Sovana

29 aprile, 2015 § 1 Commento

DSCN3692La strada stretta e tortuosa che scende a Sorano dal Monte Amiata sembra breve sulla mappa, breve ma non veloce. Avrei impiegato meno tempo sulla Cassia verso Roma fino ad Acquapendente, girando poi a destra qualche chilometro prima del lago di Bolsena. Ma le città del tufo volevo vederle così come appaiono dalla strada dell’Amiata, nella terra scoscesa dove i grandi vulcani spenti della preistoria si contendono la geologia dell’entroterra maremmano. Mi interessava la trachite grigia e brillante delle pendici dell’Amiata: come diventa tufo giallo fra la Toscana ed il Lazio. Fuori dai boschi di abeti e di faggi la strada si perde nelle curve di un’assonnata discesa, per trenta chilometri dentro la foschia umida che consuma l’orizzonte del 25 Aprile. In mezzo – fra le trachiti ed i tufi – c’è un interregno dimesso di argille grigie, su cui la rabbia del dio Vulcano non giunse a disperdere né la lava dell’Amiata, nè le polveri ardenti dei crateri laziali.

DSCN3697La strada scivola giù fra crinali cui manca la nobile semplicità della Val d’Orcia, senza il profilo di un paesaggio diverso in lontananza, fin quando all’improvviso la valle comincia a risalire, scavata nella roccia ormai alle porte di Sorano. Eccolo il tufo: è arrivato mezzo milione di anni fa come fumo ardente di nubi vulcaniche, quando gli uomini della preistoria si affannavano già a scheggiare pietre. La strada si apre finalmente in un’alta pianura recintata da pascoli, dove i corsi d’acqua non piegano il paesaggio, ma lo penetrano all’improvviso in valli profonde, invisibili da lontano. Gli antichi centri abitati si profilano piatti all’orizzonte come miraggi, difesi dalla forza naturale dei torrenti che li circondano nelle profondità selvatiche del tufo. La rupe di Sovana appare solo in prossimità del borgo, quando la strada scende nel torrente prima di scivolare accanto all’unico ingresso del paese.

DSCN3642Uno spiazzo selciato di fresco sale fin sulla via centrale, fitta di automobili il 25 aprile. Un’ordinanza del sindaco vieta nei giorni festivi il transito dei veicoli, che sono parcheggiati ai margini della strada come se ci fosse il mercato. Le lamiere luccicanti delle auto in sosta stridono con la quiete solenne dei muri antichi. Ma verso sera si rarefanno. Partono i pullman dei viaggi organizzati ed il paese mostra finalmente un volto umano. Chi resta, riempie a malapena i pochi alberghi mascherati da residenze d’epoca. Nei ristoranti c’è posto anche senza prenotare. L’agognata economia turistica è un’invasione diurna che spende comunque poco e fugge di sera. Il Resort con piscina accanto al duomo è l’eco di un desiderio degli anni Novanta, di trasformare Sovana in un luogo esclusivo per i fine settimana dei romani ricchi. Ma nei giorni festivi di Aprile 2015 le camere di questo albergo sono in offerta sul web: cento euro per una matrimoniale “quattro stelle” con vista sul duomo romanico e sugli ulivi del giardino.

DSCN3646L’avevo già visto nel 1999 – il duomo di Sovana – eccezionale monumento d’età romanica, enigmatico sia per l’architettura, sia per le sculture, con una rara cupola di pietra simile a quella del duomo di San Leo nel Montefeltro. Le somiglianze con San Leo sono molte, come se le forze della geologia, della storia, dell’abbandono e del recupero turistico avessero agito allo stesso modo in entrambi i luoghi. I centri del potere religioso a Sovana sono due come a San Leo, edifici senza facciata ma con l’accesso laterale: chiese vescovili isolate sul colle e pievi urbane affacciate sulla piazza (con eccezionali cibori del nono secolo in entrambe). Avevo già visto il duomo di Sovana quando le strade del borgo erano polverose e l’economica agricola nutriva solo una vaga ambizione di diventare turistica. Per ritrovare l’eco dell’aroma di allora, comunque anestetizzato dalle imprese di pulizia, adesso bisogna entrare in chiesa di mattina presto, quando i passi distratti dei gitanti non battono ancora i selciati.

DSCN3699E’ così anche nelle tombe etrusche, almeno in quelle più belle, sottratte all’incuria e inserite in un parco archeologico ad occidente del centro abitato. La tradizione delle necropoli rupestri acquista una speciale forza immaginifica in questa propaggine dell’altipiano tufaceo. Il desiderio di immortalità degli etruschi si è servito della pietra di Sovana, tanto semplice da scavare, ma altrettanto fragile nella sfida con il tempo. Nei dirupi boscosi restano incise le tracce di architetture e di sculture sorprendenti: finti colonnati e sagome di creature mostruose, divinità degli inferi divenute sirene, sopravvissute e tramandate attraverso la scultura medievale, nonostante la rivelazione cristiana.

DSCN3687

Sovana, Tomba Ildebranda – IV sec. a.C.

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§ Una risposta a Sovana

  • paola ha detto:

    Bello questo pezzo…io qui al nord non conoscevo l’esistenza di Sovana. Così, per l’ennesima volta ci hai fatto conoscere un altro bel luogo da visitare…paola

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