Cinquantamila visualizzazioni

28 aprile, 2014 § 4 commenti

La scorsa notte il contatore di questo blog ha oltrepassato le cinquantamila visualizzazioni. Le decine di migliaia sono l’ordine di grandezza delle pagine agganciate dai motori di ricerca in cinque anni e otto mesi, ma ciò non significa che ci siano stati così tanti lettori. Chi ha cliccato sui collegamenti forniti dai motori di ricerca forse l’ha fatto per sbaglio, alla ricerca di un copia-incolla o di una immagine gratis. Qualcuno può aver letto qualche riga, saltando qua e là fra una pagina e l’altra. Il numero di visitatori effettivi è circa la metà dei cinquantamila indicati dal contatore. Di questi, meno della metà si devono essere soffermati più di qualche secondo: qualcuno però si è dato il tempo di esplorare un po’ il sito, mosso dalla fatidica domanda: “ma chi è questo qui?”.

Il mio …project è una strana vetrina per un autore che voglia farsi pubblicità, sospeso com’è fra la celebrità e l’oblio. Qualcuno continua a scoprirlo, altri lo dimenticano. Nell’equilibrio fra chi viene e chi va, sono riuscito a dare una certa stabilità sia ai miei flussi di scrittura, sia a quelli di lettura del pubblico, in un’epoca in cui la rete divora velocemente tutto ciò che non è attuale e condiviso. Me lo ha ricordato stamattina l’amico Bolso, che i blog hanno cambiato pelle negli ultimi anni: le interpretazioni personali d’attualità hanno ceduto il passo a qualcosa di diverso. Dopo il sopravvento di facebook e di twitter, i blog hanno perso il carattere individuale e sono diventati centri di smistamento di informazioni, un’impresa corale da dare in pasto ai grandi flussi di informazione. Se un blog ha successo, migra volentieri su piattaforme commerciali, oppure affonda, sommerso dal cicaleccio dei social. La quantità dei dati che fluiscono in rete è aumentata vertiginosamente e sta crescendo ancora in modo esponenziale. I motori di ricerca si danno da fare per indirizzare verso i contenuti di qualità, ma i metodi semantici di selezione valgono solo se c’è un mercato di riferimento, per il quale le informazioni hanno un valore pratico. La narrazione partecipata di un’impresa personale resta al di fuori delle capacità di selezione di un motore di ricerca.

Andrò avanti ancora, partecipando in prima persona alle narrazioni di un punto di vista (il mio), senza pretendere che il …project! diventi quello che non può essere. Un libro sarà sempre un’altra cosa.

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Novacella

22 aprile, 2014 § Lascia un commento

DSCN2191Le montagne stanno a guardare con le cime ancora innevate. La valle si allarga quanto basta per farle sembrare uno sfondo teatrale. Al centro si alza l’abbazia agostiniana di Novacella, costruita come un villaggio monumentale attorno alla torre quadrata del campanile romanico: possente ma non slanciato, in competizione col tetto aguzzo dell’abside gotica che spunta come una seconda torre poco lontana. Ai piedi del campanile, fra l’abbazia e la chiesa parrocchiale, campeggiano le croci di ferro di un cimitero ancora vivo. C’ero già stato di ritorno dal Texas, nel settembre del 2008, ma allora non avevo gli occhi giusti per osservare gli stucchi ed i colori teneri del barocco bavarese che incrostano le volte dell’abbazia, né gli angeli rosa in bilico sui cornicioni. Anche la torre romanica mi era apparsa confusamente barocca. Ricordavo però di aver visto e fotografato degli splendidi rampicanti rossi, sulla parete meridionale del cortile grande. Ad aprile li rivedo ancora, verdi e teneri, avvinghiati intorno alle finestre della biblioteca dove vorrebbero entrare, come una forza della natura che anela alla conoscenza e la può distruggere, se non è regolata dal governo dei saggi.

DSCN2207Il venerdì di Pasqua siamo solo in quattro ad entrare nella biblioteca del monastero per la visita in lingua italiana delle undici. La guida è un signore attempato tedesco madrelingua che ha imparato l’italiano da grande e chiede di ripetergli le domande ben scandite, perché l’italiano per lui è una lingua straniera. E’ una fortuna essere nati a crocevia fra il mondo latino ed il mondo germanico, così dice. In biblioteca ci arriviamo dopo aver attraversato le sale del museo, che stupisce con le figure colorate delle narrazioni festive dei santi, nei quadri di legno massiccio del rinascimento alpino. Alcuni libri sono esposti anche qui, codici miniati con i canti corali, insieme ai simboli del potere degli abati-vescovi.

DSCN2193La grande sala al piano di sopra funziona come una macchina del tempo. Le persiane socchiuse lasciano filtrare la giusta penombra, prima che i rampicanti le sigillino con l’ombra estiva delle loro foglie. Gli scaffali raccolgono i libri in ordine, come furono collocati ormai duecentocinquanta anni fa, raggruppati col soggetto in alto, scritto in bei cartigli barocchi, storia, teologia… ma non solo: anche physica e chemie, una raccolta del sapere universale degli anni dell’Illuminismo, ben organizzata per sfidare i secoli. Sembra antica, ma per gli abati del diciottesimo secolo doveva essere solo un aggiornamento dell’istituzione bibliotecaria medievale del monastero. Sarebbe stata utile per parecchie generazioni di studiosi, ed in effetti ancora lo è, ma su una sponda che non corrisponde alla cultura contemporanea. Un volume dei giuristi bolognesi del Trecento sta aperto in bella mostra. La scrittura a mano appare indistinguibile dai caratteri mobili delle prime stampe di Gutenberg: un esercizio di attenzione e di concentrazione che esaltava le facoltà umane ora dopo ora, mese dopo mese, su tempi necessariamente lunghissimi. Ci sono altri modi di traghettare la cultura attraverso i secoli? Chissà mai se il web potrà essere come un’antica abbazia, a crocevia fra latini e germanici, fra passato e futuro.

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Pasqua tardiva

15 aprile, 2014 § Lascia un commento

L’altalena del “tempo che fa” alimenta il mal di gola che non se ne vuole andare. Sarà colpa del mestiere (parlare… parlar sempre convinto) ma le medicine non bastano mai. Questo aprile è simile alla fine di un inverno. Riappaiono i fiori e non ricordo il loro nome: analfabeta della natura a primavera, sommerso da un linguaggio di cui afferro solo qualche frammento, ma che vorrei parlare anch’io. Preparerò un erbario coi nomi delle foglie e l’odore dei fiori fra le pagine. Così dovrebbero essere tutti i libri: scrigni di aromi che risvegliano mondi, viatico umano dell’eternità. Ma nelle vetrine vedo il rapido oblio delle copertine appariscenti esposte in triplice copia: da vendere e da dimenticare, per venderne subito altre. Dovremmo dare alle novità il tempo di sedimentare, affinché abbiano la giusta statura fra i classici di ieri e dell’altro ieri da non dimenticare. In libreria farei posto ai classici della cultura, lasciando decantare altrove le novità caduche dei mercanti della carta stampata.

La riproposta dei Classici della cultura scientifica è un’idea di Vincenzo Barone, che ne ha parlato a tavola fino a tardi a Forlì la settimana scorsa con noi e con Pino Longo. Vincenzo Barone: autore di un nuovo classico dedicato alla fisica contemporanea ed alla filosofia di sempre: “L’ordine del Mondo”.

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