Norimberga I

31 agosto, 2014 § Lascia un commento

DSCN2821Anche la Germania non è più quella di una volta. Il treno con cui ho attraversato le Alpi è arrivato a Monaco con un’ora di ritardo, a causa di un controllo di polizia che ha bloccato proprio noi dopo il confine. Giovani gendarmi biondicci indossavano guanti di plastica azzurra e avevano l’aria quieta di chi è cresciuto in tempi civili. Ma le facce di chi era stato invitato a scendere sul marciapiede raccontavano storie diverse: famiglie arabe, Africani dall’aria assente in attesa d’identificazione. La pace dell’Europa per sessant’anni si è fatta forza con l’integrazione e l’integrazione regge se ognuno ha un posto nella società. Ma ci sarà davvero posto per tutti? Dopo la guerra ci vollero dieci anni per rialzare le chiese monumentali di Norimberga. Fecero un lavoro perfetto, per cancellare le devastazioni e ritrovare la bellezza originale. Ma a molti oggi dispiace non aver lasciato nei muri i segni della seconda guerra. Così in città sono tante le foto delle distruzioni, montate sui pannelli, agli angoli delle strade e nelle chiese, per non dimenticare; come a dire: finché ci ricorderemo dell’altra guerra, non ci sarà spazio per quella strana nuova violenza che si profila all’orizzonte. Forse basterà. Forse no.

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Archeologia di un padre

27 agosto, 2014 § 1 Commento

Ho attraversato agosto fra un lavoro e l’altro svegliandomi presto di mattina. Ma adesso che il mese sta per finire con l’aria più fine e il cielo più blu, i sensi reclamano gli ultimi giorni d’estate tutti per sé, senza progetti ulteriori che espropriano il tempo da vivere. Dopo aver terminato il lavoro di scrittura mi stavo incamminando nel mestiere di editore, ma sarà per un’altra volta. Adesso un editore l’ho trovato, comodo ed anche efficiente (così pare) e il mio libro vedrà la luce nella seconda metà di settembre, quando tornerò a calcare le scale della scuola media di Ponente ogni mattina.

Archeologia di un padre le ricerche quotidiane di Tobia Aldini, i ricordi del figlio” farà parte del catalogo di Casalini (“Il Ponte Vecchio”, Cesena) e sarà distribuito nelle librerie di Romagna, oltre che su IBS con il 15% di sconto, con un prezzo di copertina ancora da decidere, ma compreso fra i dieci e i quindici euro: un totale di duecentocinquanta pagine, con ventuno illustrazioni e qualche bella foto. Ne parleremo.

Il Rosso e il Vero

23 agosto, 2014 § 2 commenti

Rosso_Fiorentino-Deposizione_di_CristoLa splendida mostra dedicata al Rosso Fiorentino ed al Pontormo, che ha chiuso i battenti un mese fa a palazzo Strozzi, ha avuto un’eco avvilente nella città-museo di Sansepolcro, che a quella mostra aveva spedito un capolavoro: la deposizione dipinta nel 1528 dal Rosso Fiorentino in fuga dal sacco di Roma. Questa eccezionale pala d’altare del piccolo oratorio di San Lorenzo l’avevamo già vista tre anni fa col Vasari ad Arezzo, testimonial di un promozione turistica che, con un occhio al manierismo, vorrebbe smarcarsi dalla monocultura di Piero della Francesca. Le opere d’arte sono ancora radicate nel territorio di cui Sansepolcro è capoluogo, nel tessuto di piccole chiese, nei musei minuscoli, nella memoria degli abitanti dell’alta Val tiberina. L’angolo di Toscana incuneato fra Umbria, Marche e Romagna offre un raro esempio di “museo diffuso”, un’espressione che si addice in modo speciale a questa zona, come sosteneva Antonio Paolucci quarant’anni fa, prima di diventare artefice di grandi eventi. L’idea del “museo diffuso” ha guidato negli ultimi anni le coraggiose scelte dei curatori, che hanno riportato nelle chiese e negli oratori i quadri già radunati in pinacoteca ormai un secolo fa.

DSC02195All’ombra del Cristo risorto di Piero della Francesca, nel museo civico di Sansepolcro trovano oggi spazio solo le opere che sono orfane del loro ambiente originale. E’ giusto rimettere i quadri a posto nelle chiese, se sono ancora intatte, con gli arredi originali e la luce naturale. Le cornici che gli inglesi della National Gallery e gli americani della Frick Collection non potranno mai aggiungere ai “Piero della Francesca” comperati nel mercato antiquario, a Sansepolcro sono a portata di mano ad un costo quasi zero: la piccola chiesa di sant’Antonio con la luce densa del mattino per la pala di Luca Signorelli, Santa Maria delle Grazie coi lugubri intagli cinquecenteschi per Raffaellino del Colle, L’ex chiesa di Santa Chiara per Gerino da Pistoia, l’oratorio di san Lorenzo per il Rosso Fiorentino.

DSC03387A dire il vero la cornice dell’oratorio di san Lorenzo era già stata consumata da puliture e restauri improvvidi – direi più romagnoli che toscani – con quel pavimento di ceramica brillante. Ma la luce naturale della finestra accanto all’altare poteva cancellare il disagio iniziale, quando gli occhi cominciavano a scoprire i visi lugubri nella tela scura, tremendamente espressivi. Dopo la tournée fiorentina, il quadro del Rosso è di nuovo a casa, ma le fessure che lo separano dal suo altare sono più profonde, come il distacco di chi ha avuto un momento di celebrità e non vuole tornare nei ranghi. Per consolarlo, l’ente bancario della Cassa dei Risparmi lo ha inondato di luce, installando sul soffitto i fari di una ribalta da palcoscenico che cancella le figure e trasforma il quadro in una superficie scabrosa. Chi cercasse l’angolo giusto per cogliere almeno i colori di qualche figura, potrebbe fare la parte del ladro, a causa della sirena che grida ben prima del limite della “zona allarmata”. L’addetta alle pulizie è costretta ad intervenire e dice di non poterne più.

Dove l’originale è più autentico – ancora nel luogo che lo rendeva vivo – lo stile delle mostre irrompe con una volgarità inaudita e scardina il fragile equilibrio del “museo diffuso”. Non è un caso che Jan Clair sia partito proprio da qui (dalla Madonna del Paro di Monterchi) per il suo elogio del falso: “in una mostra senz’anima, un’opera d’arte può essere più falsa di una copia conservata in un luogo autentico”. Per conoscere la deposizione del Rosso – nell’oratorio di San Lorenzo a Sansepolcro almeno fino al 3 novembre – ci si può rivolgere alla copia che è collocata accanto alla porta d’ingresso, più piccola, di una mano anonima del Seicento. Il volto mostruoso del carnefice ricorda le atrocità degli uomini, non solo ai tempi di Cristo, non solo ai tempi del Rosso. Anche qui, ormai, la copia è più vera dell’originale.

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(immagine tratta da wikipedia.it)

I fiori del basilico

19 agosto, 2014 § 2 commenti

SAMSUNG CAMERA PICTURESDa qualche tempo non metto più piante ornamentali nei due vasi appesi alla ringhiera del terrazzo. Preferisco gli aromi del rosmarino, del prezzemolo e del basilico, che ricompensano le mie sporadiche cure col loro odore e all’occorrenza  sono utili in cucina. Quest’anno ho piantato anche la menta, ma il basilico è cresciuto così in fretta ed il suo fusto si è irrobustito all’improvviso, come certi adolescenti che vedo allungarsi a scuola da un giorno all’altro. Mi dicevano che avrei dovuto togliere subito i germogli in cima ai rami, perché i fiori sottraggono nutrimento alle foglie e le foglie sono l’unica parte per cui vale la pena coltivare il basilico, ma non l’ho fatto. Volevo vedere i boccioli, capire di che colore fossero quei fiori sconosciuti e vituperati: nient’altro che piccole spighe, come certe graminacee della vegetazione spontanea. Ma la fioritura mi ha colto di sorpresa quando l’ho vista: fiori finissimi, bianchi come un grappolo di minuscole orchidee.

Il basilico addomesticato come un animale da cortile non dovrebbe fiorire, ma se lo fa, consiglio di rinunciare all’odore di qualche foglia, pur di vederne i fiori. E osservandoli, ricordiamoci che l’utilità e le convenzioni cancellano molti colori dalla nostra vita, non solo i fiori del basilico.

La cultura di ferragosto

13 agosto, 2014 § Lascia un commento

Nel clou della stagione estiva, agosto promette scintille. Anche il marketing territoriale Forlivese si è risvegliato a Milano Marittima, godendo dell’ospitalità del signor Batani all’Hotel Marepineta. Un simpatico teatrino era stato allestito martedì scorso per compiacere gli amministratori dei comuni consociati in un progetto che si fregia d’esser “culturale”: piadine, formaggi ed altri prodotti tipici, offerti da donne e uomini mascherati coi costumi della tradizione romagnola. Ma erano soltanto gli ospiti di un evento cominciato all’insegna del “libro in spiaggia”, un vessillo di qualità da opporre al gavettone di Ferragosto. I giornalisti avrebbero dovuto dare ampia diffusione al discorso introduttivo, presentato come un innovativo storytelling, che però era solo un videoclip promozionale, commentato dalla buona volontà di chi in affanno rincorre le novità tecnologiche, senza apprezzarle veramente, ma per compiacere il padrone di turno.

L’ospite d’onore era il protagonista della nuova mostra forlivese che aprirà i battenti al “San Domenico” nel 2015. Servendosi di belle immagini, Gianfranco Brunelli ha tracciato il profilo del pittore ferrarese Giovanni Boldini, con un linguaggio solenne “per signore”. Ma che c’entrano i quadri di Giovanni Boldini con la piadina romagnola? Poche storie… le conclusioni di Roberto Pinza e di Alessandro Zambianchi non lasciano dubbi: se vogliamo vincere la crisi dobbiamo mobilitare ogni risorsa a nostra disposizione, dalla piadina farcita fino alla pittura di Giovanni Boldini, venduto anch’egli come romagnolo, con buona pace dei Ferraresi. “Viva Batani e viva gli imprenditori che movimentano l’economia del territorio! Solo così si dà l’esempio alle nuove generazioni e nasceranno altri dieci, cento, nuovi imprenditori!”

Ma cosa c’entra la cultura con tutto questo? Forse la cultura è l’appartenenza ad un club? Il club di chi-va-a-vedere-le-mostre-del-San-Domenico? Vorrei che qualcuno mi spiegasse la sociologia delle grandi mostre, questo fenomeno del nostro tempo che aggrega migliaia di persone come greggi al pascolo. La cultura in questione – quella di Pinza e di Zambianchi – è solo la patina superficiale della cultura che piace a me: un intreccio radicato nella quotidianità dei libri, delle opere d’arte, dei paesaggi, delle esperienze vissute. Per gli scopi mercantili basta l’etichetta, ma non possiamo trascurare la bottiglia e quello che contiene: per un amministratore -ma anche per il presidente di una fondazione bancaria – sarebbe imperdonabile.

Caro Pinza, caro Zambianchi, non è vero che prima delle “mostre” a Forlì non ci fosse nulla. Forse non lo ricordate: c’erano musei bellissimi, una biblioteca invidiabile, un tessuto di chiese ricche di storia. Forse non vi piaceva, ma c’era. Adesso c’è il “San Domenico”: ogni anno sei mesi di fuoco, e sei mesi di attesa.

Libri domestici

8 agosto, 2014 § 1 Commento

SAMSUNG CAMERA PICTURESNella mia estate vacanziera sono riuscito finalmente ad imbiancare l’appartamento, che non aveva mai ricevuto tanta cura in quindici anni di esistenza, da quando un giorno del ’99 qualcuno posò la prima pietra in un orto di Pinarella. Sullo scorcio del secolo scorso qui era tutta campagna agricola, ma il futuro prometteva un quartiere di lusso, strade a quattro corsie con le fontane. La storia non è mai quella che pensi: la fioritura urbana dei comizi elettorali è un bocciolo tarlato dall’arsura, gli orti inselvatichiscono all’ombra dei pioppi ed i condomini di lusso si aggrappano all’antica viabilità agricola, senza nuove strade, neanche a ferragosto, quando le automobili in sosta al mare soffocano il traffico.

SAMSUNG CAMERA PICTURESIn una casa piccola come la mia dovrebbe essere semplice dipingere le pareti, ma il lavoro vero è un altro: lo sgombero ed il riordino dopo l’imbiancatura. Passare in rassegna tutto quello che la casa contiene, è uno sforzo mentale da non sottovalutare, tanto più se le pareti sono ingombre di libri su cui la polvere si accumula come un sedimento. Non pensavo che un appartamento così piccolo potesse contenere una simile quantità di oggetti. Perché tanti libri? Libri che non leggo e che non ho mai letto… Libri mai finiti, col segnalibro a metà che non ha niente da dire, perché dovrei ricominciarli da capo… Libri dimenticati, che dovrei rileggere per accorgermi del loro segno nella memoria: giorni di lettura in competizione con la vita vissuta in presa diretta.

SAMSUNG CAMERA PICTURESCon le pareti spoglie e verniciate di fresco, avrei voluto lasciare gli scaffali liberi di ricominciare una nuova storia, in discontinuità rispetto all’accumulo del passato: pochi libri, qualche immagine, alcuni soprammobili. Per alleggerire la casa e mettere in mostra il bianco delle pareti, sarebbero state ideali alcune foto in cornice e pochi volumi da scegliere nel mucchio, col criterio dei dieci libri che salveresti dalla catastrofe. D’ora in avanti avrei potuto utilizzare le biblioteche pubbliche e trattenere solo uno schedario dei libri che leggo, col riassunto dei punti importanti e le domande che mi hanno ispirato… Macché, la memoria ha bisogno di massa e gli scaffali sono creazioni materiali, come installazioni d’arte contemporanea. Dieci è il numero dei libri che sono riuscito a scartare. Per tutti gli altri un posto sono riuscito a trovarlo, seguendo criteri logici, analogici e di peso.

Una biblioteca domestica è l’impronta di chi la possiede. Di tanto in tanto andrebbe aggiornata, per escludere i volumi che hanno vita breve e quelli che non hai intenzione di leggere: libri acquistati per sbaglio o ricevuti in dono, senza averli desiderati. I libri che ho salvato appartengono tre categorie:

– libri già letti, nei quali di tanto in tanto ficcherei il naso alla ricerca di un passo che mi era piaciuto e nei quali ritrovo il momento in cui li ho letti la prima volta.

– libri che vorrei leggere, ma per i quali non ho ancora trovato il tempo: ricordo l’attimo dell’acquisto, cosa me lo aveva ispirato, come un proposito buono che ho depositato in un granaio.

– libri che non sono da leggere ma da consultare, come le guide e i dizionari che intrecciano la loro esistenza con la nostra, antesignani dei siti web.

I libri non sono mai abbastanza, ma forse un limite bisognerebbe darselo per il bene della propria casa. E’ meglio avere qualcosa da rileggere, anziché cercar novità a tutti i costi. E’ meglio riporre la propria attenzione in un’opera strutturata e di peso, anziché perdersi in mille libercoli che hanno il sapore dell’operazione commerciale. Se possibile, meglio l’edizione originale, anziché una brutta traduzione. L’e-book dovrebbe affiancare il libro su carta, integrarlo eventualmente con qualche aggiunta, ma senza peso è troppo leggero…

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Manierismo temporalesco

4 agosto, 2014 § Lascia un commento

Santo Spirito FirenzeIl tempo variabile rende questa estate simile alle estati di qualche decennio fa, quando i giochi all’aperto erano in balia dei temporali che si scatenavano all’improvviso, facendoci correre in fretta verso ripari improvvisati. Nella prima domenica d’agosto Firenze si svuota e si rassegna ad esser solo un parco tematico, per gli Americani e gli asiatici a passeggio coi sandali e le mantelle colorate di nylon trasparente, come serre afose contro gocce irruenti di pioggia… A Firenze c’eravamo già stati un paio di settimane fa, ma faceva un caldo insopportabile di sabato pomeriggio nel cortile di Palazzo Strozzi, dove la mostra dedicata a Pontormo & Rosso stava per chiudere i battenti: una mostra esemplare, che non doveva sopravvivere all’orda estiva di turisti in città. Nello stesso cortile ieri mattina c’era un’aria rarefatta: pochi fiorentini ai tavoli del caffé Giacosa, che è migrato nel palazzo rinascimentale dopo essere stato sfrattato dalla sede storica di Via Tornabuoni, divenuta boutique dello shopping global.

Nel cortile di Palazzo Strozzi rivedo la Piccinini, dopo quattro, forse cinque anni, e la rivedo bene, felice dell’aria che respira in Aquitania, all’Università di Bordeaux. Se dovesse tornare in Italia, sarebbe un passo indietro. Ci salutiamo dopo aver pranzato in piazza Santo Spirito, poco prima di un insistente temporale che sparge acqua a valanga. Per effetto del nuovo ministro, l’ingresso a Palazzo Pitti è gratis la prima domenica del mese, ma nessuno dei turisti in fila sembra saperlo. L’aria tetra del pomeriggio temporalesco rende onore alle dorature delle cornici che inquadrano la selva di immagini della galleria: Raffaello, Andrea del Sarto, Pietro da Cortona, fanno festa a casa loro. Annessa alla Galleria Palatina c’è la mostra di Jacopo Ligozzi, poco affollata nonostante la gratuità domenicale, forse a causa del maltempo.

Jacopo Ligozzi è un personaggio singolare, al quale la mostra di Palazzo Pitti rende giustizia. Guardando le pale d’altare di maniera, la vera dimensione dell’artista non viene a galla. Per cogliere la poliedrica attitudine del Ligozzi, occorre scandagliare la produzione per così dire minore: gli intarsi di pietre dure ed i disegni naturalistici dei pesci e degli uccelli, così veri da fare temere che la realtà virtuale, di cui il nostro tempo va fiero, sia solo una brutta finzione. La percezione dell’arte si arricchisce di capitoli inediti, allargando la prospettiva alle forme dell’artigianato artistico, alle incisioni tipografiche, ai disegni. Ciò che ancora si nasconde negli archivi degli autori, potrebbe rivoluzionare le visioni piuttosto schematiche tramandate dalla storiografia ufficiale dell’arte.

Il cortile di Palazzo Pitti si richiude su se stesso come un monumento della natura, imbrigliato dalle forme della classicità. Doveva essere più bello quando ai piani superiori si aprivano le logge, come nel cortile cilindrico dei Farnese a Caprarola. Ma la pioggia d’agosto lo rianima con l’acqua che scorre… tante piccole parabole brillano e precipitano dai gocciolatoi come cascate contro il cielo argentato.

Dove sono?

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