Il vento di Avignon

1 aprile, 2016 § Lascia un commento

2016-03-24 15.13.23Lungo il Rodano fra Arles ad Avignone il paesaggio cambia in fretta. Le Alpilles sembrano montagne, ma sono solo piccole colline rocciose che spuntano dalla pianura e tengono lontano dal mare l’altro grande fiume provenzale – la Durance – che si getta nel Rodano alle porte di Avignone. Il monte Ventoso comincia a profilarsi all’orizzonte con la caratteristica forma appuntita su cui convergono le montagne azzurre dell’alta Provenza. L’eco letterario di Francesco Petrarca, che ha tormentato intere generazioni di liceali italiani, risuona nei nomi delle località di quest’angolo di Francia. Noves dovrebbe essere il paese natale di Laura, mentre Fontaine de Vaucluse, nelle colline che fanno da quinta al fiume Durance, è il luogo delle sorgenti che ispirarono le chiare, fresche, dolci acque.2016-03-23 12.18.27Pare che Petrarca preferisse starsene lontano dagli intrighi della corte papale di Avignone: per lui era meglio vivere appartato in collina, passeggiare, meditare, scrivere, in attesa di un’insperata fortuna letteraria. Anche Clemente V, il papa che nel 1305 spostò in Francia la curia romana, alla fine scelse di vivere sulle stesse colline: non ancora nella città di Avignone, ma nel contiguo contado venassino che era feudo pontificio. Esattamente sette secoli fa -era il 1316- fu eletto papa il famigerato Giovanni XXII e la città di Avignone divenne il punto di equilibrio di opposte tensioni (il re francese da una parte, le famiglie romane dall’altra) dove la chiesa poteva avere ancora una relativa autonomia. Dopo la brutta fine di Bonifacio VIII, che fu l’ultimo papa totalitario del medioevo, Avignone divenne il bozzolo dei moderni papa-Re dello Stato Pontificio.2016-03-23 15.25.34Se fossi arrivato ad Avignone prima della rivoluzione francese, nel contado venassino avrei trovato un pezzo di Stato Pontificio fuori dai confini dell’Italia: gli stessi feudi, gli stessi preti, gli stessi frati che controllavano la Romagna li avrei visti anche qui fra la Durance ed il Rodano, per un’estensione di parecchi chilometri da Cavaillon a Orange, fin oltre Vaison. Forse è questo il motivo per cui non mi sembra d’essere così lontano da casa mentre in automobile risaliamo le curve morbide della valle del Rodano, fra i platani maestosi fino ad Orange, poi fra i vignobles nel lungo rettilineo verso Vaison, sempre più vicini alle quinte monumentali delle montagne che chiudono l’orizzonte della Vaucluse. Il maestrale scuote l’automobile in corsa verso il Monte Ventoso, che non potrebbe avere un nome più espressivo. Per salire in cima si parte da Malaucéne, come ai tempi del Petrarca.2016-03-24 10.44.07Il Palazzo dei papi di Avignone è stato restaurato in grande stile all’inizio del Novecento, dopo che la storia post-rivoluzionaria l’aveva ridotto a caserma. Anche i bei torricini che cingono in alto il portale d’ingresso sono stati rifatti cent’anni fa, come d’altronde molte sale interne, che hanno perso le decorazioni originali. A giudicare dai pochi affreschi conservati nel palazzo dei papi di Avignone, Matteo Giovannetti avrebbe potuto scrivere un capitolo fondamentale alla storia dell’arte italiana fra Giotto e Piero della Francesca.

Nel museo del Petit Palace, che chiude a nord la stessa piazza dove si affaccia il palazzo dei papi, trova spazio un’interessante raccolta di quadri cosiddetti primitivi, scorporata dalla raccolta di Giampietro Campana, che ebbe prima fortuna e poi disonore nella Roma di Pio IX (qui è notevole il nucleo di pittura romagnola dell’inizio del Cinquecento).

Le chiese di Avignone hanno l’aria piuttosto dimessa, coi segni della muffa sugli intonaci di cent’anni fa. Nessuna di loro è rimasta com’era all’epoca dei papi. La rivoluzione francese deve aver avuto qualche responsabilità, ma l’intraprendenza del governo pontificio si è fatta sentire ad Avignone anche dopo il ritorno a Roma con parecchi rifacimenti. C’è il nome di Francesco Laurana nel dossale scolpito per la chiesa di St. Didier, ma non c’entra con il Laurana di Urbino. Nell’ex chiesa dei Gesuiti è splendida la sezione lapidaria del musée Calvet, allestita come una volta, con le sculture di tradizione gallica e le altre di Vaison la romaine affiancate nelle cappelle senza altari.

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