Gli dei mortali II (Morgantina)

12 gennaio, 2014 § 1 Commento

SAMSUNG CAMERA PICTURESLa strada da Piazza Armerina a Morgantina è la vecchia statale 288 che sale in montagna fra alberi d’alto fusto, senza case, una curva dopo l’altra. Sembrerebbe la strada giusta per perdersi ed arrivare chissà dove, senza i punti di riferimento di una linea di costa, di una valle o di un crinale diritto che faccia da argine allo sguardo. Al volante i dubbi svaniscono in meno di venti minuti, quando appare il cartello “Aidone”, che annuncia il paese in discesa. Non sembra d’essere molto in alto: le case paiono arrampicate sul pendio scosceso solo se si arriva dalla parte opposta. La città pre-romana di Morgantina è cinque chilometri più giù, dove il paesaggio montuoso si allarga prima di adagiarsi nella valle del lago Ogliastro. Per ragioni difensive, quando le città del mondo antico vennero abbandonate e trasferite più in alto, Aidone raccolse l’eredità di Morgantina. Anche oggi Aidone raccoglie qualcosa di Morgantina: un’eredità archeologica di prim’ordine, che avrebbe potuto avere altre destinazioni, anzi le ebbe, se non fosse stato per il cruccio di chi pretese la restituzione della dea marmorea migrata a Malibù, e degli argenti, già esposti, per un quarto di secolo, al Metropolitan di New York.

SAMSUNG CAMERA PICTURESDopo un restauro esemplare, il museo archeologico di Aidone l’hanno sistemato nell’ex convento dei Cappuccini: imbiancato, con la luce giusta ed una vista mozzafiato sulla valle. E’ in cima alla salita e si affaccia su una piazzetta rimessa a nuovo, dove trovi pure il posto per parcheggiare gratis. Il Caffé del Museo, proprio davanti, offre al viaggiatore un interessante connubio di dolci tedeschi e siciliani, che tradiscono l’origine germanica della barista, nata a Munster e sposata in Sicilia. Il barista che l’accompagna è un uomo smilzo ed ha la grazia del capo orchestra di Fellini, Otto e mezzo. Si ferma a parlare coi clienti ed ascolta le loro impressioni. Vista da qui, la provincia di Enna pare il laboratorio di una Sicilia futuribile, di qualità, scelta dai flussi globali come distillato del buon vivere.

SAMSUNG CAMERA PICTURESAll’ingresso del museo di Aidone nessuno mi accoglie. L’ampia vetrata della biglietteria è disabitata, l’unica voce è quella di un grande schermo sintonizzato sugli spettacoli pomeridiani della RAI. Seduta di spalle vedo una donna che non si accorge di me. Aspetto. Continua a non vedermi. La chiamo: con un braccio mi fa cenno di non avere fretta, poi si gira in modo brusco e segna con la penna il biglietto che tengo in mano. Da più di un mese questo ingresso è cumulativo con quello di Piazza Armerina e non capita di staccare tanti biglietti qui. Forse per questo hanno deciso di non presidiare più la biglietteria. Ma il personale non è neppure nelle sale. Non vedo custodi, però li sento che discutono ad alta voce, gridano, quasi si azzuffano dietro le quinte, in una saletta di servizio accanto al bagno lercio.

SAMSUNG CAMERA PICTURESIl bell’arredo del museo invita ad aprire gli occhi ed il cuore, per conoscere la civiltà che è vissuta qui, con le sculture antiche, le ceramiche, i bronzi e gli argenti. Ma l’allestimento non è ancora ultimato – così dicono i fogli di carta appiccicati a casaccio con lo scotch sui muri. I riflettori illuminano la statua della dea tornata dalla California, ed anche gli argenti restituiti dal Metropolitan di New York, ma il patrimonio meno luccicante di monete, ceramiche e bronzi -la storia quotidiana degli scavi di Morgantina- giace in vetrine affollate o semivuote, troppe senza luce e senza didascalie. Per gustare fino in fondo la ciliegina della dea marmorea e delle coppe d’argento, dovrei ignorare la torta dell’archeologia quotidiana, dove un museo del territorio trova il significato più autentico. La bella statua, i begli argenti avrebbero senso anche nelle collezioni di un ricco magnate, un senso diverso, comunque capace di fare cultura.

SAMSUNG CAMERA PICTURESUn museo come quello di Aidone dovrebbe innanzitutto conservare la memoria degli scavi, attraverso la valorizzazione di decenni di ricerche. Se la dea di Morgantina incentivasse questa prospettiva, il suo ritorno non sarebbe stato invano e cadrebbero le sterili polemiche, che contestano il confino siciliano della statua, dopo decenni di celebrità in California. Ma se la dea e gli altri argenti restituiti dagli Americani non si curano della cornice che giustifica il loro ritorno a casa, e anzi la offuscano dietro i riflettori di un evento permanente, non vedo vantaggi culturali e nemmeno grandi vantaggi economici: solo piccoli flussi turistici nel territorio. Avremmo dato migliore testimonianza del presente lasciando i pezzi nei luoghi in cui la storia recente, non priva di ragioni, li aveva portati.

Il parcheggio degli scavi di Morgantina è invaso dalle immondizie. Un tipo anziano mi vuole vendere a cinque euro la mappa della città antica: l’unica, l’ha fatta lui, da solo, così dice. Non ho tempo per scendere negli scavi, ma mi fermo un po’ a parlare con il tipo che non sembra proprio sprovveduto. Dovendo tornare a Catania, mi consiglia di evitare l’autostrada: meglio proseguire sulla statale 288, perché è più breve ed anche più veloce. E’ vero, la strada scende rapida e sinuosa nel paesaggio spoglio, verde, potente, mai visto prima. Impianti eolici giganteschi fanno la guardia immobili sulle montagne e sembrano perfino belli.

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Il ritorno della Dea di Morgantina è stato felicemente narrato da Fontecoperta:
http://news-art.it/news/sicilia–memorie-dal-sottosuolo—15.htm
http://news-art.it/news/sicilia–memorie-dal-sottosuolo—16.htm

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