La finestra della scuola

28 aprile, 2016 § Lascia un commento

Mi sono sempre piaciute le cose di contorno, le voci di sottofondo e le sfumature del paesaggio. Adesso che trascorro le mattine nelle aule di una scuola media, fra le colline, la pianura e il mare, guardo spesso l’orizzonte dalle finestre al secondo piano. Fra le case affiora a tratti la pianura piatta, tagliata dalle prospettive dei fossi e dei frutteti, che nella bella stagione brulicano di aromi e di colori nuovi. I campanili di campagna spuntano sull’orizzonte e a mezzogiorno fanno sentire le campane, se le finestre sono aperte. Più lontano credo di vedere il grattacielo di Milano Marittima, ma i ragazzi di seconda media non si lasciano convincere facilmente, che sia facile vedere Milano Marittima dalle finestre della loro scuola.

Il paesaggio è diverso se guardo dalla parte opposta, dove il profilo ondulato delle colline si allarga verso ovest nel doppio colle di Bertinoro prima di scomparire in pianura. La luce del sole fa brillare le cime dove vedo il castello di Longiano e l’abbazia del Monte di Cesena. Da parecchio tempo ormai il potere non costruisce più monumenti in vetta alle colline come rifinitura del paesaggio naturale. L’Abbazia di Cesena è sempre lì, ma per vederla ci vuole attenzione, perché si è persa fra mille costruzioni moderne che confondono il paesaggio. Serve impegno per non vedere i capannoni sparsi, le palazzine che hanno colonizzato la campagna fin sui pendii, condomini mascherati da villette dove abita chi non è abbastanza ricco, ma non è povero.

Davanti a questo orizzonte si alza ad un tiro di schioppo il muro del cimitero. L’ingresso delle medie è proprio davanti. Nessun moderno piano regolatore tollererebbe una vicinanza del genere, presi come siamo dalla rimozione della morte, soprattutto dall’orizzonte giovanile. L’insolita vicinanza si spiega in fretta: prima di diventare scuola, il nostro edificio ospitava il seminario missionario religioso, destinazione in origine consona alla vicinanza dei vivi con i morti. Ma adesso i funerali del mattino distraggono gli studenti delle medie. Quando verso le dieci arriva un corteo funebre, devo abbassare le tapparelle per farli stare a sedere. In classe ogni pretesto è buono per interrompere la lezione, anche un funerale. Fuori dai vetri un viale di cipressi corona gli sguardi vispi e distratti degli alunni di prima media, col sole e con la pioggia, col vento e con la nebbia. Il paesaggio vicino è contraddittorio, ma non più strano di altre cose a scuola. Meglio alzare gli occhi. Basta poco.

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