Luci e ombre in cappella Sistina

11 giugno, 2016 § 1 Commento

Non ero sicuro di riuscirci, ma ci tenevo davvero. Sebbene in ritardo, giovedì mattina ho trovato un varco fra le improrogabili scartoffie scolastiche di fine anno ed in meno di tre ore ho raggiunto la stazione di Orte, da dove al volo sono arrivato a Roma sull’Intercity delle 14 e 45. La giornata di studio su Michelangelo volgeva ormai al termine, ma c’erano ancora alcuni appuntamenti importanti, di quelli memorabili: il concerto nella pinacoteca vaticana e la visita della cappella Sistina, con Antonio Paolucci e l’amico Tommaso Casini, che ha ideato e curato questa originale iniziativa dedicata al successo mediatico degli affreschi di Michelangelo.

Quando mi presento davanti alla porta dei musei vaticani sono ormai le quattro del pomeriggio, ma nella sala conferenze c’è ancora parecchio fervore intorno alle figure michelangiolesche che sembrano essersi moltiplicate esponenzialmente, prima nella carta stampata, poi nel cinema e infine nel web, come icone di un immaginario collettivo che vive da decenni in autonomia, lontano dai supporti originali che l’hanno generato. Il pubblico anziché diminuire al termine della giornata affolla sempre di più la sala, dove è difficile sedersi, in attesa del concerto fuori orario con musiche di Shostakovich e poesie di Michelangelo Buonarroti -tanto per rimanere in tema- nella sala di Raffaello della pinacoteca vaticana. Una cornice di Grande Bellezza, dove alla fine del concerto non mi stupirei di incontrare Toni Servillo nei panni di Jep Gambardella fra il pubblico stordito, in disordine lungo le gallerie verso la Sistina. La luce della sera filtra dalle finestre aperte e getta squarci di familiarità sulle teche contenenti i monili tardo-antichi, sulle carte geografiche, sulle sculture e sui candelabri che raccontano storie millenarie. La visita fuori orario illude forse d’essere per una volta ospiti, protagonisti di qualità, estranei al solito mercato turistico. Ma basta poco per accorgersi che la politica dei giacimenti culturali non lascia scampo. Dentro la cappella Sistina siamo solo comparse nel castello incantato del mago Paolucci.

Entrando dalla piccola porta d’accesso, la volta appare altissima e non è facile per gli occhi farsi largo in tanta proliferazione iconografica. Cinquant’anni fa perfino il grande Carlo Ludovico Ragghianti faceva notare quant’era difficile orientarsi nella cappella Sistina: disegnando sul pavimento i movimenti degli spettatori si avrebbe l’effetto di innumerevoli ghirigori, andirivieni, casualità… si avrebbe immediatamente l’impressione che la gente non riesce a vedere, fissa qualche punto qua e là, smette, trapassa, con una sintomatica sconnessione. Non dimentichiamolo: la cappella Sistina non è stata decorata per il piacere dei turisti asiatici o americani, ma per i lunghi silenzi dei cardinali in conclave, per le solitarie meditazioni di chi dal conclave esce vincitore. E’ vero che l’uso delle immagini michelangiolesche ha preso un’altra direzione, essendo tali immagini ora accessibili al grande pubblico su supporti di immediata fruizione. Forse per questo lo sconcerto è ancora maggiore, quando gli occhi faticano ad isolare nella volta le icone pop della creazione e del peccato originale, le vedono storte, girate a rovescio e sotto l’assedio di altre figure che giganteggiano intorno. La densità iconografica è altissima e fa sembrare l’intera decorazione un magazzino di immagini, come una dispensa carica di alimenti che vanno scelti, assaggiati e riposti, prima di passare ad altro. Solo così si evita l’indigestione.

Un giusto piano di illuminazione aiuterebbe a vedere, ad orientarsi, a mettere ordine fra tante visioni. Con la luce si potrebbe fare quello che suggeriva Carlo Ludovico Ragghianti: stendere sul pavimento un tappeto che indichi ai visitatori il percorso da seguire… con soste autorizzate. Con un’opportuna illuminazione si potrebbero raccontare storie, disporre in sequenza le immagini della creazione, o narrare le vicende esecutive degli affreschi. Le luci della Sistina dovrebbero funzionare come il proiettore di un planetario. Purtroppo non vedo niente di tutto ciò, giovedì 9 giungno 2016, al termine della giornata di studio Tradurre Michelangelo della Sistina che prende spunto dal nuovo impianto di illuminazione allestito un paio di anni fa. Dopo l’accensione di una tenue luce che pare naturale, c’è solo l’effetto banale dei faretti bianchi sparati verso il basso, forse adatti ad illuminare lo scrutinio di un conclave, ma non gli occhi dei cultori dell’arte. Sotto i corpi contriti dei dannati del giudizio universale, queste luci sembrano messe lì per dire: “non ti curar di loro ma guarda e passa”. Nella Sistina si accalca sempre troppa gente ed è meglio se i visitatori scorrono in fretta. E’ la Grande Bellezza dei giacimenti culturali.

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§ Una risposta a Luci e ombre in cappella Sistina

  • […] Giovedi’ 9 giugno al termine delle riunioni scolastiche sono partito in auto ed ho raggiunto la stazione di Orte per arrivare a Roma e nei musei vaticani prima della fine del convegno dedicato alle rappresentazioni mediatiche della Cappella sistina, organizzato da Tommaso con il Mibact, i musei vaticani e l’universita’ IULM. Ho ascoltato gli ultimi interventi, il concerto di Shostakovich sulle poesie di Michelangelo per piano e baritono nella pinacoteca vaticana. Infine alle 19 visita alla Cappella Sistina. Ne parlo diffusamente nel Project! […]

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