British Museum

9 agosto, 2016 § Lascia un commento

20160730_172149Fiumi di persone invadono i grandi musei di Londra, dove si entra gratis, ma un caffé costa tre pounds e un bicchier d’acqua due. Per vedere tutto quello che c’è, di caffé se ne beve più d’uno e in tanti si mettono in fila per noleggiare un’audio guida, che costa come un biglietto. Nei musei londinesi si pagano i servizi, anziché le tasse d’ingresso, e si lascia al buon cuore dei visitatori l’offerta volontaria di 5 pounds, da infilare nelle casse di plexiglass  messe davanti alla porta come in chiesa. Se le collezioni sono un dono, i doni non si pagano, si ricambiano. Quando funziona, la cultura assomiglia ad una religione. Ma se i musei diventano intrattenimento, il gioco non è più lo stesso ed il biglietto bisogna pagarlo, come al luna park. Il British Museum di Londra si colloca al disopra di ogni sospetto di intrattenimento culturale e la gran massa di visitatori contempla i vecchi allestimenti delle collezioni in modo attento (o distratto) come in chiesa a Natale, senza pretendere il restyling delle mostre contemporanee.20160730_163920Nelle sezioni archeologiche del British Museum vedo addirittura più gente di quanta ce n’è alla National Gallery, dove i dipinti esercitano comunque una forte attrazione sui visitatori, che vengono qui a vedere soprattutto Leonardo, Caravaggio e Vermeer. Le opere di Piero della Francesca non sembrano più di tanto attrattive per il grande pubblico, collocate nell’ultima sala del moderno ampliamento dedicato ai “primitivi”, brillano di un fascino esoterico, con al centro il battesimo di Cristo. Per il grande pubblico i quadri sono più facili da capire dei cocci e delle pietre. Dunque non so spiegare il successo clamoroso del British Museum, che è in fondo un museo archeologico, legato a criteri espositivi tradizionali densi e complessi. Le immagini di cui si nutre la curiosità qui sono nascoste nelle minute decorazioni del vasellame antico, dai tempi della città di Ur, e nei rilievi incisi sulla pietra dei lunghi corridoi di Ninive e di Nimrud.20160730_122636Le scene della caccia al leone sono eccezionali, narrate come un film dell’ottavo secolo avanti Cristo, davanti alle quali, tuttavia, il pubblico non si ferma a lungo. La folla si accalca di fronte alle mummie e davanti all’enigmatica stele di Rosetta, collocata al centro del salone egizio, autentico feticcio della nostra civiltà. Ma altri visitatori guardano la copia della medesima stele, messa al centro della grande biblioteca dell’Illuminismo, e la fraintendono come se fosse un pezzo originale. Le sculture classiche del Partenone sono troppo frammentarie per trasmettere il fascino che dovevano avere da nuove, ma racchiudono i significati di una storia millenaria ed è per questo che bisogna vederle. Venire al British Museum è come bagnarsi nel Gange. Per chi è cresciuto in Occidente, ha lo stesso valore di un pellegrinaggio alla Mecca per un Musulmano. Il British Museum è già un obiettivo sensibile della società mediatica occidentale. Non capita a tutti i musei di diventarlo ed è pressoché impossibile che succeda ad un altro museo archeologico. C’è da chiedersi se tanto successo sia veramente indice di religiosità, o sia solo una forma di superstizione. Comunque nessuno sembra lamentarsi dell’allestimento. L’ordine antiquato del British Museum non imbarazza né i curatori, né i visitatori.20160730_170210

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