Brodo mediterraneo

23 aprile, 2015 § Lascia un commento

I pioppi dietro casa sono ritornati verdi. Temevo di perderli, essendo ormai cominciati i lavori di costruzione della nuova viabilità, quella che il costruttore di Pinarella aveva annunciato nel 1999. Lo scorso autunno vedevo effettivamente muoversi qualcosa: picchetti, recinzioni, grandi macchine che movimentavano la terra verso la ferrovia, ma niente dietro casa. Ora che l’estate s’avvicina, i lavori sono stati sospesi anche sotto la ferrovia. Nell’Italia del 2015 occorrono effettivamente più di sei mesi per mettere insieme un sottopassaggio. Essendo quest’opera inconciliabile con il traffico turistico dell’estate, i lavori ricominceranno nella brutta stagione.

La nuova viabilità comprende tuttavia solo un mozzicone di raccordo, imposto dalle ferrovie che esigono la chiusura dei passaggi a livello e mettono sul piatto delle amministrazioni locali un po’ di soldi per realizzare opere di viabilità alternativa. La grande strada, sbandierata come “onere di urbanizzazione” dal costruttore che mi vendette l’appartamento quindici anni fa, non si fa più, perchè il costrutture ha sì costruito case in questi anni, ma non abbastanza: cioè non così tanto come previsto dagli obblighi sottoscritti con l’amministrazione pubblica. Dunque è colpa della crisi se il nuovo sottopassaggio finirà in un coacervo di rotonde senza sfogo, se la vecchia viabilità agricola continuerà a farla da padrona fra gli improperi dei villeggianti della domenica, incolonnati all’andata ed al ritorno dal mare. Per sgravarsi dall’onere, il costruttore ha comunque dichiarato che non costruirà altre case, fino a quando non saprei… almeno fino a quando ci sarà qualcuno a rammentargli l’onere della viabilità. Nel frattempo avremo strade strette e senza parcheggi, un numero comunque crescente di appartamenti in vendita e le solite promesse da marinaio delle agenzie immobiliari: niente paura, poteva andare peggio. Dopotutto c’è ancora qualche pioppo e rimarranno anche gli orti.

Il paesaggio umano riflette bene la crisi di governabilità. Per una strana analogia, quello che vedo dalla finestra mi sembra consonante con le gravi vicende del nostro continente imbelle, alle prese con la situazione greca da un lato e con il dramma dei migranti dall’altro. Ora che spirano venti di ripresa e che la crisi monetaria pare alle spalle, la crisi politica dell’Europa esplode senza alibi sulle sponde del Mediterraneo. Gli arbitri dei governi nazionali “tirano in porta” e chi dovrebbe fissare le regole del gioco sta a guardare, mentre stabilisce le linee guida, i limiti del 3%, le quote da non superare: formalità con deroga per chi è abbastanza forte, in spregio di chi forte non è, e non vuole allinearsi.

Anche il Mediterraneo tuttavia può diventare più comprensibile quando lo guardiamo da lontano, da molto lontano. Il giornalista della BBCworld oggi ha intervistato un australiano, responsabile dei servizi di immigrazione di quel continente accusato d’essere troppo restrittivo. Ha detto cose semplici, naturali, ma lontane. Prima di diventare un’emergenza umanitaria, la salute dei migranti è una questione politica del paese che li accoglie. Se qualcuno muore a causa di un viaggio clandestino, in Australia si dimette il capo del governo. Ecco perché le regole di sorveglianza della costa sono ferree e senza incidenti: perché il governo è rispettabile, ha la forza di governare ed è responsabile di quello che fa. In mancanza di una politica autentica, l’accoglienza generosa, ma distratta e indifferente, lascia i deboli in balia degli spregiudicati. Continueremo a stracciarci le vesti, guardando dalla finestra. Visto l’esito delle avventure coloniali dell’Italia, non possiamo pensare di fare di più.

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