A cena con “Archeologia di un padre”

20 gennaio, 2015 § 3 commenti

Quando pensavo al libro che avrei pubblicato, non immaginavo presentazioni roboanti con bagni di folla. Però accarezzavo l’idea di poterne parlare a piccoli gruppi, in incontri conviviali dove un tranquillo scambio di idee mi avrebbe permesso di conoscere meglio quello che avevo scritto. Un’occasione di questo tipo mi è stata fornita sabato scorso dall’amico Cesare Pistocchi, che coltiva l’orto appassionatamente con l’attenzione di chi pensa a quello che fa, nella campagna ravennate di Ammonite. Quasi per caso nella festa di Sant’Antonio la cena raffinata prevedeva un’introduzione a più voci del mio “Archeologia di un padre”. Superate le perplessità di chi riteneva inadeguato il contesto paesano (troppo sofisticati i contenuti?) la discussione ha preso una piega interessante che ha chiarito anche a me, in un modo che non sospettavo, l’intreccio di significati che assume qui la parola “archeologia”. Il gioco di rimandi fra due diverse archeologie è probabilmente la causa principale dello stupore che suscita questo libro: da un lato l’archeologia di un passato remoto, rievocato però come se fosse ancora vivo ed in continuità con la nostra esperienza presente; dall’altro lato il passato prossimo delle esperienze private, degli oggetti di ieri, obsoleti, dimenticati, ma scavati come reliquie archeologiche, irreversibilmente disgiunte dal presente. Nel continuo rimando fra un piano e l’altro ribolle un dinamismo che dà qualche vertigine.

Ho raccolto molte impressioni (altre ne giungeranno ancora) che mi confermano di aver centrato un obiettivo non solo documentario, ma anche letterario. Per riempire duecento pagine, sapevo di dover dare un ritmo nuovo alla scrittura che non poteva essere la stessa di un racconto lungo. Ho preso alla lettera la parola “trama” ed ho pensato che avrei dovuto sviluppare una tessitura di fili diversi che si intrecciano e tornano ad intrecciarsi fino a dare vita ad un tessuto con una consistenza solida, diversa da quella dei singoli fili. Se dico che questo non è un libro di archeologia, non vorrei esonerare dalla lettura gli archeologi di professione. La storia delle ricerche archeologiche del nostro territorio è un robusto filo dell’ordito, senza interruzioni, dagli anni Sessanta agli anni Ottanta del Novecento. Potrebbe essere sufficiente per uno specialista del settore, ma l’archeologia di cui parlo non è solo questo: è il motore evocativo di più ampi orizzonti emotivi, dove si intrecciano i dialoghi teneri e crudeli fra un padre ed un figlio. Ma come ho fatto ad affrontare un abisso privato così coinvolgente, che toglie il respiro soltanto a pensarci? Il pudore trattiene certuni dall’affrontare la lettura di questa storia, come se fosse una confessione privata da non condividere troppo, salvo poi ficcarci il naso a casaccio con la curiosità che fa origliare affari di famiglia dal buco di una serratura. Chi si aspetta confessioni intimistiche da rotocalco televisivo potrebbe rimanere deluso. Sono gli oggetti, i gesti, l’archeologia, che parlano e dialogano fra loro, fino alla commozione.

Grazie di cuore a Mauro Sandrini che ha coordinato la presentazione e a Paola Novara che non si nega mai quando le chiedo un contributo di competenza. Grazie agli amici cervesi che hanno partecipato portando idee e convivialità. Una menzione speciale a Cesare, Alan ed Elisa che in cucina hanno davvero fatto scintille… tortino di topinambur con salsa di cavolo nero, tortello al cuore fondente, arrosto di maiale farcito accompagnato con mele e cipolle al marsala, mousse caramello e gianduia con joulienne di agrumi.

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§ 3 risposte a A cena con “Archeologia di un padre”

  • Alessandro Bandoli ha detto:

    Ho finito di leggere “Archeologia di un padre”. Lettura davvero avvincente, specie per me, che ho “ritrovato” tante situazioni e ricordi vissuti in prima persona in compagnia di Lorenzo e Tobia. Un commento: mi è mancato un disegno delle quattro tipologie di anfore foropopiliensi… e delle loro a volte sottili differenze. Una mia sbrigativa ricerca in rete sui materiali di Tobia non mi ha chiarito abbastanza le idee (di poco addetto ai lavori).

    • LoAl ha detto:

      Sono felice che ti sia piaciuto! Faremo una nuova presentazione al Caffè Belli di Ravenna il 23 Aprile, all’ora dell’aperitivo con l’associazione Einstein. Mentre il 12 Aprile saremo a Pievequinta di Forlì nella ex scuola elementare ospiti degli “Amici della Pieve”. Se ti interessa un quadro delle aggiornato delle anfore di Forlimpopoli, in rete c’è questo articolo: http://www.forlimpopolidocumentiestudi.it/pdf/1002.pdf
      A pagina 45 trovi uno schema sinottico degli anni Novanta, più complicato della semplice distinzione A-B-C-D dell’inizio degli anni Ottanta. Sei stato ai concerti dell’Associazione Mariani?

      • Alessandro Bandoli ha detto:

        Ciao Lorenzo. Come puoi intuire dalla data, le visite ai miei feed sono infrequenti. Non sono stato a concerti recentemente, ma ho seguito la stagione lirica. Sarò all’Alighieri il 27.3 per “La sonnambula”.

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