Fine estate in Val Venosta

3 settembre, 2016 § Lascia un commento

20160826_155049Nessun traffico di migranti si vede ancora in Val Venosta, lungo l’alto corso dell’Adige, né verso il confine svizzero dei Grigioni, né verso quello austriaco di Resia, nonostante la valle sia ampia, luminosa e coi meli piantati dappertutto. Le strade modellano quasi sempre la percezione della geografia. La valle che da Bolzano risale le Alpi verso il Brennero si restringe e fa sembrare arduo l’arrivo in Austria. Ma la ferrovia e l’autostrada hanno trasformato la valle dell’Isarco in una strada maestra, rendendo secondario il fondovalle dell’Adige che devia verso occidente e sembra perdersi inutilmente fra le alte vette dell’Ortles e le altre montagne del crinale alpino. La geografia dei migranti ha ancora la forma scarna di una intelaiatura di autostrade e di linee ad alta velocità, interrotte dai confini di stato e dalle proteste in TV. La provincia autonoma di Bolzano ha acquistato tende e container, per affrontare un eventuale blocco austriaco del Brennero, che nei prossimi giorni potrebbe diventare concreto. L’antica via Claudia Augusta potrebbe allora tornare d’attualità nella storia delle migrazioni, come diversivo nell’alto Adifge, fra alberi di mele, ferrovie ecologiche e turisti in bicicletta.20160826_152320La val Venosta sembra difendersi bene dai rischi del futuro, con un robusto equilibrio di agricoltura, industria e turismo (anche grazie al sostegno economico della provincia autonoma) ben integrati in un paesaggio invidiabile. La ferrovia che collega Merano a Malles è stata riattivata nel 2005 dall’azienda di trasporto locale, dopo quindici anni di dismissione di Trenitalia. Corre accanto al fiume, vicino alla strada ed alla pista ciclabile in uno spazio ristretto dove la convivenza di queste quattro entità non genera attriti ma si armonizza come in un plastico ferroviario. Le stazioni in rapida successione sembrano quelle di una metropolitana di campagna e fanno credere che questa integrazione fra mobilità veloce e dolce, fra produzione e servizi, sia in fondo a portata di mano. Dovrebbe essere questo il modello di sviluppo dell’Italia, invece veniamo a cercarlo in vacanza, per fotografarlo e lasciarci stupire alla fine dell’estate, in un angolo stretto fra Svizzera e Austria.20160826_121557E’ strano che lungo la via Claudia Augusta non ci siano tracce visibili di costruzioni d’epoca romana, tanto più se si considera l’eccezionale stato di conservazione delle piccole chiese medievali coi campanili di pietra, alcune addirittura d’età carolingia, con le pareti dipinte milleduecento anni fa. Gli storici dell’arte riconoscono fra la Val Venosta e la valle svizzera di Munstair gli esempi più interessanti di pittura dell’epoca di Carlo Magno, ma non hanno molto da aggiungere ad un generico stupore per le tecniche varie e creative, niente affatto schematiche, di derivazione romana, forse orientale, che hanno molti tratti in comune con quelle dei codici miniati. Nella chiesa del Monastero di San Giovanni a Munstair, pochi chilometri di là dal confine Svizzero, c’è il ciclo pittorico più vasto. Qui i colori riempiono le figure, coi toni sfumati tendenti al giallo e all’ocra, come nei dipinti romani. Il volto scuro di Cristo sembra un’apparizione ultraterrena, incorniciato da complesse geometrie. Le successive pitture romaniche che si sovrappongono alla base dell’abside brillano, a confronto, di un’insolita modernità e paiono quasi fumetti.20160827_150946In val Venosta le piccole chiese di San Benedetto a Malles e di San Procolo a Naturno sono poco più che capanne, ma vengono alla ribalta per altri cicli pittorici d’età carolingia scoperti durante il Novecento. Qui le tinte omogenee della pittura classica cedono spazio al disegno dei miniatori, con narrazione delle storie di Davide e di Santo Stefano, a Malles come a Munstair, e l’immagine del vescovo Procolo in fuga, come se fosse in altalena, a Naturno. E’ difficile pensare che ai tempi di Carlo Magno le chiese decorate fossero solo in Val Venosta e a Munstair, ma è ancora più difficile spiegare come mai quest’arte si sia conservata soltanto qui.20160826_115855

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