Duemila15

16 gennaio, 2015 § 1 Commento

Ora che gli anni ricominciano ad avere cifre consistentemente diverse dallo zero, servono punti di riferimento nuovi. E’ inutili cercarli nel flusso continuo degli amici che lampeggiano su facebook e su twitter, tantomeno in TV. Qualche articolo pregiato affiora di tanto in tanto fra la schiuma del web ed allora ha senso concedersi il tempo di leggerlo, rilanciarlo, trattenerne le linee essenziali nella memoria biologica del cervello personale, il Personal Brain che non è soggetto alla rapida obsolescenza del Personal Computer. Anche nel web è prioritario quel che rimane oltre il flusso incessante di informazioni che si susseguono da un giorno all’altro e negano quelle del giorno prima. Mentre la rete delle comunicazioni ridefinisce se stessa ora per ora, la rete della conoscenza sfuma in background, ma c’è:  in silenzio va liberata dal rumore di fondo che la opprime. I maestri del secolo avranno un compito forse semplice, forse complesso: liberare la rete della conoscenza dagli intrecci inutili delle informazioni che la incrostano e la occultano. Qualcuno al lavoro c’è già, cerchiamo di seguirlo.

Il 2015 è cominciato con un fatto di cronaca raccapricciante che ha scatenato l’onda corale degli opinionisti del web. Il risultato dell’eccidio dei fumettisti satirici di Parigi ha fatto vendere questa settimana tre milioni di copie di un giornale che a molti non sarebbe mai venuto in mente di comprare: un successo inaudito da fare invidia ai guru del marketing. La società aperta su cui si fonda l’Europa moderna si consola con le dichiarazioni pubbliche, coi raduni oceanici di una collettività che reagisce alla violenza seguendo un istinto raffinato: identificandosi con le vittime. Provate a fare a tutti (siamo milioni) quello che avete fatto a loro (se ci riuscite): siamo tutti Charlie, anche se sono in pochi a condividere gli eccessi di quella satira. Nel vecchio continente serpeggia l’impressione d’essere nuovamente teatro di guerra, settant’anni dopo la fine dell’ultima guerra: una guerra diversa, puntiforme, istantanea, che rende complicata la convivenza delle differenze. La società aperta che ha risolto le dittature del Novecento può fallire, forse ha già fallito. Mentre la cultura della tolleranza si semplifica in motti di buonismo, in slogan superficiali, la società aperta sta diventando ideologia. La soluzione non può essere una marcia indietro, ma dovrebbe guardare avanti con un istinto di sopravvivenza più robusto di quello che la diffusa tolleranza ideologizzata sa esprimere. Dobbiamo imparare a fare i conti con qualcuno (nemico? Nemico!) che inganna l’esanime società aperta coi bambini aguzzini, le bambine Kamikaze, i giovani violenti e tristi che hanno in spregio gli aspetti superficiali (gli unici che conoscono) della cultura occidentale. Saranno anch’essi vittime di un sistema, ma sono i nostri carnefici.

Il 2014 era finito con altri fatti agghiaccianti, per motivi del tutto differenti. Il traghetto in fiamme e alla deriva per tre giorni in Adriatico al largo delle coste albanesi ha rievocato gli scenari di catastrofi novecentesche. I dati real-time dei sistemi informatici non hanno agevolato le manovre di soccorso, anzi hanno accresciuto la babele di informazioni frammentarie rilanciate dai mezzi di comunicazione. Dopo tre giorni non era ancora possibile un bilancio definitivo dei dispersi, perché non era chiaro il numero dei passeggeri imbarcati. Crediamo che sia tutto sotto controllo, organizzato mediante una burocrazia informatizzata a cui nulla sfugge, e invece basta una crepa imprevista nel sistema per fare tornare ogni cosa nel caos, con la confusione aggiuntiva delle cronache in diretta. Ci illudiamo di governare la complessità con procedure che sono inutili fuori dall’emergenza, e sono inefficaci nell’emergenza. Ma tant’è, qualcosa dovremo pur fare, anche se la realtà sfugge chi la vorrebbe governare. Fino a non molti anni fa ci si proteggeva dai pericoli con le messe, i tridui e le novene. Se non bastavano, c’erano gli esorcismi. Ora si fanno i corsi antincendio, le prove di evacuazione. Le liturgie della tecnica sono forse più sofisticate, ma toccano ancora le corde dei riti scaramantici.

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