La scuola che finisce (sempre prima)

29 Mag, 2016 § 1 Commento

Sembra che la scuola finisca sempre prima e quest’anno nella nostra regione finirà il 6 giugno, addirittura di lunedì. A chi si domanda che senso abbia cominciare una nuova settimana per stare sui banchi soltanto un giorno, suggerisco di spostare l’attenzione altrove e di non fare domande inutili. La razionalità è diventata fuorviante, non solo a scuola, e chi si appella ad un ragionamento coerente rischia l’esclusione sociale. La razionalità è un pregiudizio del secolo scorso, di tanto in tanto cerca di rialzare la testa, ma invano. Non sarebbe stato male prolungare il calendario scolastico fino al quindici giugno come si faceva un po’ di anni fa, in cambio di qualche giorno di vacanza in più a Pasqua o a carnevale. Ma durante l’inverno non è prioritario allentare la corsa furiosa degli studenti alle prese con un’agenda inverosimile di impegni scolastici e sportivi. La scuola deve finire con un conto alla rovescia da gridare ad alta voce, un urlo liberatorio che cede il passo alla corsa delle vacanze e di altre economie. Qualche giorno d’estate in più vale uno “zero virgola” di PIL delle vacanze, e la scuola deve fare la sua parte, finendo il prima possibile.

Se quest’anno sembra strano concludere la scuola di lunedì, l’anno prossimo sarà ancora più strano andare a scuola nei lunedì prefestivi del 31 ottobre e del 30 aprile. il calendario scolastico regionale non deroga dal doppio obbligo di produttività: 205 giorni di lezioni, da concludere improrogabilmente entro il 7 giugno. Non c’è tempo da perdere: buona rincorsa.

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I voti di chi insegna

15 Mag, 2016 § Lascia un commento

Insegnare e valutare sono azioni molto diverse che per consuetudine si sovrappongono nel mestiere dell’insegnante come facce della stessa medaglia. Per lasciare il segno negli studenti è necessario mettersi nei loro panni, bisogna fare il tifo per i propri allievi esaltandone i punti di forza senza drammatizzare le difficoltà. Poi arriva la valutazione, che dovrebbe essere il trionfo della razionalità oggettiva. Ma alla fine dell’anno scolastico le emozioni fanno corto circuito, perché chi valuta e chi insegna è sempre la stessa persona. Nel valutare gli allievi, l’insegnante valuta sempre se stesso.

Col mese di giugno ormai alle porte penso che la scuola funzionerebbe meglio se gli insegnanti scegliessero da che parte stare: formatori da una parte, valutatori dall’altra. E’ già così nel mercato delle certificazioni, ma la scuola va in un’altra direzione. Nessuno oserebbe invischiarsi in una riforma del genere, visto che il mestiere dell’insegnante assomiglia sempre di più a quello dell’animatore. Però gli insegnanti devono misurarsi coi criteri di autovalutazione in questa scuola che assomiglia ad un dopo-scuola, centro estivo anche d’inverno, dove i contenuti disciplinari piovono, nevicano, a volte grandinano sulla testa dei ragazzi, senza produrre conseguenze apprezzabili.

Nell’attesa della certificazione delle competenze, dove gli alunni saranno giudicati tutti OK, ciascuno al proprio livello, che senso ha bocciare? Più o meno bravi, ma tutti promossi, anche chi insegna.

In bicicletta

10 Mag, 2016 § Lascia un commento

Ho impiegato un po’ di tempo, ma ce l’ho fatta: ho comprato la bici nuova! Ha il telaio CUBE adatto alla salita e nel complesso ha l’aria sostenuta delle bici nate per imprese serie, coi parafanghi, però, perché non voglio rinunciare alla libertà del ciclista di mezz’età, che usa la bicicletta per andare in piazza la domenica mattina anche se piove. Avevo deciso di comperarla già alla fine dell’estate scorsa, ma ho aspettato la bella stagione per tradurre le intenzioni in fatti. Nel frattempo non ho avuto bisogno di disfarmi della vecchia bici Vicini del 2002 che usavo fino a pochi mesi fa, perché qualcuno si è dato da fare durante l’inverno, tagliando il lucchetto nel cortile di casa, nonostante fosse ormai cigolante, col cambio instabile ed il telaio arrugginito. Che sia successo proprio adesso è un segno del destino, o forse solo segno dei tempi. Tant’è che ho comprato un lucchetto nuovo per la nuova bici, settanta euro di spesa, un autentico investimento che dovrebbe salvaguardarmi dal rischio delle tenaglie, ma non da quello delle attrezzature professionali. Fra le professioni emergenti sta avendo un particolare successo quella di ladro di biciclette, non per nostalgia del neorealismo, ma per spirito degli affari: nessun rischio ed il bottino è sempre a portata di mano. Così ho deciso di mettere la bici nuova fra il tavolo della cucina e la porta del terrazzo. Non sfigura come oggetto di arredo dentro casa, ma è all’aperto che funziona. La pedalata fluida risveglia istinti arcani e rimette in moto il desiderio di stare in sella con lo sguardo sui paesaggi vicini e lontani, il naso negli odori della campagna mentre la brezza calda incontra quella fresca, di filare in filare, fra la pianura e il mare. Avevo dimenticato il potere che ha la bicicletta di riequilibrare i pensieri, di far circolare le idee, di ampliare l’orizzonte. Mentre il corpo si accanisce sui pedali, la mente è libera di vagare… qualcosa di congeniale allo spirito di questa terra romagnola, dalla quale non riesco a sottrarmi.

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