Pubblico e privato

3 settembre, 2015 § Lascia un commento

Pensavo di terminare questo blog il 2 settembre 2015, allo scoccare del settimo anno di vita. Sette anni sono lunghissimi nel vortice delle nuove tecnologie. Ma oggi è il 3 settembre ed ho ancora qualcosa da dire, non so bene a chi, con la solita velleità di “scrivere bene”, che non regge comunque il confronto coi professionisti del web e della carta stampata. Pubblicare un libro nell’ultimo anno mi ha fatto riflettere su due cose: che la scrittura di qualità non c’entra coi social networks e che è difficilissimo conquistare un pubblico, soprattutto qui, adesso, perché tutti cercano visibilità e quasi nessuno ha voglia di ascoltare la voce di altre persone per più di dieci secondi.

Durante le presentazioni del mio libro mi sono accorto di parlare a gente che, in larga misura, non c’entra nulla coi lettori di questo blog, un pubblico di anziani colti, di professoresse in pensione. C’era da aspettarselo: un libro che parla di “Archeologia” e di “Padri” è proiettato nell’eternità, ma non nel futuro. Ogni esperimento di scrittura intercetta un pubblico particolare, che svanisce comunque in fretta. Per garantirmi un futuro da scrittore dovrei forse produrre discorsi sull’adolescenza, pagine consolatorie per genitori che non sanno affrontare i propri figli. In tanti già le scrivono. Io vorrei spiegare agli adolescenti come dotarsi di strumenti critici per l’indagine della realtà, ciò che si dice “cultura”. Ma così ritroverei il solito pubblico di professoresse in pensione…

Credo che continuerò a scrivere il project come ho sempre fatto, qualche post al mese, non solo per me, ma per chi ha ancora l’abitudine di venire qui a leggere quel che combino. Allo stesso tempo andrò avanti a scrivere appunti privati nell’agenda, dove si entra invertendo la lettera “e”con la lettera “r” nel nome lorenzoaldini:

http://www.loernzoaldini.wordpress.com

Credo che la scrittura nel web (ai tempi del cloud) sia sempre più un fatto privato, una memoria personale stratificata che sostiene la memoria biologica del soggetto vivo, che la deposita finché è vivo. Questa memoria privata alimenta la memoria collettiva con testi e immagini libere di ricombinarsi altrove, indipendentemente dalla volontà del soggetto che le ha depositate: un destino impersonale, uno slittamento di significato, ma non un oblio.

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