è questo che gli Italiani e gli Europei temono di più: di non essere più protetti dall’America, di doversela cavare da soli nelle sfide di domani.

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