Il valore dell’arte

31 gennaio, 2016 § Lascia un commento

Negli ultimi giorni di gennaio a Bologna va in scena la quarantesima edizione di Arte Fiera, che non sembra in crisi, nonostante la volatilità delle quotazioni di certi artisti. L’eccesso di offerta disorienta il mercato e crea ampie regioni d’ombra dove il valore delle opere diventa incerto: valore commerciale – si intende – l’unico che il mercato riesce a stimare, confuso col valore tout court. Un imponderabile mix di fortuna e di oblio trascina con sé gli artisti delle ultime generazioni. Alla lunga il prezzo dell’arte dipende dall’intraprendenza dei galleristi che scelgono cosa esporre. Le quotazioni dei tagli di Fontana sono comunque in crescita e sembra naturale sentirsi dire che sono più costosi i quadri che contengono un maggior numero di tagli. Per queste astratte creazioni valgono gli stessi criteri utili per stimare  le opere di un qualunque artigiano. Il fatto che non ci siano altri criteri di valutazione dovrebbe mettere in dubbio l’esistenza di un’oggettività artistica superiore. Anche Fontana è una bolla? L’Arte e il mercato dell’arte si collocano su piani differenti – noumeno e fenomeno, per dirla con Kant. Quello che vediamo dell’arte contemporanea è il fenomeno, ma non è detto che sia la  cosa più interessante.

A Bologna ho visto due eventi collaterali ad Arte Fiera: la mostra fotografica che il MAST dedica a Jacob Tuggener, toccante espressione di fotografia industriale, condotta con meticoloso affetto in una fabbrica svizzera degli anni Trenta. Poi gli spazi dell’opificio Golinelli, dove i giochi di sponda fra arte e scienza per le scuole dovrebbero essere più di uno stimolo pirotecnico, pretesto di autocelebrazioni. 

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Falso inverno

28 gennaio, 2016 § 3 commenti

Cosa ricorderemo di questo epilogo di gennaio, così tiepido da far dimenticare l’inverno? La frase ad effetto del nostro primo ministro: non-ci-faremo-intimidire dall’Europa? Le nudità del gay-pride messe in ombra dal family-day-pride? O le statuarie nudità dei musei capitolini, celate agli occhi dell’iraniano in visita? Il renzismo si nutre di realtà virtuale, l’unica realtà contro la quale l’elettore medio è ancora in grado di sbattere il naso. E a me non va di fare altri commenti.

La mente letteraria

11 gennaio, 2016 § Lascia un commento

Durante le feste mi sono fermato a leggere il libro di Nicholas Carr “Internet ci rende stupidi?” nell’edizione italiana del 2011. Il titolo originale suona così: “The Shallows. What the internet is doing to our brains”. I social networks ed i dispositivi di connessione nel frattempo sono un po’ cambiati, ma il panorama delineato da Carr sembra ancora di grande attualità. Questo libro mi è piaciuto perché sintetizza in un unico discorso ciò che sembra appartenere a mondi lontani, fornendo un nitido punto di convergenza. Con un buon bagaglio scientifico, Carr affronta il linguaggio, la scrittura degli amanuensi, la stampa di Gutenberg, il computer ed internet come manifestazioni via via più complesse delle stessa attitudine umana a dotarsi di strumenti tecnici, con lo scopo di condividere ed “esternare” la memoria individuale e collettiva. “Memoria” è una parola chiave del libro, che emerge in particolare nel penultimo capitolo, abbinata alla parola “Ricerca”. Se deleghiamo alla memoria di internet i compiti della memoria individuale, l’individuo diventa un interruttore che si limita ad accendere e a spegnere i flussi impersonali della grande rete, in cambio di stimoli immediati, come fanno gli animali da laboratorio. La memoria dei computers non c’entra con la memoria biologica del cervello che fiorisce e può avvizzire, sviluppando connessioni complesse, intricate come cespugli. Il modo migliore di strutturare l’intelligenza è “ricordare” mettendo in ordine la propria memoria. Marcel Proust l’aveva capito. Ma l’atteggiamento contemplativo della mente letteraria richiede tempi lunghi ed un isolamento inconciliabile con la socialità contemporanea. Le reti esigono reazioni immediate, puntiformi, superficiali, dove il cervello primordiale degli istinti può agire senza la mediazione della corteccia cerebrale più evoluta. Il massimo della tecnologia fa regredire l’uomo al minimo della civiltà. E’ uno strano paradosso, che mette in crisi i buoni propositi dei bravi insegnanti.

Questa mente letteraria sembra un privilegio elitario, un vecchio costume da conservare in naftalina. Ma dovrebbe essere una dotazione essenziale della nostra civiltà, su cui fare leva per educare le nuove generazioni…  In tanti la giudicano controproducente, perché allontana dal flusso vitale della comunicazione istantanea, dell’informazione usa e getta. Cosa diventeremo, facendone a meno?

 

L’aeroporto di Dio

5 gennaio, 2016 § Lascia un commento

2016-01-04 09.57.10Nei giorni che precedono la festa della Befana, Roma sembra aver già smarrito lo smalto natalizio. Pochi addobbi, luci spente e chiese spoglie come non ricordavo di averle mai viste durante le feste di inizio anno. Sarà colpa dell’ex sindaco Marino, che ha intrappolato gli architetti della politica nelle ardue manovre della sua espulsione e non ha lasciato il tempo di architettare addobbi adeguati per le strade di Roma. Sarà colpa della crisi che distoglie i commercianti dagli investimenti effimeri. D’altra parte anche il centro di Roma si sta svuotando a vantaggio degli ipermercati delle periferie. Sarà probabilmente colpa della paura: di attentati, di guerre striscianti, di nuove invasioni barbariche, se il profilo della città monumentale quest’anno è sotto tono. Ma i festeggiamenti straordinari del Giubileo dovrebbero portare gente, molta gente. La misericordia del Santo Padre dovrebbe incoraggiare il viaggio verso Roma, ma il tre gennaio nel solito albergo di via Santa Prassede trovo stanze disponibili a 39 euro. Non mi era mai capitato di spendere così poco per dormire nella città eterna. Il solco del giubileo scava percorsi in trincea per i pellegrini che fanno file chilometriche all’ingresso dei luoghi simbolo della cristianità cattolica. Davanti a Santa Maria Maggiore c’è un presidio della polizia, coi soldati dell’esercito che imbracciano il mitra obliquo verso terra. Non sembra d’essere nella città eterna, ma in terra santa. C’era da aspettarsi questa rapida israelizzazione dell’occidente cattolico? Forse sì, ma non così velocemente. I mitra d’altro canto potrebbero essere scarichi, messi lì in bella mostra per rassicurare i fedeli che non c’è solo la grazia di Dio, essendoci ancora il controllo di uno stato sovrano nelle piazze e negli ingressi delle metropolitane. Ma nei vicoli no, nelle chiese fuori dalle vie di culto giubilare regna la penombra; una Roma dimessa quest’anno sonnecchia ai margini dell’alta velocità della fede cattolica, fuori dai binari organizzati dove si addensa il traffico di anime e di forze dell’ordine.2016-01-04 09.50.01L’ingresso dei musei vaticani è preso d’assalto dai turisti pazienti in fila sotto le mura leonine. I loro ombrelli variopinti sono l’unica nota di colore di una giornata piovosa. Il colonnato del Bernini sullo sfondo non è più il diaframma etereo del confine di stato vaticano: la nuova impronta militarizzata dà alla classicità barocca una forma diversa che a me ricorda la porta di Brandeburgo. Decine di checkpoints sotto il portico berniniano controllano le borse e le tasche dei pellegrini che entrano in piazza e nella basilica di San Pietro. Il colonnato monumentale sembra fatto apposta per organizzare il flusso dei fedeli attraverso questa miriade di check points elettronici, e sembra funzionare meglio dell’architettura di molti aeroporti del Novecento, che sono stati realizzati in un clima di fiducia e si sono adattati a malincuore alla guerra contro il terrorismo. Lasciarsi perquisire dopo essersi svuotati le tasche, avendo cura di depositare gli effetti personali sotto i raggi x del nastro: anche questo fa parte del rito di indulgenza giubilare. Anzi è un gesto preliminare, necessario all’incontro con dio. In fondo anche i musulmani si tolgono le scarpe e si lavano i piedi prima di entrare in moschea. I cattolici sono più evoluti e si lasciano controllare dai metal detectors, ma a me resta la sensazione d’essere nell’aeroporto monumentale di un’epoca nuova. Quando parte il prossimo volo per la città di Dio?2016-01-04 10.00.09

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