Mosaici a Sant’Angelo in Vado

22 giugno, 2015 § 2 commenti

DSCN3879Per arrivare a Sant’Angelo in Vado bisogna risalire il fiume Metauro da Fano ad Urbania fin dove la valle comincia a stringersi. Più su, prima dei tornanti della Bocca Trabaria, sul Metauro rimane solo Mercatello. Da nord è agevole arrivare fin qui per vie traverse: lungo la val Marecchia, superando il monte Carpegna fino a Belforte sull’Isauro… oppure in modo ancor più diretto dalla Bocca Trabaria, che a rapide svolte valica l’Appennino in un panorama alpestre verde e disabitato, dove le truppe di Garibaldi in fuga nel Luglio 1849 lasciarono traccia di sé in eroiche lapidi ed in cippi commemorativi.

DSCN3864Da qualunque parte ci si arrivi, Sant’Angelo in Vado appare in un fondovalle arioso, di quelli che piacevano agli antichi colonizzatori prima umbri e poi latini, crocevia di diversi percorsi che si incontrano qui. Nessuno stupore quindi se i romani lo popolarono dandogli il nome di Tifernum Mataurense, in pendant col Tifernum Tiberinum che giace, simmetrico rispetto al valico, nella Valtiberina di Città di Castello. Ma un certo stupore può sorgere quando si impara che fino a quindici anni fa era ignota la ricchezza archeologica nascosta a due passi dalla piazza di Sant’Angelo, una bella fetta della città romana celata entro il perimetro di una vigna nel campo della pieve, dove sono stati messi in luce sorprendenti mosaici, ma solo dopo l’anno duemila.

DSCN3833Ci eravamo diretti a Sant’Angelo sulle tracce dei pittori Taddeo e Federico Zuccari che erano nati qui, pensando di trovare esempi della loro arte nel fitto tessuto di chiese ed oratori tipici in quest’angolo di Italia. Ma è bastato poco per rendersi conto che le ambizioni turistiche di questo paese sono altre, dopo la scoperta della domus ribattezzata “del mito”. L’ex Chiesa dei Servi, ricca di altari e di artigianato soprattutto barocco, contiene un’affascinante conversione di San Paolo di Federico Zuccari, ma non è più il fulcro dell’attrazione. Tartufi a parte, gli oratori e le memorie dei fratelli Zuccari non sembrano un motivo sufficiente per visitare Sant’Angelo in Vado. I turisti del futuro dovrebbero arrivare fin qui sedotti dalle meraviglie archeologiche.

DSCN3839Se anche i prossimi imminenti scavi metteranno in luce altri mosaici come quelli già visibili nella domus del mito, Sant’Angelo in Vado diventerà davvero un polo archeologico eccezionale, quasi come Piazza Armerina in Sicilia. Il campo della pieve è appena fuori dal borgo, circondato su tre lati da edifici antichi e moderni, ma miracolosamente intatto, verde come un giardino, pronto per chissà quali altre scoperte. Entriamo e vediamo finalmente i mosaici della domus del mito di domenica mattina, dopo aver condiviso qualche minuto di vita paesana in piazza, in compagnia di una giovane volontaria che fa i biglietti all’ingresso del museo ed accompagna i turisti negli scavi. Dice che è eccezionale accompagnare qualcuno venuto fin qui per vedere quel che c’è. il sorriso con cui ci accoglie non è da dipendente pubblico.

DSCN3848Nel primo pomeriggio dirigiamo ancora i nostri passi verso il campo della pieve, questa volta senza accompagnatrice, per dare un’occhiata al complesso termale, che contiene altri resti indicati nella guida archeologica. Le coperture architettoniche moderne dichiarano intenzioni ambiziose, ma la domus del mito deve aver eclissato questi scavi che non sono accessibili al pubblico. Con poche risorse e molti vincoli, i volontari dei beni culturali non possono curare troppe cose contemporaneamente e gli sguardi distratti dei visitatori occasionali devono osservare da lontano. In attesa del lancio archeologico di Sant’Angelo in Vado, un violento nubifragio interrompe l’esplorazione. Torneremo ancora, ne sono certo. Se i prossimo scavi non saranno all’altezza delle aspettative, ci sarà almeno una mostra temporanea da vedere, col sapore del tartufo.

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