Abolire la scuola media?

6 ottobre, 2015 § Lascia un commento

“Abolire la scuola media?” non mi pare una domanda troppo retorica. Per ora è solo il titolo di un libro pubblicato da “Il Mulino” pochi giorni fa, nel quale la prospettiva della scuola media tradizionale, fondata sulle competenze disciplinari, entra in conflitto con la scuola delle competenze comportamentali, che mira alla formazione di individui sereni e felici di stare al mondo, non importa se pressoché analfabeti delle tradizionali conoscenze linguistiche e matematiche. In trincea a difesa dei rispettivi punti di vista sono scesi lo psicologo Cesare Cornoldi (noto agli insegnanti per i test dei disturbi dell’apprendimento) ed il matematico Giorgio Israel, che purtroppo è venuto a mancare proprio la settimana scorsa a causa di un male incurabile. Non ho mai incontrato Cornoldi, ma conoscevo Israel, il quale dopo una brillante carriera accademica aveva deciso di dedicare gli ultimi anni della sua vita alla promozione dello studio della matematica nella scuola dell’obbligo. In questa disputa non mi stupisco di parteggiare per il matematico, anche se mi sembra l’eterna guerra fra guelfi e ghibellini. Nel mondo anglosassone, dove la psicologia non è solo assistenza sociale, esistono fior fior di luminari con il doppio curriculum in matematica e in psicologia cognitiva. Cito Michaelis Corballis, solo per fare un esempio. Ma da noi è diverso: o sei bianco o sei nero, o tifi Inter o tifi Milan. Anche gli editori lo sanno e costruiscono libri nella forma di dispute (Abolire la scuola media?) per parlare del travaglio contemporaneo di studenti, famiglie e insegnanti.

Posso essere d’accordo con la scuola delle competenze comportamentali di Cornoldi, solo se riusciamo a farla convivere con la scuola delle competenze disciplinari, che sono alla base del pensiero critico occidentale da duemilacinquecento anni. Ma la convivenza dei due approcci si è dimostrata difficile, se non impossibile, già nelle scuole elementari, dove l’avanzata degli psicologi è una conquista ormai da anni. Il motivo è semplice: per salvare contemporaneamente la capra (delle conoscenze) e i cavoli (delle competenze) servirebbero più risorse: personale specializzato, ore di compresenza in classe, una progettualità pluriennale, un progetto politico duraturo. Serve qualcuno che governi la scuola, ruoli e responsabilità chiare e realistiche. Non bastano le grida dei luminari della psicologia. Se non è possibile salvare capra e cavoli, dovremo scendere nel ring, chi dalla parte di Cornoldi, chi dalla parte di Israel, per contendere all’ultimo sangue i pochi spiccioli dell’autonomia scolastica, a difesa dell’una o dell’altra idea… scuole inconciliabili nella povertà del futuro.

La scuola media è presa in mezzo fra una scuola elementare che ha ormai metabolizzato il primato delle competenze comportamentali (e sforna semi-analfabeti) ed una scuola superiore che esige ancora competenze disciplinari e rimprovera la scuola media d’essere inadeguata, l’anello debole. Ma meglio sarebbe dire “nella morsa” di due richieste opposte, contraddittorie, schizofreniche. In questa prospettiva la “buona scuola” di Renzi è un capolavoro di cinismo. Ammette l’incapacità del governo di fissare regole uguali per tutti e scarica la patata bollente sulle spalle dei soldati semplici in trincea, che si azzuffano, rincorrono nemici fasulli e confondono la sostanza con la forma. Auguri a tutti, insegnanti e famiglie.

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