L’aeroporto di Dio

5 gennaio, 2016 § Lascia un commento

2016-01-04 09.57.10Nei giorni che precedono la festa della Befana, Roma sembra aver già smarrito lo smalto natalizio. Pochi addobbi, luci spente e chiese spoglie come non ricordavo di averle mai viste durante le feste di inizio anno. Sarà colpa dell’ex sindaco Marino, che ha intrappolato gli architetti della politica nelle ardue manovre della sua espulsione e non ha lasciato il tempo di architettare addobbi adeguati per le strade di Roma. Sarà colpa della crisi che distoglie i commercianti dagli investimenti effimeri. D’altra parte anche il centro di Roma si sta svuotando a vantaggio degli ipermercati delle periferie. Sarà probabilmente colpa della paura: di attentati, di guerre striscianti, di nuove invasioni barbariche, se il profilo della città monumentale quest’anno è sotto tono. Ma i festeggiamenti straordinari del Giubileo dovrebbero portare gente, molta gente. La misericordia del Santo Padre dovrebbe incoraggiare il viaggio verso Roma, ma il tre gennaio nel solito albergo di via Santa Prassede trovo stanze disponibili a 39 euro. Non mi era mai capitato di spendere così poco per dormire nella città eterna. Il solco del giubileo scava percorsi in trincea per i pellegrini che fanno file chilometriche all’ingresso dei luoghi simbolo della cristianità cattolica. Davanti a Santa Maria Maggiore c’è un presidio della polizia, coi soldati dell’esercito che imbracciano il mitra obliquo verso terra. Non sembra d’essere nella città eterna, ma in terra santa. C’era da aspettarsi questa rapida israelizzazione dell’occidente cattolico? Forse sì, ma non così velocemente. I mitra d’altro canto potrebbero essere scarichi, messi lì in bella mostra per rassicurare i fedeli che non c’è solo la grazia di Dio, essendoci ancora il controllo di uno stato sovrano nelle piazze e negli ingressi delle metropolitane. Ma nei vicoli no, nelle chiese fuori dalle vie di culto giubilare regna la penombra; una Roma dimessa quest’anno sonnecchia ai margini dell’alta velocità della fede cattolica, fuori dai binari organizzati dove si addensa il traffico di anime e di forze dell’ordine.2016-01-04 09.50.01L’ingresso dei musei vaticani è preso d’assalto dai turisti pazienti in fila sotto le mura leonine. I loro ombrelli variopinti sono l’unica nota di colore di una giornata piovosa. Il colonnato del Bernini sullo sfondo non è più il diaframma etereo del confine di stato vaticano: la nuova impronta militarizzata dà alla classicità barocca una forma diversa che a me ricorda la porta di Brandeburgo. Decine di checkpoints sotto il portico berniniano controllano le borse e le tasche dei pellegrini che entrano in piazza e nella basilica di San Pietro. Il colonnato monumentale sembra fatto apposta per organizzare il flusso dei fedeli attraverso questa miriade di check points elettronici, e sembra funzionare meglio dell’architettura di molti aeroporti del Novecento, che sono stati realizzati in un clima di fiducia e si sono adattati a malincuore alla guerra contro il terrorismo. Lasciarsi perquisire dopo essersi svuotati le tasche, avendo cura di depositare gli effetti personali sotto i raggi x del nastro: anche questo fa parte del rito di indulgenza giubilare. Anzi è un gesto preliminare, necessario all’incontro con dio. In fondo anche i musulmani si tolgono le scarpe e si lavano i piedi prima di entrare in moschea. I cattolici sono più evoluti e si lasciano controllare dai metal detectors, ma a me resta la sensazione d’essere nell’aeroporto monumentale di un’epoca nuova. Quando parte il prossimo volo per la città di Dio?2016-01-04 10.00.09

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