Echi

21 febbraio, 2016 § Lascia un commento

Poche ore prima che i media annunciassero la morte di Umberto Eco, venerdì 19 ho avuto ancora un’occasione per presentare il mio libro -Archeologia di un padre- in un incontro promosso a Forlì da Italia Nostra. Fra il pubblico c’erano più di trenta persone ed ho venduto otto copie. Questi numeri avrebbero fatto ridere Umberto Eco, ma per quel che mi riguarda sono comunque un successo, visto che il libro è uscito un anno e mezzo fa e che neanche da nuovo ha mai avuto l’ambizione di diventare un best seller. Incontrando il vecchio editore, il giorno prima c’eravamo lasciati dicendo che il mio libro ha solo un difetto: è scritto bene ed è anche costruito bene, ma ha il difetto di parlare di una persona e di un luogo soltanto (dovremmo forse dire che l’Ulisse di Joyce ha il difetto di parlare di una sola giornata?) Ma il vero difetto dell’Archeologia di un padre è che si fa beffe del marketing, non sposa un genere riconoscibile e sta stretto in qualunque scaffale. E’ un libro di archeologia? O è un’autobiografia? E’ una cronistoria? O un esperimento? L’OPAC delle biblioteche della Romagna lo classifica così: “Storia generale del mondo antico fino al 499, archeologia, riferimento con persone”. Insomma non sfigurerebbe nella biblioteca di Gottfried Wilhelm Leibnitz.

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