In cima all’estate

29 giugno, 2016 § Lascia un commento

20160629_111911Una delle tracce che ho seguito in questo blog è quella delle stagioni e del tempo scandito dai santi del calendario. E’ una traccia che riemerge di tanto in tanto, soprattutto al cambio di stagione. Oggi ricorre la solennità dei Santi Pietro e Paolo e mi par d’essere in cima all’estate. Prima che il caldo invada definitivamente l’orizzonte, gli ultimi giorni di giugno dipingono il cielo di un azzurro intenso e regalano alla terra i colori forti dei campi accesi di verde e di giallo, che splendono al passaggio della mietitrebbia: sensazioni e stati d’animo potenti, che illudono forse d’essere al centro del tempo e dello spazio. L’ultima decade di giugno è un rito di passaggio segnato dal sole alto a mezzogiorno, dal mare limpido all’inizio della stagione, dall’eco dei concerti di Ravenna. Un rito che si rinnova alla fine della scuola: dopo mesi e mesi di lavoro, le costruzioni della mente evaporano al sole. Forse non c’è niente di nuovo da aggiungere.

 

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Tre pensieri impolitici dopo il voto

20 giugno, 2016 § Lascia un commento

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ROMA e TORINO. Fora lo schermo il sorriso delle donne sindaco che hanno surclassato il giovanilismo del PD a Roma e a Torino. Coi bilanci in profondo rosso, se vincono i 5 stelle significa che è rimasto ben poco da rubare. Ma l’opposizione si farà valere prima o poi ribaltando il tavolo, a colpi di denunce, sfiduce e commissariamenti. Da un po’ di tempo le amministrazioni locali non sono più teatri di fair play.

RAVENNA. E’ stata una fortuna per il giovanissimo Michele de Pascale, giovane vecchio del partito romagnolo di governo, l’uomo giusto al posto giusto -sindaco di Ravenna- primo della fila fra i notabili del partito. Lo ricordo a Cervia dieci anni fa, corteggiato dalle vecchie volpi del PD che avevano fiutato in lui le qualità giuste per la corte di Galla Placidia. Lo ricordo quando venne ad ascoltare Renzi, che non piaceva tanto ai democratici di allora, lontano, in disparte. Vedremo di quali equilibrismi sarà capace adesso. Visto che parliamo di Ravenna, diciamo pure bizantinismi.

CESENATICO. Peccato per l’amico Roberto Buda, col quale ho condiviso l’improbabile  destino di insegnante di matematica laureato in fisica a Cesenatico. La sfida dell’ex sindaco in guerra contro tutti si è conclusa al ballottaggio. Una prova di ingegno e di valore, che è servita almeno a riabilitarlo dalle persecuzioni di fine mandato. Temo che se avesse vinto Buda, l’ira del PD avrebbe travolto le istituzioni e la città intera. Se ami Cesenatico, dunque, meglio aver perso.

Luci e ombre in cappella Sistina

11 giugno, 2016 § 1 Commento

Non ero sicuro di riuscirci, ma ci tenevo davvero. Sebbene in ritardo, giovedì mattina ho trovato un varco fra le improrogabili scartoffie scolastiche di fine anno ed in meno di tre ore ho raggiunto la stazione di Orte, da dove al volo sono arrivato a Roma sull’Intercity delle 14 e 45. La giornata di studio su Michelangelo volgeva ormai al termine, ma c’erano ancora alcuni appuntamenti importanti, di quelli memorabili: il concerto nella pinacoteca vaticana e la visita della cappella Sistina, con Antonio Paolucci e l’amico Tommaso Casini, che ha ideato e curato questa originale iniziativa dedicata al successo mediatico degli affreschi di Michelangelo.

Quando mi presento davanti alla porta dei musei vaticani sono ormai le quattro del pomeriggio, ma nella sala conferenze c’è ancora parecchio fervore intorno alle figure michelangiolesche che sembrano essersi moltiplicate esponenzialmente, prima nella carta stampata, poi nel cinema e infine nel web, come icone di un immaginario collettivo che vive da decenni in autonomia, lontano dai supporti originali che l’hanno generato. Il pubblico anziché diminuire al termine della giornata affolla sempre di più la sala, dove è difficile sedersi, in attesa del concerto fuori orario con musiche di Shostakovich e poesie di Michelangelo Buonarroti -tanto per rimanere in tema- nella sala di Raffaello della pinacoteca vaticana. Una cornice di Grande Bellezza, dove alla fine del concerto non mi stupirei di incontrare Toni Servillo nei panni di Jep Gambardella fra il pubblico stordito, in disordine lungo le gallerie verso la Sistina. La luce della sera filtra dalle finestre aperte e getta squarci di familiarità sulle teche contenenti i monili tardo-antichi, sulle carte geografiche, sulle sculture e sui candelabri che raccontano storie millenarie. La visita fuori orario illude forse d’essere per una volta ospiti, protagonisti di qualità, estranei al solito mercato turistico. Ma basta poco per accorgersi che la politica dei giacimenti culturali non lascia scampo. Dentro la cappella Sistina siamo solo comparse nel castello incantato del mago Paolucci.

Entrando dalla piccola porta d’accesso, la volta appare altissima e non è facile per gli occhi farsi largo in tanta proliferazione iconografica. Cinquant’anni fa perfino il grande Carlo Ludovico Ragghianti faceva notare quant’era difficile orientarsi nella cappella Sistina: disegnando sul pavimento i movimenti degli spettatori si avrebbe l’effetto di innumerevoli ghirigori, andirivieni, casualità… si avrebbe immediatamente l’impressione che la gente non riesce a vedere, fissa qualche punto qua e là, smette, trapassa, con una sintomatica sconnessione. Non dimentichiamolo: la cappella Sistina non è stata decorata per il piacere dei turisti asiatici o americani, ma per i lunghi silenzi dei cardinali in conclave, per le solitarie meditazioni di chi dal conclave esce vincitore. E’ vero che l’uso delle immagini michelangiolesche ha preso un’altra direzione, essendo tali immagini ora accessibili al grande pubblico su supporti di immediata fruizione. Forse per questo lo sconcerto è ancora maggiore, quando gli occhi faticano ad isolare nella volta le icone pop della creazione e del peccato originale, le vedono storte, girate a rovescio e sotto l’assedio di altre figure che giganteggiano intorno. La densità iconografica è altissima e fa sembrare l’intera decorazione un magazzino di immagini, come una dispensa carica di alimenti che vanno scelti, assaggiati e riposti, prima di passare ad altro. Solo così si evita l’indigestione.

Un giusto piano di illuminazione aiuterebbe a vedere, ad orientarsi, a mettere ordine fra tante visioni. Con la luce si potrebbe fare quello che suggeriva Carlo Ludovico Ragghianti: stendere sul pavimento un tappeto che indichi ai visitatori il percorso da seguire… con soste autorizzate. Con un’opportuna illuminazione si potrebbero raccontare storie, disporre in sequenza le immagini della creazione, o narrare le vicende esecutive degli affreschi. Le luci della Sistina dovrebbero funzionare come il proiettore di un planetario. Purtroppo non vedo niente di tutto ciò, giovedì 9 giungno 2016, al termine della giornata di studio Tradurre Michelangelo della Sistina che prende spunto dal nuovo impianto di illuminazione allestito un paio di anni fa. Dopo l’accensione di una tenue luce che pare naturale, c’è solo l’effetto banale dei faretti bianchi sparati verso il basso, forse adatti ad illuminare lo scrutinio di un conclave, ma non gli occhi dei cultori dell’arte. Sotto i corpi contriti dei dannati del giudizio universale, queste luci sembrano messe lì per dire: “non ti curar di loro ma guarda e passa”. Nella Sistina si accalca sempre troppa gente ed è meglio se i visitatori scorrono in fretta. E’ la Grande Bellezza dei giacimenti culturali.

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