Giugno

8 giugno, 2014 § Lascia un commento

L’estate è arrivata anche quest’anno con l’odore prepotente dei tigli. Una volta era l’odore degli esami, che trasmetteva un’ansia sottile: di non farcela, di perdere la sfida, di veder correre i giorni senza afferrare la vita. Ora non più: l’odore dei tigli riempie l’aria della campagna, dove i colori spumeggiano sotto il cielo vaporoso che fa sembrare azzurre le montagne. In questa campagna vorrei l’ombra di un gelso, come mi pare di ricordarla, vicino al fosso, nelle ore più calde della giornata.

La scuola è finita: succede tutti gli anni. La scuola ricomincerà: anche questa è una certezza su cui non occorre discutere. La magia e l’incanto dei primi anni di insegnamento hanno ceduto il passo alle abitudini. Dovrei rileggere quello che scrivevo nel giugno del 2011 e nello stesso mese del 2012, appena due anni fa, per capire quanto i miei occhiali scolastici si siano appannati nel frattempo.

Almeno le orchestre del Ravenna Festival in  questo mese di giugno rilanciano i fasti dei tempi d’oro, dopo anni di languore: quanto basta per ritrovare lo spirito del luogo, all’inizio dell’estate.

Nei mesi caldi imbiancherò l’appartamento. Avrei dovuto già farlo, ma ho sempre trovato scuse per occuparmi d’altro. Le superfici da dipingere sono ben piccole, ma il lavoro propedeutico è più impegnativo dell’imbiancatura in sè: è l’occasione per liberare l’appartamento da strati di cose che si sono depositate negli anni, un inutile sottofondo di scorie di cui non mi rendo più conto, ma che intasano gli interstizi. Un appartamento piccolo educa all’essenziale, anche nei libri. Sarà l’occasione per ripensare la biblioteca e l’uso che faccio dei libri, sulla scorta di quel che dicevano Ennio Flaiano e Primo Levi: l’essenziale lo trovi togliendo.

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