La cultura insostenibile

4 dicembre, 2014 § Lascia un commento

“Farm Hall 45” è uno spettacolo teatrale di cui forse non sentirete parlare, scritto e diretto da Giuseppe O. Longo: va in scena stasera a Firenze al teatro delle Cascine. E’ un plot ricco di intrecci nel quale interagiscono i più illustri fisici teorici tedeschi, in un campo di prigionia inglese alla fine della seconda guerra mondiale. Si parla della “bomba” e dei destini dell’umanità da un punto di vista insolito. Il soggetto ricorda un po’ i “Fisici” di Durenmatt o quell’altra trama di Niels Bohr che vedemmo qualche anno fa nei teatri di prosa sotto il titolo di “Copenhagen”.  “Farm Hall 45” è una storia più densa e più profonda di “Copenhagen”, ma sarebbe velleitario sperare in un successo analogo. Non ce lo aspettiamo, perché le vie del successo dipendono da canali comunicativi estranei alla cultura che un autore è capace di trasmettere.

Fra una prova e l’altra di questo spettacolo teatrale, ho incontrato l’amico Longo a Firenze ieri mattina, per consegnargli una copia del mio “Archeologia di un padre” che gli avevo promesso quando ancora era in gestazione. Ci siamo dati appuntamento davanti alla chiesa di San Marco ed in pochi passi abbiamo raggiunto l’omonimo bar d’angolo, dove abbiamo trascorso un paio d’ore a conversare e a telefonare. Tempo fa c’eravamo detti che sarebbe stato bello produrre qualcosa insieme: un resoconto dei decenni di attività culturale che porta il nome di “Civiltà delle Macchine”. A me sarebbe piaciuto lasciarne testimonianza a futura memoria, come la ricetta di un’idea sostenibile di cultura per chi avesse voluto riscoprirla chissà quando. Non mi interessavano i grandi numeri: la qualità del nostro discorso non si sarebbe dovuta misurare con il fragore degli applausi, convinto come sono che la cultura vera è affare di pochi (che ne hanno voglia). D’altro canto era già così ai tempi di Poliziano e di Pico della Mirandola, tanto per citare due nomi illustri sepolti nella chiesa di San Marco all’altro capo della piazza. Ma l’amico Longo mi fa notare una differenza importante: al tempo degli umanisti la stessa cultura innervava il mondo dei dotti e degli analfabeti, che riconoscevano comunque il valore della cultura. A Firenze c’erano maniscalchi e falegnami desiderosi di mandare a memoria i versi della Commedia dantesca.

Ora che tante voci su piani differenti vantano la stessa dignità, la cultura tradizionale non è un più un riferimento irrinunciabile neppure per chi la coltiva e la apprezza. Fraintendendo le pari opportunità, l’agone mediatico mette in mostra nani ed eroi sullo stesso palcoscenico, dove vince chi urla più forte. Le banalità sono più facili da urlare: così non c’è da stupirsi per l’esito dei dibattiti e per le politiche che ne vengono fuori. Secondo Longo un bel libro sull’idea sostenibile di cultura non avrebbe seguito, umiliato da chi se ne infischia e per questo vince. Se la cultura è un pezzo importante dell’identità di qualcuno, per me ha ancora senso sostenerla con ogni mezzo, in compagnia dei pochi che ne condividono il gusto. Se non ci è consentito di lasciare il segno, pretendiamo almeno il rispetto che il pluralismo del nostro tempo accorda alle minoranze etniche e ai diversamente abili.

Stanno per suonare le campane di mezzogiorno quando usciamo dal bar San Marco per dirigerci in via degli Alfani, dove esiste ancora una libreria indipendente, coi libri scelti in mostra sui tavoli e sugli scaffali di legno scuro. Vagabondiamo fra un soggetto e l’altro scambiandoci qualche battuta: una libreria come questa è diventata una rarità! Prima di andarsene Longo svela al cassiere la propria identità e chiede notizie dei libri che lo riguardano come autore. Dei tredici titoli che ha pubblicato, in catalogo c’è traccia solo dell’ultimo, il “Bit Bang” dell’anno scorso. Neppure Einaudi ha interesse a mantenere in circolazione il pluri premiato “Acrobata” di Giuseppe O. Longo. Nel futuro già presente dei simbionti anche gli scritti volano via, come le parole.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo La cultura insostenibile su ...I've got a project!.

Meta