Ripartire da Itaca

30 luglio, 2014 § Lascia un commento

SAMSUNG CAMERA PICTURESNelle antiche carte geografiche la rosa dei venti era disegnata nel mar Ionio, dove il nome dei venti è davvero quello giusto in relazione alla geografia: solo nel centro del Mediterraneo il Libeccio proviene dalla Libia, lo Scirocco dalla Siria, il Grecale dalla Grecia ed il Maestrale dalla città maestra che è Roma. Ma il luogo in cui il nome dei venti assume davvero un significato geografico non è proprio in mezzo allo Ionio, bensì spostato verso la costa della Grecia, al largo delle isole di Zante, di Cefalonia e di Itaca.

SAMSUNG CAMERA PICTURESC’era da aspettarsi che Itaca indicasse il centro del Mediterraneo, anche in relazione all’Odissea, che simboleggia il ritorno a casa come un viaggio dalla periferia verso il centro dell’esistenza. Il viaggio di Ulisse sintetizza le storie di molti avventurieri che non potevano navigare controvento sulle coste occidentali della Grecia. Il maestrale -vento dominante- soffia da nord ovest e rende facile la rotta verso Troia, mentre si oppone al ritorno a casa degli eroi, spingendoli più facilmente al largo, verso le coste della Calabria e della Sicilia, dove gli dei si manifestano attraverso fenomeni soprannaturali.

SAMSUNG CAMERA PICTURESIl Tirreno doveva sembrare una trappola ai naviganti che dalla Grecia arcaica arrivavano fin qui: facile entrare nell’imbuto dello stretto di Messina (fra Scilla e Cariddi), difficile venirne fuori. Il mar Tirreno inghiottiva i marinai come un universo parallelo della fantascienza, dove era più semplice scoprire nuovi approdi, anziché ritrovare la via di casa. Le rotte dell’Odissea sono una bibbia simbolica per marinai primitivi. Narrano le disavventure tipiche dei naviganti troppo arditi nei mari della preistoria. Sintetizzano le rotte possibili, ma forse non proprio tutte. L’Adriatico non era incluso nel portolano di Omero: il grande fiume divenuto mare, fin sulle soglie del mare vero, era un viale del tramonto senza attrattive.

SAMSUNG CAMERA PICTURES

Anche noi ripartiremo da Itaca (prima o poi) col portolano di Omero, il vino in cambusa e la cera d’api, per non farci sedurre dal canto delle scogliere.

Annunci

Le porte dell’Oriente

21 luglio, 2014 § Lascia un commento

SAMSUNG CAMERA PICTURESLe isole spingono in mare la Grecia e le danno confini sfumati. La costa di Corfù guida la rotta verso oriente col profilo movimentato di montagne verdi che si interrompono nelle scogliere. Corfù è più ospitale dei valloni rocciosi che barricano il continente retrostante ed è bella da costeggiare a vela, col maestrale in poppa, di strambata in strambata, veloci come il vento. Due villaggi si affacciano a mezza costa verso il mare aperto, prima che l’isola si assottigli nei bianchi rimbalzi di fragili scogliere inabissate. Le montagne dell’Epiro riemergono diafane in lontananza, scenografie scolorite per chi naviga lento fra Corfù e l’isola di Paxos.

SAMSUNG CAMERA PICTURESNon c’è fretta di arrivare: per la notte a Paxos troviamo posto nel fondale basso del minuscolo porto di Longos, dove i velisti esitano, ma il nostro capitano no. Ricordavo la destrezza del marinaio gallese solitario, l’altra volta che arrivammo qui, tre anni fa: un approdo magico, popolato perlopiù da Britannici in estate. La banchina che cinge l’insenatura è l’unica strada, dove le rare automobili (perfino l’autobus di linea) transitano con le ruote in bilico fra le poltrone dei bar ed il ciglio del molo. Basta un istante per sentirsi a casa, ma l’aria non è più la stessa dell’altra volta. Una nuova generazione di Greci sta riemergendo dalla crisi e di notte brinda al chiaro di luna.

SAMSUNG CAMERA PICTURESScogliera dopo scogliera, le spiagge di Paxos e di Antipaxos sono miraggi presi d’assalto da torme di turisti fin dalle prime ore del mattino. Ma durano poco. Il mare si riappropria dell’orizzonte occidentale, dopo che il faro bianco di Antipaxos ha detto basta all’ultimo scoglio verde d’ulivi. La montagna di Lefkada è il prossimo traguardo, sfumata all’orizzonte. La costeggeremo fin sulla punta dove un altro faro india il Salto di Saffo, luogo antico di riti e di sacrifici umani. Ma il golfo che ancora ci separa dalla meta non è un mare qualunque, segna un confine della geografia e della storia. In questo mare Ottaviano ebbe la meglio sulla flotta di Antonio e di Cleopatra. Davanti al promontorio di Azio, troneggiano le gigantesche mura di Nikopoli, la città romana imperiale costruita da Ottaviano divenuto Augusto.

SAMSUNG CAMERA PICTURES

 

Il colore dello Ionio

19 luglio, 2014 § Lascia un commento

SAMSUNG CAMERA PICTURESIl mare cambia volto al variare della luce e del vento: non finirei mai di ritrarre gli infiniti mari possibili. Davanti ad Otranto l’Adriatico verde-azzurro si frammenta nei riflessi violacei dello Ionio. Fra il Salento e le montagne della sponda opposta si stende un confine, è la linea di minima distanza dall’Albania. Nella luce del mattino pare di veleggiare verso l’alba di una terra promessa, mentre l’Adriatico si impaluda alle spalle, lontano, dove il sole tramonta d’estate insieme al carro alato di Fetonte, nella valle del Po-Eridano. Siamo alla foce di un grande fiume divenuto mare fra gli Appennini e i Balcani.

SAMSUNG CAMERA PICTURESFin qui da Ravenna la barca ha costeggiato l’argine basso della sponda italica, con pochi appigli fra il monte di Ancona e la testa del Gargano. Alla fine del lungo tavoliere, le coste monumentali dell’altra sponda fanno già capolino ad oriente. L’Albania si oppone al mare della Grecia con il bastione poderoso di montagne che spiegano la natura continentale di questa terra. Il vento da sud vira ad un insolito scirocco: proprio davanti, a prua, vuole respingerci. Il miraggio delle Isole Diapontie comincia a sedurre i marinai impazienti, ma la Grecia appare irraggiungibile.

SAMSUNG CAMERA PICTURESOre ed ore di faticosa bolina ci separano da Othonoi: l’antica Fanos dei Veneziani si staglia azzurra all’orizzonte, beffarda, controvento, mentre le ciclopiche montagne albanesi incombono ossessive, sotto lo scirocco che soffia nelle vele. Mancano poche miglia, ma col vento in faccia serve mezza giornata di navigazione, in questo mare movimentato dai riflessi violacei del pomeriggio, coi delfini che saltano e si rituffano, prendendosi gioco della nostra bolina. Il capitano issa allo strallo la bandiera greca, dichiarazione di intenti pacifici, per rabbonirsi il mare di Othonoi.

SAMSUNG CAMERA PICTURES

 

 

La grande Itaca

16 luglio, 2014 § 2 commenti

SAMSUNG CAMERA PICTURESChi crede che Itaca sia inospitale e spoglia, irta di scogli e di aridi pascoli, non è mai stato ad Itaca. Itaca è il luogo dove ogni marinaio vorrebbe tornare: al centro di una laguna limitata dalle forme rotonde delle terre che l’abbracciano. Il canale che la separa dal continente balcanico è abbastanza ampio da dissuadere gli invasori di terraferma, mentre le isole di Cefalonia e di Lefkada la proteggono dalle insidie del mare aperto. Solo il versante occidentale, aspro e scosceso, volge le spalle al resto del mondo come un bastione, ma -poco importa- la vita si addensa sulla riva opposta, nelle baie dei pescatori che guardano il sole nascente, continentale.

SAMSUNG CAMERA PICTURESA differenza dei nomi degli eroi omerici, che si perdono nel mito, i nomi dei luoghi possono imprimersi nelle forme di un paesaggio e sopravvivere, nonostante le trasformazioni della lingua ed i tradimenti dei figli che cancellano la memoria dei padri. Itaca è il nome intatto di un mito omerico, una prova di realtà per un racconto altrimenti leggendario. Heinrich Schliemann non poteva cominciare da un luogo migliore: si arrampicò subito sulle montagne di Itaca, alla ricerca della reggia di Ulisse, lasciandosi condurre dall’Odissea di Omero come se fosse stata una guida Baedeker.

SAMSUNG CAMERA PICTURESMa forse l’Itaca di Omero non era soltanto questa: il nome potrebbe essersi ristretto ad una sola isola, mentre ai tempi del mito coinvolgeva l’intera laguna, delimitata a nord dal profondo golfo leucadico. Pensava così l’archeologo Wilhelm Dorpfeld, che raccolse l’eredità di Schliemann e dopo una carriera entusiasmante in Attica si ritirò a Nidri, in Leucade, convinto che fosse questa la vera patria di Ulisse. Lo scavo delle tombe reali rafforzò la sue idea, anche se era evidente che i re, di cui aveva trovato i gioielli, erano vissuti alcuni secoli prima di Ulisse.

SAMSUNG CAMERA PICTURESQuando la seconda guerra mondiale stava per travolgere anche la Grecia, Dorpeld raggiunse i suoi re e si fece seppellire sul promontorio di Nidri, che guarda in faccia il Mediterraneo da una prospettiva incantevole: una visione condivisa da Aristoteles Onassis, che comperò l’isola di Skorpios, di fronte a Nidri, con i guadagni della stessa guerra. Prima il conflitto mondiale, poi il terremoto del 1954, dispersero le raccolte archeologiche di Dorpfeld. Gli oggetti più preziosi finirono ad Atene, altri rimasero nei magazzini fino al 1999, quando un piccolo museo archeologico venne finalmente riaperto anche in Leucade, non più a Nidri ma nel capoluogo di Lefkada, affacciato sulla breve laguna che separa l’isola dal continente.

SAMSUNG CAMERA PICTURESNelle prime ore del pomeriggio a Lefkada il cielo brilla di un blu cobalto, sopra le case approssimative di legno e lamiera, vagamente coloniali, colorate, da “stati del sud”. Sotto la luce intensa del dopo pranzo, il paese sta per addormentarsi, ma il museo archeologico è ancora aperto, nella penombra, col vento che sibila attraverso le finestre socchiuse. E’ davvero esemplare questo museo: i criteri del moderno allestimento esaltano l’equilibrio delle raccolte, non nascondono nulla, educano alla comprensione della storia antica e non tacciono la storia degli scavi. Per rincuorarmi, dovrò tornare in Grecia.

SAMSUNG CAMERA PICTURES

Note turistiche di una domenica a Montepulciano

4 luglio, 2014 § Lascia un commento

SAMSUNG CAMERA PICTURESDomenica 29 giugno la piazza di Montepulciano è invasa da un raduno di motociclette. Nella festa di fine giugno la città commemora i settant’anni della liberazione. La messa in duomo a mezzogiorno offre un riparo cordiale contro il chiasso dei motori, coi ricami luccicanti della grande composizione di Taddeo di Bartolo. Seduto in una panca, ho il tempo di scrutare i frammenti di Michelozzo scultore, ai margini dell’altare, ed accorgermi delle affascinanti persistenze gotiche all’inizio del rinascimento. I sette frammenti del monumento funebre di Bartolomeo Aragazzi incitano ad una caccia al tesoro, fra le cappelle ed i pilastri del duomo, alla fine della messa.

SAMSUNG CAMERA PICTURESLa persistenza del gotico in una cornice già rinascimentale appare esplicita nella bella facciata di Sant’Agostino, di Michelozzo architetto. Il medesimo rinascimento diventa poi imponente e dà vita ad imprevisti palcoscenici, nei luoghi in cui si affacciano i palazzi del Sangallo, che ha lasciato di sé tracce sublimi a Montepulciano, soprattutto nel San Biagio ai piedi del colle. Crocifissi lignei e belle tele seicentesche si trovano ovunque nelle cappelle delle chiese; la mano dell’illusionista “Pozzo” negli stucchi conventuali dei Servi di Maria e dei Gesuiti. Il più brutto fra i quadri del Caravaggio -riscoperto da Massimo Pulini- non ha cambiato il destino della pinacoteca “Crociani”, dove i turisti, peraltro numerosi in città, non hanno voglia di entrare. Nel medesimo museo, la sezione archeologica parla di tombe etrusche, ma non mostra alcuna mappa dei luoghi.

SAMSUNG CAMERA PICTURES

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per luglio, 2014 su ...I've got a project!.