Gli incubi del prof. __

24 maggio, 2015 § Lascia un commento

Mancano due settimane all’ultimo giorno di scuola… la scuola non era mai finita così presto da quando ho ricominciato a frequentarla da insegnante. Eppure il calendario ha iniziato a rallentare proprio ora, ogni giorno sempre di più, come negli incubi dove non riesci a trascinare le gambe verso un traguardo che sembrava a portata di mano. Sarà colpa del caldo precoce che infiamma le aule sovraffollate del secondo piano. Ma oggi ha fatto burrasca e va ancora peggio. Le scadenze di fine anno si confondono con il dibattito furibondo del decreto legge che avrà effetti -buoni di nome- sulla scuola. Senza guardare troppo avanti, un effetto immediato il decreto lo ha già avuto ed è la divisione fra chi ci crede e chi no. Vedremo presto da che parte sta la ragione, anche se una conclusione è evidente: c’è poco di buono nelle proposte che innescano altri conflitti dove ce ne sono già abbastanza.
La pace che in questi giorni manca a scuola, non esiste neppure nei sogni. Gli incubi di un insegnante si fanno interpreti del futuro, meglio della voce di un opinionista televisivo.
Ieri ho sognato di spiegare le frazioni ai miei ragazzi di prima media che non ne volevano sapere. Raccontavo storie di quarta elementare, cercavo esercizi sul libro di testo ma non c’erano esempi adatti. Poi d’un tratto mi trovo alla fine della lezione coi ragazzi improvvisamente cresciuti. Uno di loro si alza e mi rinfaccia di non aver spiegato le frazioni come “sottinsiemi di classi di equivalenza”. Come avrei potuto?  Cerco di parlarne ma mi dilungo troppo e arrivo poi in ritardo nell’aula dell’ora successiva, che  è stranamente vuota. Nessuno sa dirmi dove sono finiti gli alunni, forse sono fuori in qualche gita.
Ma quello che avevo sognato la notte prima è ancora peggio.  Fra Cesena e il mare c’era un centro didattico all’avanguardia con laboratori multimediali. Un pomeriggio di ritorno a casa mi fermo finalmente per vederlo. La biglietteria è dentro un edificio avveniristico: per entrare e visitare proprio tutto occorrono due biglietti da dodici euro. A giudicare dall’architettura li merita davvero. Prendo il portafoglio per pagare, ma il bigliettaio mi osserva e dice che forse ho diritto ad una riduzione, essendo io insegnante. Non ci pensavo, ma a quanto pare basta mostrargli il tesserino azzurro che porto sempre con me. Glielo porgo, lui lo osserva e se lo rigira scettico fra le mani. Qualcosa non lo convince. Quel foglio sgualcito non mi dà diritto a nessuno sconto, anzi di più: non mi dà neppure il diritto di entrare.

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