La decadenza

28 novembre, 2013 § Lascia un commento

Un addetto alle vendite in doppio petto, coi tacchi ed i capelli finti, da almeno trent’anni si è fatto interprete della storia d’Italia. Ne ha esasperato i tratti, cavalcando l’onda delle esagerazioni. Ha incarnato i peggiori vizi, mascherati da virtù. Ha dato coerenza a insanabili contraddizioni, togliendo peso a quella parte di realtà che lo non lo rispecchiava. Dopo aver avvelenato i pozzi, anche l’anticristo parlerà alla folla dal pulpito del suo palazzo, come un agnello sacrificale. Ma quello che abbiamo visto non è ancora l’apocalisse. E’ decadenza, ma non la decadenza di un uomo: è la decadenza della civiltà che i nani si ostinano a portare in spalla.

L’addetto alle vendite in doppio petto, coi tacchi ed i capelli finti, anche stavolta ha voluto esagerare. In una parola si è appropriato di nuovo del nostro futuro, un futuro decadente. Neanche la decadenza sarà uguale per tutti.

Annunci

Oroscopo

25 novembre, 2013 § 2 commenti

Non credo che le stelle possano influenzare il carattere di una persona, al punto da determinarne la vita. Ancor meno credo agli oroscopi, che descrivono gli umori e gli stati d’animo di ognuno, guardando la posizione dei pianeti in cielo fra le stelle fisse, addirittura senza osservare le stelle, ma servendosi di tabelle vecchie di tremila anni. L’astrologia -che scienza non è- oggi si serve del computer. Non per questo è diventata più scientifica, ma il web fa gratis, in un istante, quello che trent’anni fa avrebbe richiesto tempi lunghi e costose consulenze. In un attimo possiamo conoscere con esattezza la posizione dei pianeti nel momento in cui siamo nati, e trarne le conseguenze. Possiamo anche verificare se quel che viene detto ha un fondamento scientifico, almeno controllare se è vera la posizione dei pianeti in cielo.

Qualche giorno fa sono andato sul web alla ricerca del mio profilo astrale. Sono bastati pochi istanti per produrre i risultati che mi riguardano. Quando sono nato, fra l’una e le due di notte del 24 Agosto 1968, il sole era in vergine e l’ascendente gemelli. Dunque sono un vergine ascendente gemelli: fin qui niente di strano, ma altre coincidenze lasciano perlomeno perplessi. Anche la luna e quasi tutti i pianeti si trovavano nel segno della Vergine. Per gli astrologi ciò ha l’effetto di rinforzare alcuni tratti del carattere e di radicalizzarne altri, in modo contraddittorio. Forse lo sapevo già. Ma io non credo agli oroscopi e non voglio lasciarmi influenzare. Lascio agli astrologi le previsioni e mi attengo ai fatti. Apro Stellarium, il simulatore del cielo stellato, per vedere dov’erano i pianeti nel giorno in cui son nato. Perbacco! Una congiunzione astrale impressionante raggruppava quasi tutti pianeti in prossimità del sole. Nell’istante esatto in cui sono venuto al mondo, anche la luna era allineata in perfetto novilunio. I dati astronomici paiono perlomeno singolari. Il novilunio ed i pianeti in fila sembrerebbe più di una coincidenza. Un novilunio notturno, dove la massa della terra è allineata con le masse del sole e della luna, ha perlomeno un effetto di marea molto accentuato. Non credo che un effetto di marea, per quanto pronunciato, basti a spiegare le colorite previsioni astrologiche che mi riguardano: dall’attaccamento eccessivo alle origini, alla tendenza a disperdermi in mille interessi. Pare che gli oroscopi funzionino. In ciò che dicono c’è sempre del vero, perché la memoria di chi ascolta tende a ricordare solo le parole giuste. La stravagante coincidenza del mio allineamento astrale avrebbe fatto fantasticare gli astrologi antichi. Per quel che mi riguarda, al di là dell’inafferrabile senso astrologico, mi lasciano perplesso le coincidenze che hanno una bassissima probabilità di accadere. Da una prospettiva strettamente astronomica, sono nato sotto un improbabile segno astrale. Astrologia a parte, questo fatto conferma l’idea che l’improbabile non è impossibile. E’ più facile trovarsi in situazioni improbabili, piuttosto che nella normalità, perché l’orizzonte dell’improbabile conta più cose dell’orizzonte dell’ovvio. Sarà mica vero per tutti?

(Se non è chiaro quello che ho cercato di dire, sappiate che i nati sotto il segno della vergine, con ascendente gemelli, parlano quasi sempre chiaro, ma a volte restano oscuri…. Di-oscuri).

Libeccio

10 novembre, 2013 § 2 commenti

Dovrebbe arrivare il freddo, ma l’aria è ancora calda, col cielo in movimento. Nuvole un po’ grigie e un po’ viola corrono in cielo come vascelli e scoprono scaglie di cielo blu, dove di sera i pianeti maggiori luccicano e si contendono il primato, l’un contro l’altro, dopo il tramonto: Venere ad ovest, Giove in opposizione. Succede qualche volta a Novembre, che l’estate non si rassegni e vada a spargere i suoi frammenti fin dentro la stagione dei morti. Le folate tiepide di Libeccio sospendono il tempo e fanno entrare in un autunno immaginario, che sarebbe bello trascinare avanti così, fino a Natale, fino all’anno nuovo, come una vecchiaia che non si rassegna.

DSC06656

Rien ne va plus

4 novembre, 2013 § 3 commenti

Ho comperato il telefono nuovo, un Galaxy S3 mini, bello, bianco, di quelli che nel mese di settembre erano in offerta. Avendo già confidenza con il Samsung Galaxy, ho pensato di continuare sulla stessa strada per non perdere tempo con altri sistemi operativi e per riutilizzare i vecchi accessori. Non rincorro più le novità: sono io che mi faccio rincorrere. Dopottutto il Galaxy mi aveva dato una certa soddisfazione. Era dai tempi del Motorola 8400 che un telefonino non mi durava due anni. I miei cellulari erano soliti rompersi in meno di dieci mesi, indubbiamente per colpa mia: anche quelli garantiti contro gli urti mi sfuggivano di mano nei luoghi più incredibili. Ero arrivato al punto di prenderli di seconda mano, acquistando lo stesso modello due volte, per rimpiazzare i pezzi rotti. Non ho mai considerato il telefonino un oggetto di culto.

Nel 2011 avevo accolto con scetticismo anche il Samsung Galaxy, ma poi avevo cambiato idea: mi sembrava di avere in mano un attrezzo solido, non solo un telefono, ma un computer in miniatura pieno di sorprese. L’ho sostituito, non perché fosse rotto, ma per l’insufficienza della memoria che non riusciva più a caricare le applicazioni di ultima generazione, quel che si dice “obsolescenza programmata“. Col Samsung S3 mini credevo di aver comprato un aggiornamento del vecchio Galaxy. Nulla più mi stupisce, ma tenendolo fra le mani in negozio non capivo perché doveva chiamarsi mini un oggetto più grande del vecchio Galaxy. In commercio esisteva anche una versione S3 “senza mini” ed ovviamente mi sono subito accorto che io stavo comperando il più piccolo dei due. Non mi ponevo domande mentre mi lasciavo guidare dall’offerta speciale. Se non una domanda, almeno un’osservazione doveva essere legittima, visto che qualche anno fa sarebbe stato più costoso l’oggetto più piccolo. L’ultima generazione dei prodotti informatici ha ridato un ordine banale al mercato, assegnando un costo maggiore agli oggetti più grandi. La miniaturizzazione ha ancora un valore nel modellismo, ma non più nell’elettronica, dove gli oggetti piccoli sono semplicemente più piccoli di altri e per questo costano meno. Ma un telefonino non è un paio di mutande e dovrebbe avere una dimensione ideale, ergonomica, di compromesso, ottimale per tutti. Tutt’al più il modello mini dovrebbe andare in mano ai bambini, ma non è così, perché, per giocare, i bambini desiderano lo schermo più grande. Il buon senso non spiega i due modelli, ma il marketing sì.

Il Galaxy di prima generazione era molto diverso nell’aspetto, era corazzato, per questo non si rompeva. Doveva imporsi sulla concorrenza con una consistente novità. Ora la solidità del guscio è ridiventata un optional da comperare a parte. La solidità è competitiva solo per un marchio che deve imporsi. Chi è già leader, non conquista nuove fette di mercato con la solidità dei telefonini, anzi rischia di entrare in concorrenza con se stesso, se i suoi prodotti non escono di scena velocemente con l’aiuto di una rottura o di qualche obsolescenza programmata. Visto che è lo stile a governare le preferenze con l’eleganza della plastica e la lucentezza delle icone, meglio che il telefonino si rompa in fretta, per indurre subito il desiderio e l’acquisto di una novità. Ma anche gli accessori devono avere una vita breve. E’ incredibile che la tecnologia non sia mai entrata in competizione sul terreno delle batterie. Wi-Fi e Gps esalano un sospiro sempre quando servono e nessuno protesta per il fatto che questi gioielli tecnologici si scarichino in meno di mezza giornata. Pare un problema secondario, visto che ci sono i carica batterie. Ma io non conto più i carica batterie che ho comperato negli ultimi quindici anni, dato che ogni nuovo modello di telefono richiede un corredo di accessori su misura. Almeno stavolta speravo di riutilizzare il carica batterie del vecchio Galaxy, ma il nuovo modello della stessa marca non funziona con gli accessori dell’altro apparecchio, vecchio di appena due anni.

Il cliente ideale non è più quello soddisfatto, ma quello che crede di dover comperare qualcosa in più: un accessorio, un modello più evoluto o soltanto un modello diverso, leggermente diverso, perchè è migliore. Tenendo in mano il Galaxy S3 mini provo un misto di soddisfazione ed insoddisfazione. Pur avendo uno schermo più grande del vecchio Galaxy, i tasti touch screen dell’S3 sono più piccoli, appena più piccoli di quello che dovrebbero essere per digitare senza problemi. Avrei potuto comperare il Galaxy S3 standard, forse mi sarei trovato meglio. Oppure no: se avessi comperato un Galaxy S3 standard avrei detto che era troppo grande, che non riuscivo a tenerlo in tasca. Avrei comunque desiderato qualcos’altro: ecco il trionfo del marketing! L’ideale sarebbe stato il modello di dimensioni intermedie, proprio quello che non c’è. L’utilizzo è secondario, l’importante è vendere. I guru del Marketing coltivano l’ansia di chi va a comperare i loro prodotti: telefonini, tablet e compagnia bella, ormai come ad un tavolo da gioco. Le Joux sont fait, fino alla prossima puntata.

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per novembre, 2013 su ...I've got a project!.