Norimberga III

2 settembre, 2014 § Lascia un commento

DSCN2480Le mie abitudini sono già casalinghe, su e giù per le strade che uniscono le due sponde del centro antico di Norimberga, dall’Hotel am Josephplatz fino all’Hutt’n, dove per pochi euro si mangiano specialità franche: carne arrosto con salse succulenti e birra, tutti a sedere in tavoli collettivi, come nei film medievali. Proprio di fronte c’è la casa di Albrecht Dürer, sotto l’ala del castello.  C’ero già entrato nella casa di Dürer, tredici anni fa, quando andai anche a vedere il museo del nazismo, nel luogo delle parate di Hitler: il colosseo di Norimberga era stato appena riaperto e mi colpì per la franchezza con cui i tedeschi parlavano del loro passato nazista, mentre noi, col falso pudore latino, continuavamo a negare i luoghi di Mussolini.

DSCN2421La casa di Dürer non mi aveva suscitato alcuno scandalo, ma tornandoci mi sono accorto di quanto siano pretestuose le case riarredate in stile antico, tanto per rievocare il nome illustre di chi ci abitò. Dürer lo si incontra più volentieri dove è sepolto, andando a piedi fuori le mura fino alla gotica cappella del St. Johannes Friedhof. Ma non è facile trovare la tomba di un artista di cinque secoli fa, fra i mille avelli di pietra grigia distesi a terra come un giudizio universale piccolo borghese. La città dei morti riflette le idee dei vivi, piuttosto protestanti in questo caso, con la forma onesta dei sepolcri bassi, schiacciati a terra, fitti fitti, già ultraterreni.

DSCN2469Vago nella luce del mattino ma non trovo la tomba di Dürer, uguale alle altre, come il segnacolo di un cimitero etrusco. A qualcuno che sta scavando provo a chiedere: “Wo findet man Dürers grabmal?” Temo di aver disturbato, ma mi giunge una voce gentile di donna. E’ abituata a questa domanda: “La tomba di Dürer è laggiù, dietro l’albero, dove sono le rose…” Mi dirigo in quella direzione, ma ancora non la trovo: “E’ lì davanti a te…”, dice la donna di lontano. Finalmente la vedo: uguale a mille altre attorno, niente più che un letto di pietra con un’iscrizione del mille seicento: “Ciò che di Dürer era mortale giace qui…” Il resto vive nelle opere.

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