Verso Premuda

28 settembre, 2013 § Lascia un commento

DSC06376Il mare si restringe di nuovo in un canale che sembra quasi un fiume fra l’Isola Lunga e Sestrugno. La navigazione del pomeriggio procede a rilento verso nord, una virata dopo l’altra, di bolina, ma il vento si attenua mentre il cielo si ricopre di un velo sottile di nubi che promettono pioggia. L’Isola Lunga finisce in un mare stagnante, delimitato dal profilo di altre coste imprevedibili più a nord. A sinistra dovremmo vedere gli isolotti delle Punte Bianche, dove transitano i traghetti della linea Ancona-Zara. Da quella parte spunta anche il relitto di una nave, di cui affiorano due alberi corrosi dalla ruggine. Costeggiando le isole esterne potremmo raggiungere Ist, ma per arrivare in fretta laggiù dovremmo accendere il motore, mentre davanti a noi si allarga la baia di Molat, fra due promontori che si gettano in mare come braccia aperte. Una bava di vento spinge già le vele in quella direzione. Non abbiamo fretta. La Contessa sfila solenne a velocità ridottissima sul mare oleoso, fin dentro l’insenatura verde, circondata da un silenzio sovrannaturale. Qualche goccia di pioggia annuncia il temporale, ma neanche il maltempo ha fretta di arrivare. Il golfo di Molat è protetto al centro da un isolotto rotondo. Lo superiamo e gettiamo l’ancora in fondo, dove il mare si restringe in un angolo acuto.

DSC06389Le dorsali dell’Isola Lunga e di Sestrugno riaffiorano nell’isola di Molat e là si ricongiungono come le sponde di una valle appenninica in prossimità del crinale. Più a nord divergono ancora e scendono nell’altro versante sommerse dal mare. Ist, Silba e Premuda sono le ultime isole dell’arcipelago, disposte sulla scia del medesimo corrugamento che a Molat si incrocia in una “v” rovesciata. La forza della terra in equilibrio col mare disegna isole ispirate da una volontà incerta: pennellate, sfumature, gocce di colore cadute distrattamente ai margini dell’arcipelago, simili agli sbuffi vaporosi di certe nuvole che si assottigliano in cielo. Nel disegno estroso della costa dalmata, potremmo leggere lo scontro tettonico fra la placca euroasiatica e quella africana, una frizione fra l’Europa e l’ultimo lembo d’Africa che si infossa in Adriatico alle porte dei Balcani, sotto il peso della sabbia del Po. Le profondità maggiori, superiori ai cento metri, sono vicine alle isole croate. Ma il fondale comincia a risalire subito, piano piano verso ovest, e continua a farlo impercettibilmente, finchè emerge in superficie nelle spiagge di casa nostra.

DSC06426Il cielo ammassa nuvole e tuoni, mentre di mattina affrontiamo nuovamente il mare aperto, al largo delle ultime isole dell’arcipelago di Zara. Col promontorio di Ist a dritta, teniamo d’occhio l’isola di Premuda, in fuga verso il golfo di Venezia. I bordi di bolina diventano più incerti sotto le raffiche mutevoli del vento. Nel cielo cupo rimbombano i lampi di un temporale che lambisce la nostra rotta. Per stare al sicuro è meglio ammainare le vele. Col motore acceso entriamo nel piccolo porto di Premuda e subito il cielo si schiarisce, diventa brillante, di un bell’azzurro settembrino. L’approdo è molto accogliente, rivolto verso il mare aperto, ma protetto da una barriera naturale di scogli che corre parallela alla costa. Da questa isola il motoscafo silurante di Luigi Rizzo sferrò l’attacco alla corazzata austriaca Szent Istvan e l’affondò, il 10 Giugno 1918, mentre scendeva l’Adriatico al largo della costa dalmata. Questa gloria nazionalista italiana non basta a spiegare perché Premuda abbia conservato intatto il nome veneziano, a differenza delle altre isole dell’arcipelago di Zara.

DSC06405Sarebbe stato facile per gli slavi trasformarla per vendetta in una impronunciabile prmut, ma l’insegna sulla strada che scende al porto conferma che siamo ancora a Premuda, scritta in nero su una tabella gialla. Quest’isola conserva più delle altre un legame aristocratico con la tradizione veneziana, nei palazzi di pietra nobile, nei camini, nelle scale esterne che risalgono i cortili col pozzo. Il centro abitato in cima alla collina è ricco, anche se diroccato. Perfino i camerieri del ristorante sul porto sembrano farsi vanto di questa tradizione e parlano un buon Italiano, con un garbo mai sentito nella costa croata, dove i modi della gente sono differenti, di solito ruvidi e bruschi. Potremmo credere di essere già arrivati nelle isole dalmate assegnate all’Italia all’indomani della prima guerra mondiale, ma la linea di quel confine corre più su in Adriatico, nel braccio di mare che separa Premuda, Silba e Olib da Lussino. Il genio veneziano del luogo aveva messo radici profonde a Premuda e non si è lasciato scalfire dal destino successivo della storia.

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