Parlano di me __

27 Mag, 2015 § 2 commenti

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Un grazie a Paolo Turroni per la bella recensione del mio “Archeologia di un padre”, tanto gradita quanto inattesa, sulla VOCE di Romagna di lunedì 25 maggio.

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Gli incubi del prof. __

24 Mag, 2015 § Lascia un commento

Mancano due settimane all’ultimo giorno di scuola… la scuola non era mai finita così presto da quando ho ricominciato a frequentarla da insegnante. Eppure il calendario ha iniziato a rallentare proprio ora, ogni giorno sempre di più, come negli incubi dove non riesci a trascinare le gambe verso un traguardo che sembrava a portata di mano. Sarà colpa del caldo precoce che infiamma le aule sovraffollate del secondo piano. Ma oggi ha fatto burrasca e va ancora peggio. Le scadenze di fine anno si confondono con il dibattito furibondo del decreto legge che avrà effetti -buoni di nome- sulla scuola. Senza guardare troppo avanti, un effetto immediato il decreto lo ha già avuto ed è la divisione fra chi ci crede e chi no. Vedremo presto da che parte sta la ragione, anche se una conclusione è evidente: c’è poco di buono nelle proposte che innescano altri conflitti dove ce ne sono già abbastanza.
La pace che in questi giorni manca a scuola, non esiste neppure nei sogni. Gli incubi di un insegnante si fanno interpreti del futuro, meglio della voce di un opinionista televisivo.
Ieri ho sognato di spiegare le frazioni ai miei ragazzi di prima media che non ne volevano sapere. Raccontavo storie di quarta elementare, cercavo esercizi sul libro di testo ma non c’erano esempi adatti. Poi d’un tratto mi trovo alla fine della lezione coi ragazzi improvvisamente cresciuti. Uno di loro si alza e mi rinfaccia di non aver spiegato le frazioni come “sottinsiemi di classi di equivalenza”. Come avrei potuto?  Cerco di parlarne ma mi dilungo troppo e arrivo poi in ritardo nell’aula dell’ora successiva, che  è stranamente vuota. Nessuno sa dirmi dove sono finiti gli alunni, forse sono fuori in qualche gita.
Ma quello che avevo sognato la notte prima è ancora peggio.  Fra Cesena e il mare c’era un centro didattico all’avanguardia con laboratori multimediali. Un pomeriggio di ritorno a casa mi fermo finalmente per vederlo. La biglietteria è dentro un edificio avveniristico: per entrare e visitare proprio tutto occorrono due biglietti da dodici euro. A giudicare dall’architettura li merita davvero. Prendo il portafoglio per pagare, ma il bigliettaio mi osserva e dice che forse ho diritto ad una riduzione, essendo io insegnante. Non ci pensavo, ma a quanto pare basta mostrargli il tesserino azzurro che porto sempre con me. Glielo porgo, lui lo osserva e se lo rigira scettico fra le mani. Qualcosa non lo convince. Quel foglio sgualcito non mi dà diritto a nessuno sconto, anzi di più: non mi dà neppure il diritto di entrare.

Lubiana, i turisti e il primo maggio __

14 Mag, 2015 § Lascia un commento

DSCN3723Gli Italiani a Lubiana non dovevano essere così numerosi neppure durante l’occupazione militare del 1942, quando la città divenne per qualche mese capoluogo di provincia della Venezia Giulia, su un confine provvisorio che fu subito rinnegato alla fine della seconda guerra mondiale. Adesso gli Italiani occupano Lubiana il primo maggio con un contingente di truppe turistiche. L’ansia di una meta esotica trova sfogo di là dal confine di Gorizia, fuori dal grigiore di Trieste, via dall’estremo golfo richiuso ad uncino sull’Istria. Cent’anni fa i turisti avrebbero di certo preferito il golfo di Trieste, ma i flussi odierni giudicano diversamente. L’esperimento che divise in due la mitteleuropa adriatica, con alterne vicende nel corso del Novecento, negli anni Duemila segna un punto a vantaggio della metà di lingua slovena.

DSCN3735A Lubiana manca il mare ma non importa, il fiume basta a darle il fascino di una capitale del nord, verde e rarefatta, rifinita di architetture novecentesche che non hanno bisogno di essere antiche per dimostrare quanto valgono. Il barocco leggero di Lubiana si è perpetuato con estro attraverso l’Ottocento, fino ad alimentare il gusto liberty del secessionismo viennese e la fantasmagorica monumentalità di Jože Plečnik fra le due guerre. Anche il famoso ponte dei draghi è un’invenzione del Novecento, un luogo recente dove chi arriva ama farsi fotografare, come se fosse questo il simbolo della città storica. Di qua e di là dal ponte i turisti marciano solenni su entrambe le rive del fiume che dà il nome alla città. Si allontanano di poco per ritrovarsi ancor più numerosi in cima alla collina dov’è il castello, ricostruito di lusso come parco tematico del turismo di massa.

DSCN3733Gli Sloveni si sono fatti interpreti del mito europeo contemporaneo, che fa della cultura uno strumento per l’integrazione: una cultura turistica per l’auto-governo delle masse felici. Ma sulla riva opposta del fiume basta allontanarsi di poco per perdersi nella quiete vastissima della piazza dei Cappuccini e, dietro di essa, sentirsi minuscoli nella scenografia monumentale della piazza della rivoluzione, retroscena della città storica, che accoglieva le marce solenni di ben altri eserciti il primo maggio di quarant’anni fa, quando Lubiana era un capoluogo della Jugoslavia del Maresciallo Tito. Solo i regimi autoritari sono capaci di opere tanto organiche e monumentali. Ora che la rivoluzione turistica preferisce orientare le proprie marce verso il fiume e nei punti panoramici del castello, la vastità della rivoluzione euro-comunista sopravvive (svuotata) in uno spazio metafisico che sembra la base spaziale di un vecchio film di fantascienza.

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Sciopero sì, sciopero no __

5 Mag, 2015 § 1 Commento

Non saranno le esequie napoleoniche a farci ricordare questo cinque maggio. Lo sciopero della scuola ha ridato vigore ai sindacati di destra e di sinistra. La voce del singolo non conta: lo sciopero generale è un’onda che esalta e sommerge. Gli anni di crisi industriale mi hanno insegnato che prima di piegarsi alla sorda volontà del legislatore è inevitabile scioperare. La contrattazione è un’arma cui non si deve rinunciare. I motivi potranno sembrare frivoli, tanto che il ministro dice di non capirli. Non si esigono altri soldi in busta paga e non ci sono licenziamenti in ballo. Ad alimentare la protesta è forse il fantasma di una libertà che accomuna i sogni degli insegnanti con quelli degli adolescenti. Oppure no, c’è qualcosa di più sostanziale dietro al gioco di prestigio di ministri e sottosegretari, che passano la palla ai presidi tuttofare, tanti “Matteo Renzi” in miniatura nel gioco del “darla da bere” a famiglie, insegnanti e studenti. I “preside tuttofare” sono un coniglio nel cilindro, la prima idea che viene in mente a chi deve fare presto, fra gli obblighi (seri) imposti dall’Europa ed i tagli (da commedia) all’Italiana. Chi vorrà diventare preside dopo la riforma? Alle dipendenze di uffici centrali che si sgravano volentieri delle proprie responsabilità, con meno risorse ed oneri smisurati, i presidi saranno piccoli “Napoleoni” di provincia, con qualche tratto psicopatologico, estratti a sorte dalla lotteria dei concorsi a quiz. Lo sciopero del cinque maggio vuole forse già ricordarli, in anticipo.

Quando arrivai a scuola qualche anno fa credevo di trovare un luogo dove si coltivava la cultura, quello che manca nei posti di lavoro normali, che sono schiacciati dagli obblighi verso i clienti e verso i fornitori. Poiché neanche a scuola è chiaro cosa sia la “cultura”, ci si è affannati a comprimere il lavoro dell’insegnante fra obblighi formali, modelli prestampati, progettualità sfuggenti sempre nuove e differenti. L’educazione dei giovani per mezzo della cultura è un fatto antico come l’uomo e non dovrebbe essere soggetta alle mode. Dopo secoli di aggiustamenti, dovremmo avere messo a punto un sistema raffinato, essenziale, dove i cambiamenti sono solo piccoli ritocchi. Ma l’educazione per mezzo della cultura è diventata secondaria in una scuola che è soprattutto una grande macchina per l’inclusione sociale. Ciascuno recita una parte ed è più bravo chi appare più bello, più buono, più intelligente nella vetrina di qualche progetto. I tempi lunghi e gli effetti meno scoppiettanti dell’educazione per mezzo della cultura potrebbero essere controproducenti agli occhi degli sponsor in cerca di visibilità. Dunque la buona scuola può fare a meno della cultura, ma non delle lavagne interattive, non dei corsi di aggiornamento all’ultima moda.

Il sottosegretario Faraone ha comunque dichiarato che sono in corso cambiamenti sostanziali del decreto legge. A scuola mancava proprio l’intraprendenza di un Faraone. Speriamo che non sia la maledizione di Tutankhamon.

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