Da Bari al Salento

22 luglio, 2015 § Lascia un commento

La  barca è pronta, il vento è sufficiente. Da Bari possiamo veleggiare sotto costa verso Brindisi e Otranto, fino alla punta del Salento dove ci fermeremo una notte, prima di orientare la prua in Sicilia, sulle rotte dei Greci e dei Bizantini. Bari non ha torri antiche che indicano la via ai marinai: solo il campanile della cattedrale brilla di lontano, ma ha il biancore equivoco delle costruzioni rifatte. La pietra chiara dei selciati riflette la stessa luce dei muri, nelle case povere e nelle due basiliche illustri che si alzano come regge medievali scolpite dalla luce del mattino: San Sabino e  San Nicola strizzano l’occhio all’impero di Bisanzio da queste sponde levantine.

Con ciò che resta di un vento di maestrale, costeggiamo le piatte colline riarse che scivolano giù fino al mare, brune e sfumate di grigio all’orizzonte, punteggiate di bianco nei luoghi in cui la carta nautica indica i popolosi centri distesi fra Bari e Brindisi. Lungo la Puglia la rotta paga un pegno all’Oriente. La regione è obliqua più di quanto l’intuito sia portato a credere. Per ogni grado di latitudine verso l’estrema punta della penisola, occorre spenderne uno e mezzo in longitudine, dirottati sui Balcani. Così verso sera il sole abbandona l’entroterra e risplende in mare prima di immergersi nell’orizzonte blu, in apparenza troppo spostato a settentrione per un errore dell’immaginazione che vorrebbe la costa pugliese orientata diversamente, da nord a sud.

Il crepuscolo scende in anticipo e distende il torpore di una foschia sottile. Le trame bianche dei centri abitati sulle alture diventano fragili luccichii. Il porto di Brindisi rischiara in silenzio la notte che si rianima con il bagliore dei fari. La rotta meridionale è una lenta conquista che diventa più evidente alle luci dell’alba, quando la costa balcanica fa già capolino ad Oriente col profilo aspro delle montagne albanesi. Le scogliere del Salento guidano le ultime miglia di navigazione, finalmente verso sud, dove sia alza il faro bianco di Santa Maria di Leuca, ultimo appiglio prima di entrare nel vasto mar Ionio.

Arriviamo a Leuca di domenica mattina. La strada che serpeggia lungo la baia è occupata dalle bancarelle interminabili di un mercato rivolto al sole cocente di mezzodì, dove venditori pugliesi e magrebini offrono scarpe, vestiti e attrezzature per la casa. Architetture eclettiche di inizio Novecento coronano la baia, distese qua e là, un po’ sonnecchianti sotto il cielo luminoso. Il faro sul promontorio fa la guardia anche di giorno, con accanto l’altra luce spirituale del Santuario della Madonna “de finibus terrae”. Da lassù scivola fino al mare il greto della grandiosa cascata mussoliniana senz’acqua, ultimo capolinea del monumentale acquedotto pugliese del 1939.

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