The 4th revolution

19 aprile, 2015 § 1 Commento

L’associazionismo culturale dedica la maggior parte del tempo agli aspetti organizzativi di conferenze, mostre e convegni. Ma la sera di lunedì 13 aprile alcuni amici di Nuova Civiltà delle Macchine hanno messo finalmente le sedie in circolo, nella saletta del Cosmonauta di Via Giorgio Regnoli a Forlì, per parlare di filosofia delle reti attraverso le pagine di Luciano Floridi.

”The Fourth Revolution” (2014) è un libro di filosofia militante nel mare delle nuove tecnologie informatiche, quello che si dice un “libro introduttivo”, non specialistico in senso stretto e neppure biecamente divulgativo, arricchito da un vasto commento bibliografico, scritto splendidamente in inglese, ma del quale manca (ancora) la traduzione italiana. E’ curioso che l’autore sia un italiano, il quale ha fatto fortuna all’estero ed insegna nell’università di Oxford. Per la cultura accademica di casa nostra, abituata a commentare la storia della filosofia, può essere spiazzante un approccio dove le idee filosofiche sono attuali e diventano strumenti di navigazione per comprendere la rotta verso il futuro. Forse per questo motivo il libro è stato scritto in inglese e non ha finora sollecitato l’intraprendenza di un editore italiano che lo diffonda nel mercato nazionale. Tant’è: possiamo parlarne in italiano, ma dobbiamo leggerlo in inglese.

Il sottotitolo sul retro di copertina apre una prospettiva provocatoria. La domanda non è più: “cosa le tecnologie informatiche stanno facendo per noi”, quanto piuttosto: “cosa stanno facendo a noi”. L’intelligenza umana ha perso un ruolo direttivo nel controllo del progresso tecnologico del web. Ogni singolo individuo sta facendo già i conti con una nuova forma di intelligenza distribuita in rete: qualche volta riesce ad utilizzarla con successo, potenziando la propria intelligenza naturale, ma spesso ne subisce i condizionamenti. L’umanità non ha una ricetta pronta per governare il futuro di questo rapporto complesso fra macchine e intelligenza, dove diventa sempre più evanescente l’interfaccia fra il soggetto e l’oggetto, fra ciò che è reale e ciò che è virtuale. Floridi non è pessimista: la partita è aperta e gli uomini hanno ancora la possibilità di giocarsela, se valorizzano le capacità critiche, se non rinunciano ad una solida formazione di base e se conservano il giusto equilibrio che li mette in condizione di scegliere. In quanti saranno in grado di vincere questa sfida? Può la scuola contribuire alla formazione di attori consapevoli e non solo di clienti passivi, travolti dalle onde del web?

Dal confronto con le nuove tecnologie, l’umanità ne esce comunque un po’ ridimensionata. L’intelligenza “naturale” non occupa più una posizione al vertice dei sistemi cognitivi. La quarta rivoluzione -cui allude il titolo del libro- è solo l’ultima in ordine di tempo, dopo la rivoluzione copernicana, quella darwiniana e quella della psicanalisi. Ciascuna di queste rivoluzioni ha reso l’uomo più periferico, prima nel cosmo, poi nella biologia e nella psiche. Con la quarta rivoluzione cade per l’uomo anche l’illusione d’essere la creatura più intelligente. Il primato passa ad un nuovo simbionte, in parte umano ed in parte artificiale. La metafora del simbionte, già utilizzata da Giuseppe O. Longo nel 2003, acquista per Luciano Floridi un significato diverso, meno distruttivo dopo lo sviluppo dei social networks e del web 2.0 che incapsula l’intelligenza umana all’interno dei propri processi. Il neologismo Inforgs dice cosa sono diventati gli uomini in rete: organismi informazionali. L’essere umano non si trasforma e non rinuncia alla propria corporeità smaterializzando la mente nel web. L’uomo resta tale, ma l’eco di tutte le voci sedimentate nel web danno all’intelligenza artificiale un nuovo soffio vitale, una sensibilità al variare del contesto. Pur essendo soltanto una gigantesca macchina sintattica, il web 2.0 sta diventando semantico grazie agli humans inside, gli uomini che lo utilizzano.

Nessuna forma di intelligenza artificiale è riuscita finora a superare il Test di Turing, perché è facile ingannare un computer modificando il contesto di un discorso. Anche il robot Roomba è perfetto per le pulizie e può sembrare quasi umano, ma solo in una stanza chiusa e senza ostacoli. L’intelligenza artificiale richiede norme rigide e schematiche, molto più povere di quelle di un mondo a misura d’uomo, dove riconosciamo molti piani di lettura e innumerevoli sfumature del contesto. Così è concreto il rischio di vedere l’intelligenza schiacciata entro i limiti dell’intelligenza artificiale: di non vivere più in un mondo a misura d’uomo, ma a misura di macchina informatica… con human inside!

Nel concreto è già realtà il sovraccarico di informazioni, che rende arduo distinguere ciò che ha senso da ciò che è inutile. Anziché aggiungere, in rete è diventato più importante cancellare. La quarta rivoluzione impone all’intelligenza umana un nuovo compito quotidiano: selezionare nel grande mare della rete le informazioni utili per i propri scopi. E quali sono i nostri scopi, non sarà mai un computer a dircelo.

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