In fuga dalle fiere

25 ottobre, 2016 § 2 commenti

20161023_110700Nelle domeniche d’autunno ci sono dappertutto sagre e fiere ispirate ai tartufi, alle castagne e ad altre specialità locali. Difficile sottrarsi al richiamo di questi eventi, quando il tempo regala gli ultimi momenti di sole ed i colori della campagna brillano di giallo e di rosso, come se fosse un’altra primavera. C’è l’imbarazzo della scelta ed è più facile imbattersi in un evento, anziché in una tranquilla domenica di paese. La valle del Metauro è rinomata per le mostre del tartufo che si susseguono a Sant’Angelo in Vado nelle prime domeniche d’ottobre e poi si trasferiscono ad Acqualagna nel ponte dei Santi. Si capisce che il Tartufo bianco è un motore dell’economia locale. 20161023_110914Per un piatto di tagliatelle al tartufo domenica scorsa io e Giorgia andiamo ad Acqualagna, dove già fervono i preparativi della fiera nei tendoni che occupano lo spazio di un parcheggio, in attesa dell’evento della domenica dopo. Prenotiamo un tavolo del ristorante Braceria e ci accorgiamo che ad Acqualagna c’è poco da vedere prima di pranzo. Il museo archeologico è chiuso e a noi non resta che vagare nei dintorni, lungo la via Flaminia, alla ricerca dei resti della strada romana. Abbiamo già visto quel che c’è nei pressi dell’abbazia di San Vincenzo ed abbiamo capito cosa sono le sostruzioni ed i chiavicotti dell’antica Flaminia, muraglie ed archi di roccia tutt’altro che trascurabili, immersi nella campagna ai margini della valle. Questa antica via assumeva all’occorrenza l’aspetto di una diga, con il duplice scopo di garantire la mobilità stradale e di convogliare le acque, senza mai scavalcare, né forzare, le forme del paesaggio naturale.20161023_111015I resti romani rivelano una sensibilità costruttiva che la modernità autostradale ha dimenticato. Immersi nel verde, oppure sotto la strada attuale che ricalca l’antica, i muri di duemila anni fa sono sempre sorprendenti. Sulla scorta di due parole magiche (chiavicotto e sostruzione) ci lasciamo condurre dalla guida archeologica Laterza in una caccia al tesoro alle porte di Acqualagna, nei pressi del chilometro 243 della via Flaminia, dove però i resti di un chiavicotto sono nascosti da un rifacimento moderno. E’di certo più interessante l’altro, in località Smirra, di cui la guida Laterza non fa cenno, ma che il web indica come “il meglio conservato della Flaminia”, fornendo addirittura le coordinate GpS. Non avendo tempo per altre esplorazioni, andiamo a colpo sicuro fino a Cagli, per rifarci gli occhi sul bel Ponte Mallio. Ci sarà tempo per il vedere il Ponte Grosso (nei pressi di Cantiano) e le sostruzioni di Pontericcioli un’altra volta.

20160910_154956Il pranzo ad Acqualagna ha la gravità degli eventi domenicali, coi camerieri infiocchettati, le lunghe attese e la compagnia vivace di famiglie coi figli, nello spazio raffinato e piccolissimo di una saletta chiamata Furlo, che è arredata all’ultima moda con gusto minimal chic. La foto gigante della gola del Furlo disegna un’intera parete, ma non basta ad alleggerire la sensazione di chiuso. Una finestra piccola si affaccia su una via stretta, interrotta dai muri banali delle case di fronte con le tapparelle giù. Torno a respirare dopo pranzo, di nuovo in strada, in automobile verso Urbania. Nel torpore del primo pomeriggio le colline brillano fra il sole e le nuvole. Urbania dovrebbe essere la nostra meta del pomeriggio, ma è invasa da un traffico caotico ed è impossibile trovare parcheggio a causa delle bancarelle di un mercato, anzi di una “fiera delle donne” di cui ignoravamo l’esistenza. Passiamo oltre, in fuga dalle fiere, di là dal tartufo di Sant’Angelo in Vado, fino a Mercatello sul Metauro, dove il silenzio è carico di presenze e l’aria cristallina fa ormai presagire i paesaggi della Valtiberina.20161023_153124-1La piazza monumentale farebbe sospettare un centro abitato più popoloso, ma a Mercatello abitano solo millequattrocento persone, quasi tutte residenti entro il breve perimetro delle mura antiche, adagiate sul versante destro del Metauro. Un ponte medievale a due archi scavalca il fiume ed entra nel paese attraverso la piccola porta Metauro, in una cornice paesaggistica che pare una veduta del Settecento. Questo piccolo centro merita davvero il titolo di Bandiera Arancione, per la cura dell’arredo urbano, i dettagli di alcune vecchie imposte di legno e delle insegne dei negozi. Chi ci abita trova sempre un motivo per lamentare anche qui una certa dose di incuria, che in passato determinò alcuni furti di opere d’arte, la distruzione di un ponte romanico e perfino la demolizione del teatro settecentesco, trasformato in cinematografo negli anni del dopoguerra.20161023_153202Ma chi arriva fin qui nel breve intervallo di tempo di un pomeriggio festivo, in fuga dalle presenze rumorose delle fiere, trova un silenzio denso di immagini. Gli altari in penombra dei piccoli oratori di Santa Croce e Santa Chiara nascondono dietro i dipinti le macchine processionali di una devozione popolare, radicata nel tessuto sociale delle confraternite, che sono ancora oggi luoghi di potere. Un manichino di cuoio del milleduecento viene portato in processione il venerdì santo, mentre una Madonna coi capelli fluenti, vestita e svestita all’occorrenza come una bambola, troneggia sull’altare di un altro oratorio, nei pressi del cimitero, e protegge dai terremoti. Un sorprendente patrimonio pittorico cinque-seicentesco si lascia ammirare in silenzio negli altari della Collegiata e nei locali del museo di San Francesco, dove il pezzo forte è la famosa croce giottesca di Giovanni da Rimini, caposcuola della pittura riminese del Trecento. 20161023_170136

Annunci

Pubblicità ingannevole

20 ottobre, 2016 § 4 commenti

20161019_163019

Se le domande sono queste, voglio vedere chi avrà il coraggio di votare NO il 4 dicembre: soltanto gli autolesionisti, i “bastian contrario” e gli psicopatici, che tuttavia non sembrano pochi, dentro e fuori il parlamento. Vedremo chi avrà la forza di resistere allo slancio di una campagna referendaria dai toni apocalittici, come non se ne vedevano da parecchio tempo. Renzi o non più Renzi, this is the question! Il merito della riforma passa in secondo piano rispetto ai personalismi e ai dispetti. Se vince il NO torneranno davvero D’Alema & Berlusconi?

Nella battaglia finale Matteo Renzi gioca a “Lascia o raddoppia” col volto smagliante di Ronald McDonald, che stende un sorriso caricaturale sulle peggiori schifezze da fast food. Promesse sempre più mirabolanti accompagneranno gli Italiani verso la data fatidica del referendum: nuovi posti di lavoro nel pubblico impiego, abolizione di Equitalia e abbracci con Obama. Cosa volete di più? Neanche Berlusconi era arrivato a tanto.

La situazione è straordinaria, per questo non c’è tempo per gli interventi strutturali. Facciamo dunque leva sui bonus: cinquecento euro di qua, ottanta euro di là, spalmati come nutella in faccia ai bambini. Anche gli immigrati avranno diritto ad un bonus, che arriverà subito nelle casse dei comuni disposti ad accoglierli, sgravando lo stato da una patata bollente. Il valore di ogni immigrato si misura in Cinquecento Euro una tantum, che andranno ad ossigenare le amministrazioni locali in rosso. I comuni che non li accettano saranno costretti ad applicare nuove tasse. Dico bene? Bonus una tantum, fuori dalla legge di stabilità, per pagare le spese ordinarie dei comuni. Non ci era bastato Craxi. Dopo aver ipotecato il futuro con il debito pubblico, ora aggiungiamo l’ipoteca del conflitto sociale sui giorni che verranno.

La guerra probabilmente è già scoppiata, a bassa intensità, come un assedio silenzioso. Quando conteremo i morti, non sapremo spiegare come è cominciata e neanche perché, come sempre quando comincia una guerra, forse a causa di un eccesso di confidenza che inganna la visione del futuro. La democrazia non è migliore delle oligarchie o delle dittature, se assume il volto autoritario di una minoranza che vuole imporsi a tutti i costi. In una democrazia mediatica, come in una dittatura, il miglior destino cui può ambire la libertà è di starsene in disparte.

Toccafondi?

13 ottobre, 2016 § Lascia un commento

Nella prima pagina del Carlino di stamattina ho letto la polemica sui compiti a casa ed ho visto anche l’intervento del sottosegretario all’istruzione, Gabriele Toccafondi, che promette una scuola senza bocciature, senza voti e senza studio. Dunque una scuola senza scuola, con animatori al posto degli insegnanti. Chi volesse ancora un’istruzione, può andarsela a cercare a pagamento, privatamente. Per tutti gli altri c’è la grande animazione, la scuola dell’infanzia protratta fino alla maggiore età. Cosa vuoi fare da grande? L’animatore scientifico!

Toccafondi, non c’era bisogno di un cognome così esplicito per rammentare il destino della scuola pubblica. Non so quali altri meriti abbia questo giovane fiorentino amico di Renzi, ma certamente ha il pregio della schiettezza. Nomen omen, dunque non fatevi illusioni. Presidi, professori e studenti, il vostro destino scolastico è scritto a chiare lettere nel nome di chi vi dovrebbe guidare. Affrettatevi senza indugio. Quando avrete toccato il fondo, potrebbe arrivare il sottosegretario Scavagiù.

Rissa referendaria

11 ottobre, 2016 § Lascia un commento

Mancano due mesi alla data fatidica del referendum costituzionale e lo scontro politico assomiglia già ad una rissa, dove ci si azzuffa tutti contro tutti, perché ciascuno ha qualcosa da rivendicare e crede che il quattro dicembre arrivi la resa dei conti. Ma prima delle feste di Natale ci sarà un giudizio poco universale: sarà solo l’inizio della scazzottata dove tavoli e sedie voleranno a destra e a sinistra, come nei film di Bud Spencer.

Conosco ormai solo gente che vuole votare NO. Quelli che voteranno SI, dicono di farlo non per ragioni di principio, ma per motivi di bottega: perché temono l’aumento dei tassi di interesse bancari ed i contraccolpi economici che potrebbero ostacolare la crescita del PIL. O perché temono il ritorno della vecchia guardia del PD: il SI sarà un altro dispetto per Bersani & D’Alema che Renzi ha congelato in soffitta. Senza scendere nel merito della riforma del senato, né in quello della riforma elettorale che sono oggettivamente fatte male, vorrei sapere se, vincendo i NO, peggioreremo davvero la nostra situazione.

Mi piacerebbe fare questo esperimento, un esperimento scientifico dove l’Italia viene divisa in due, con il SI che vince da una parte, il NO dall’altra. Sono certo che non ci sarebbe nessuna differenza sostanziale. Uno “zero virgola” di PIL si confonde con l’errore sperimentale. Solo la faccia di Renzi avrebbe un aspetto diverso, più tracotante nella metà dove vince il SI. Sono ormai tre anni che imperversa senza freni, ed è inevitabile che questo plebiscito lo riguardi in prima persona. In tanti voteranno NO, solo per abbassargli la cresta.

Intanto la propaganda di governo è già all’opera e chiede ai padri di famiglia di mettersi una mano sul cuore, in nome delle future generazioni, perché il NO sarebbe un passo indietro di trent’anni. Se penso a come stavamo meglio trent’anni fa, mi verrebbe da gridare subito NOOOOO! Chi rievoca il passato degli anni Ottanta per fare paura, non ha ben chiaro dove siamo caduti nel frattempo. Durante la rissa continueremo a ballare, a cantare e a suonare su un pavimento sempre più fragile, come gli aristogatti di Walt Disney, che alla fine si ritrovano in strada, ma non perdono il buon umore.

Sì, no, forse

3 ottobre, 2016 § Lascia un commento

Caro Renzi, dopo la vittoria di Napoleone ad Austerlitz ci fu la campagna di Russia, con le note conseguenze. Chi si atteggia da Napoleone, dovrà fare i conti prima o poi col gelo del generale inverno in una battaglia di cui sottostima la portata. E il referendum costituzionale assomiglia già ad una campagna di Russia per il nostro napoleonico primo ministro, che sbraita a tutto campo e non distingue più i nemici veri dai falsi amici.

Muoversi in difesa dopo essere stati all’attacco, nelle guerre come in politica, è spesso l’annuncio di una sconfitta. Se torna d’attualità il ponte sullo stretto come rimedio di tutti i mali che affliggono la penisola, significa che non ci sono altri colpi in canna e la pistola ha fatto cilecca. Se poi occorre demonizzare gli avversari, vuol dire che le proposte non hanno ottenuto abbastanza consenso in virtù della loro forza, e per reggere lo scontro bisogna far leva su istinti poco nobili.

E’ ingenuo pretendere il consenso senza negoziazione, soprattutto dagli Italiani, che hanno una spiccata vocazione per i distinguo ed hanno sempre bisogno di dire l’ultima parola. Se l’unica occasione che rimane è quella di un referendum, è ovvio che diranno NO, tanto per cominciare. Chi si mette a capo di questo popolo gioviale e rissoso dovrebbe sapere che “governare gli italiani non è difficile, ma inutile”. Tanto protagonismo nasconde un vano esercizio di potere. Troppo decisionismo produce narrazioni irreali, che ritornano al mittente diritte nei denti, quando la realtà riaffiora inesorabile.

A conti fatti, il nostro destino non sarebbe stato molto diverso se la campanella del primo ministro fosse rimasta nelle mani di Enrico Letta il 22 febbraio 2014. Ci sarebbe stato di certo meno polverone, ma uno zero virgola di PIL l’avremmo apprezzato di più senza tanto rumore.

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per ottobre, 2016 su ...I've got a project!.