La notte degli etruschi

19 maggio, 2014 § Lascia un commento

L’attualità mi contraddice, ma continuo ad immaginare una situazione normale, soprattutto di sera, anche se l’evento di cui parlo ha il nome altisonante di “Notte dei Musei”. “Notte-di-qualcosa” potrebbe suscitare perplessità, visto che questa espressione viene utilizzata di solito in senso metaforico per indicare momenti bui (la notte della repubblica sono gli anni del terrorismo). Ma almeno qui ha un significato letterale: la notte dei musei è un’apertura straordinaria del sabato sera, per mostrare collezioni d’arte e di archeologia a chi normalmente non si cura di entrare nelle gallerie. L’Accademia Etrusca di Cortona ha aderito all’iniziativa, come gran parte del patrimonio italiano, ma per minimizzare l’impegno straordinario ha interpretato in senso letterale solo l’orario di inizio, con un’apertura di appena due ore dalle dieci a mezzanotte al costo fisso scontato di Euro 3.

Nel museo dell’Accademia Etrusca di Cortona c’ero già entrato altre volte, l’ultima in un giorno caldo di Luglio di dieci anni fa. Non si chiamava ancora MAEC, con la “E” capovolta “alla etrusca”, ma mi era piaciuto lo stesso: la scala esterna che risale il profondo cortile rinascimentale e toglie il fiato, con i busti antichi all’ingresso e le iscrizioni infisse alle pareti settecentesche; poi il grande salone con le meraviglie di bronzo -le statuette ed il lampadario etrusco- nelle vetrine di legno, in doppia fila al centro della sala come in un museo antico. Poi ancora le altre stanze labirintiche che si snodano sullo stesso piano, con le vetrate aperte sui panorami della città. I reperti archeologici mescolati ai dipinti del rinascimento, fra i medaglieri, le stampe e le ceramiche dei collezionisti dei secoli passati, creavano un ambiente unico, come un cantiere di scavo che seziona la storia, l’archeologia, l’arte, rimescolandone le carte in interpretazioni sempre nuove. Dopo dieci anni immaginavo che il restyling avesse valorizzato questo raro contesto culturale, consegnandolo senza incertezze al nuovo millennio.

Cosa si sarebbe potuto fare, oltre alla manutenzione ordinaria? Credo nulla. Bisognava conservare le raccolte così com’erano, aggiungendo qualche didascalia essenziale: la riproduzione di commenti antichi che chiarissero il perché delle collezioni, belle piante, qualche disegno schematico e riassuntivo come fanno i Tedeschi, i Francesi, gli Inglesi o gli Americani. Sarebbe stato meglio non allestire mostre temporanee in competizione col museo, nelle stesse sale: meglio di no. Quando ho deciso di trascorrere la “Notte dei Musei” all’Accademia Etrusca di Cortona, sabato 17 maggio, devo aver proprio scelto il momento sbagliato. Nei musei bisogna entrarci la mattina presto, coi raggi obliqui del sole che entrano dalle finestre ed i custodi ancora assonnati.

Non mi ero accorto che nella notte etrusca cortonese c’erano ben due mostre in corso, la prima dedicata ad un viaggiatore inglese del Settecento, Lord Coke, che a buon diritto poteva installarsi nelle stanze al piano terra, la seconda con un titolo da brivido, fatto di seduzione, segreti, meraviglie e… catalogo Skyra. Per quanto ispirata da un movente interessante -e di gran moda- vale a dire il “ritorno a casa” di reperti etruschi conservati in musei stranieri, l’allestimento sembrava su misura per confondere le acque. Nel torpore del dopo cena, non riuscivo a distinguere i pezzi che appartenevano al museo da quelli che c’erano finiti temporaneamente a causa della mostra. Spiegazioni bilingue fin troppo generose e stampate di nero su uno sfondo grigio metallico, sostituivano alcuni vetri degli espositori, eclissandone il contenuto, come se troppa trasparenza fosse un danno. Ma l’indolenza dei pigri (e degli analfabeti) veniva ripagata con sollecitudine dai giovani studenti in servizio serale, che si animavano davanti ad ogni vetrina per spiegarne il contenuto. Credendoli una scolaresca in gita, mi affrettavo a dirigermi altrove per lasciarli in pace. Scusate, ma non avevo capito.

Chi si fosse avventurato nella notte del museo archeologico di Cortona, avrebbe conquistato il piano nobile della vecchia Accademia Etrusca solo dopo un lungo pellegrinaggio nel labirinto del seminterrato, che racconta le campagne di scavo e le glorie degli archeologi contemporanei in enormi vetrine aeroportuali, sagomate all’ultima moda. La bella scala d’accesso al museo antico, forse perché troppo ripida, è diventata un’uscita secondaria di sicurezza. Quando si tratta di archeologia, ai progettisti piacciono di più gli scantinati -come se le cose ritrovate sottoterra fossero meglio comprensibili in un seminterrato- e gli scantinati piacciono ancor di più se sono labirintici ed obbligano il visitatore ad un percorso lineare verso l’uscita, come gli scaffali di un autogrill. L’accesso ai piani alti avviene mediante scale interne, che ribaltano la monumentalità dell’accesso originale nell’anonimato di un percorso di servizio. Se l’obiettivo era il disorientamento, la mostra ci riesce subito, sbattendo in faccia allo sprovveduto visitatore due capolavori di bronzo conservati a Firenze: l’arringatore e la chimera. Ma saranno originali? Li conosco, li osservo, la chimera sembra falsa, ma l’arringatore ha la patina dell’antico. Vero o falso? Mi acquieto pensando ad una nuova categoria dell’arte… quella degli origifalsi. Ma che importanza ha? Nella notte dei musei tutti i bronzi sono neri come le vacche di Hegel. Le didascalie sono insufficienti… In alcune vetrine i numeri indicano il vuoto… Dove sono finiti i pezzi? I buchi riflettono probabili conflitti di competenza fra funzionari, organizzatori, finanziatori, che credono di salvare l’arte e l’archeologia coi grandi flussi turistici delle mostre.

Il pezzo più importante -il lampadario etrusco- spunta solo alla fine del percorso, incapsulato in un tubo di plexiglass, al centro di uno stanzino nascosto che lo fa sembrare più piccolo, materializzazione aliena di un film di fantascienza. Sembrava più vero quando stava fra i bronzi del salone. Ma nella notte degli origifalsi, ormai, che differenza fa?

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