Di là dal confine – Aguntum

10 aprile, 2015 § Lascia un commento

SAMSUNG CAMERA PICTURESSono recenti gli scavi di Aguntum. L’enciclopedia Italiana Treccani ne parla negli ultimi aggiornamenti e dedica comunque più spazio all’altra città romana sul fiume Drava – Teurnia – sessanta chilometri più a valle. Di fatto la zona archeologica di Aguntum in Tirolo è stata allestita una quindicina d’anni fa, così come la bella infrastruttura architettonica che dal 1999 ne accoglie i ritrovamenti. Sullo sfondo dolomitico ancora innevato troneggia l’immagine gigante a colori di un legionario che pare un attore di Hollywood. Per un attimo mi sembra una messinscena per turisti, molta finzione e poca sostanza: una ricostruzione di Roma antica, di quelle che piacciono ai tedeschi in vacanza. Ma è solo un’impressione del primo momento.

SAMSUNG CAMERA PICTURESIl grande edificio di architettura contemporanea che ospita il museo è ancora chiuso per il lungo inverno alpino; aprirà il primo Maggio, ma le vetrate luminose permettono uno sguardo dentro: statue di marmo, ricche vetrine, tanto spazio. Ad essere chiusi fino al trenta Aprile sono solo i servizi turistici, non l’area archeologica, la quale offre un colpo d’occhio eccezionale al di là della strada. I muri antichi di pietra degli edifici romani formano un reticolo leggibile fra i percorsi di una vallata che prima d’essere parco archeologico è parco pubblico. Dunque è accessibile anche d’inverno e basta poco per accorgersi che, nel periodo dichiarato di chiusura, il sito dell’antica città di Aguntum è molto più aperto di quanto non siano certe aree archeologiche italiane in orario di apertura.

SAMSUNG CAMERA PICTURESNel lungo inverno austriaco non serve l’informatica per migliorare le percezioni dei turisti in visita. I pannelli con le didascalie sono molto ingegnosi, di una plastica trasparente a colori, fissati a terra nella posizione giusta in modo tale che i disegni ricostruttivi si possano sovrapporre alle rovine antiche, così che l’occhio del visitatore colga le forme e le dimensioni originali degli edifici sul posto. Le indicazioni dei principali siti (terme, domus, mura) numerati in ordine, sono incise su pannelli di ferro, traforati, piegati “ad L” e fissati alle pareti delle antiche costruzioni consolidate. Il naturale degrado della ruggine li colora e li fa apparire puliti anche senza vernice, in sintonia con i tempi archeologici.

SAMSUNG CAMERA PICTURESUna strana magia (impossibile sul suolo italico ma normale nel mondo germanico) sposa perfettamente l’architettura contemporanea con le rovine romane. Uno scuro edificio monolitico dalla forma movimentata si alza al centro degli scavi di Aguntum per proteggere i pavimenti di una domus. Perfino la strada scavalca gli scavi mediante un raffinato viadotto di cemento armato, coi piloni nella posizione giusta in relazione ai ritrovamenti sottostanti. Quante volte l’ho sentito dire in Italia: “gli scavi non si possono proseguire perché c’è la strada in mezzo”. Cosa ne hanno fatto gli Austriaci di questa lamentazione ricorrente di casa nostra?

SAMSUNG CAMERA PICTURESUn sito archeologico dovrebbe essere innanzitutto un parco pubblico. Le città antiche sono quasi sempre circondate da paesaggi solenni; la loro ubicazione spiega già molte cose ed una passeggiata può aver senso anche in mancanza di resti monumentali. Ma in Italia – per qualche ragione che non occorre spiegare – la tutela dei siti archeologici cosiddetti minori comincia (e spesso finisce) con le recinzioni: chilometri di reti e centinaia di pali metallici tengono lontani gli occhi indiscreti dei turisti in visita. Le aperture sono un fatto eccezionale, solo per gruppi accompagnati, ai quali è vietato fotografare. Perché? Perché forse con le immagini darebbero testimonianza di restauri ridicoli, di infrastrutture degradate, dello scempio del denaro pubblico.

Confrontando il sito dell’austriaca Aguntum con quello italiano di Sentinum (solo per fare un esempio), i soprintendenti archeologici avvertiranno forse una frustrazione più grande della mia. Oppure no: i funzionari italiani non hanno tempo per fare confronti (tanto meno fuori dai confini nazionali) presi come sono nella quotidiana guerra degli incartamenti, poche risorse e molti nemici.

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