Quante storie a Venezia _______

12 dicembre, 2014 § 1 Commento

DSCN3414A Venezia durante il picco di marea di un plenilunio autunnale, con l’acqua marina che spinge le onde fin sulle fondamenta di Cannaregio, mi sono accorto di non avere mai visto Venezia così, con l’acqua alta: eppure c’ero già stato molte volte, tante volte, in apparenza innumerevoli. L’alta marea a Venezia non è un’onda che invade la città: è il gorgoglìo di acque salmastre che risalgono in superficie dai tombini, come animate da invisibili pompe di sentina che spargono pozzanghere sulle strade e nelle piazze. Quando il livello del mare sale fino a lambire gli approdi, il pelo d’acqua increspata del Canal Grande nasconde completamente la vegetazione di alghe alla radice delle facciate monumentali e le fa sembrare più intatte, più pulite e sorridenti nel gioco di lasciarsi sommergere. Ebbene: potrebbe essere la città che scende e non il mare che sale, come il dorso di un pigro cetaceo ricoperto dai merletti delle architetture gotiche e bizantine. Il respiro delle maree fa sembrare Venezia insospettabilmente viva, proprio lei che doveva morire.

DSCN3453Quante volte sono stato a Venezia – mi domando – non riesco a contarle… Ricordo alcune visite ricorrenti: le mostre di Palazzo Grassi negli anni Ottanta (i viaggi in pullman ed i panini raggrinziti nello zaino), i giovedì di carnevale negli anni dell’Università (l’ultimo treno della sera per rientrare a Bologna a mezzanotte), le biennali d’arte e di architettura degli anni Novanta e Duemila (i pernottamenti economici nelle pensioni di Mestre). Se proprio ci penso, mi tornano in mente due… tre situazioni particolari, momenti assolutamente degni della coreografia veneziana: l’inseguimento del professor Alfonso Maria Liquori al quale avevo osato chiedere il titolo della tesi di laurea, in quel curioso centro di biologia teorica al Sotoportego della scaleta nella primavera del 1990, e poi la partecipazione al convegno AIRO nel settembre del 2003, con una relazione dal titolo iper-specialistico: “Sistema di supporto alle decisioni basato su logiche fuzzy e modello di simulazione” discussa a due voci con Raffaele Maccioni davanti ad un pubblico di accademici stralunati, nell’auditorium dell’università a Santa Margherita prima della pausa di mezzogiorno. E poi, ancora, gli ultimi giorni di settembre del 2009 con Tommaso Casini a Campo San Polo, intrattenuti nel fantasmagorico Palazzo Donà dal direttore polacco della fondazione SIGNUM.

DSCN3408Dopo tante visite dovrei sapere cosa mi aspetta a Venezia, ma mi accorgo di conoscere male la città lagunare. Di essa ho una conoscenza frammentaria, diversa da quella sistematica con cui ho scandagliato altre città dove sono andato e tornato. A Venezia mi sono fatto sempre distrarre dai vicoli, dagli aromi umidi delle calli, dal via-vai dei traffici artigiani nei barconi e sui carretti. Senza meta ho preferito lasciarmi sedurre dai percorsi della fantasia, a pelo d’acqua fino alle coste dell’oriente. Ho interpretato questa città come fan tutti, sfondo fantastico per un giorno di festa. Ma Venezia va attraversata, anzi scavata strato dopo strato come una reliquia archeologica resa viva dall’interesse del mondo intero per la sua singolarità. Basta un attimo per allontanarsi dai solchi del traffico turistico e godere l’intreccio primordiale di una doppia viabilità, terrestre e marina, dove i canali offrono scorci di un tempo decaduto, che ha abdicato a favore delle vie di terra. Chi arriva dal retroscena della stazione ferroviaria e percorre le vie pedonali sa d’essere sulla strada recente di una modernità che ha impoverito il punto di vista sulla città, paventandone la morte e cercando rimedi nelle chiuse del Mose. Ma il respiro delle acque dice che la città è ancora lontana dall’equilibrio delle cose morte.

DSCN3372Strato dopo strato la storia riaffiora nelle maschere dei fantasmi e pare impossibile contenerla in un mosaico di impressioni. Le logge snelle e aperte come palafitte sul Canal Grande -bizantine prima di diventare gotiche- sono strette fra le proporzioni imponenti dei palazzi cinquecenteschi, chiusi in un’idea astratta di classicità teatrale. Sono i palazzi le vere anime luccicanti di Venezia, insieme alle sacrestie maestose, sale di rappresentanza, non di servizio. Le raccolte dei musei paiono pretestuose, immerse nella luce artificiale degli allestimenti di moda, quando il luccichio della laguna sa rianimare le sale antiche dei palazzi così come sono, coi loro arredi, i loro lampadari,  gli stucchi e le tele che ricoprono intere pareti come tappezzeria. Non deve essere facile curare l’allestimento di un museo veneziano. Basterebbe forse ricomporre i quadri, le sculture e gli arredi nei luoghi per i quali erano stati pensati. Il labirintico museo Correr in piazza San Marco dovrebbe decomporsi e lasciare che le singole collezioni tornino a vivere separatamente nelle sale che le hanno viste nascere. I nuovi ricchi del mondo intero si prenderanno cura dei palazzi di questa città e li faranno brillare come tessere di un mosaico, speriamo per tutti, mentre la penombra continuerà a scendere lieve di sera sulle vie d’acqua e sulla laguna.

DSCN3389

Annunci

Tag:

§ Una risposta a Quante storie a Venezia _______

  • Silvia Togni ha detto:

    Sempre bella Venezia, ad ogni stagione…peccato che quell’idiota di Napoleone (che sì, la visitò personalmente tra nov. e dic. 1807) la giudicasse una città ormai morta, niente più di un ricco forziere da depredare!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Quante storie a Venezia _______ su ...I've got a project!.

Meta