Pirati e sommergibili

26 settembre, 2013 § 2 commenti

DSC06360Fra le isole croate che si dispongono di fronte alla costa da sud verso nord-ovest, l’Isola Lunga è la maggiore, messa a baluardo verso il mare aperto, con un crinale di quarantacinque chilometri. E’ chiamata anche Isola Grossa, ma potrebbe starle altrettanto bene il nome di “isola stretta”, dato che si assottiglia in alcuni punti ben al di sotto dei cinque chilometri indicati come larghezza media. Il dorso dell’isola si salda sotto il mare con quello dell’Incoronata, che riemerge quasi subito fra le insenature di una laguna labirintica, dove la prospettiva delle piccole isole e dei promontori è ingannevole e rende difficile la navigazione a vista, per chi non c’è mai stato. E’ davvero il posto giusto per le avventure di un Ulisse miniaturizzato, che può andare incontro ai Lestrigoni, alle sirene, ai mangiatori di loto, nel raggio di poche miglia televisive.

DSC06368Di fronte a Sali, che si affaccia sul mare interno dall’Isola Lunga, la laguna ristagna di notte senza vento, con la mezza luna affacciata ad oriente. Le barche dondolano all’ormeggio, attraccate di poppa davanti ad un bar che anima le ore notturne con musica da discoteca. La pista da ballo è invasa da strani personaggi mascherati da pirati. Sono piuttosto avanti con gli anni, ma si agitano come ragazzini, governati dalle regole di un gioco messo su dai tour operators per gli Australiani in vacanza nel Mediterraneo. I vacanzieri degli antipodi identificano se stessi più volentieri con la tradizione corsara di Senj, ignari dell’Italia, di Venezia, di duemila anni di storia antica e moderna con la quale non hanno nulla da spartire. La borgata di Sali è avvolta nella baia ma risale anche la collina, con le case rade, gli orti, gli alberi da frutto. E’ conservata meglio dell’altra che abbiamo visto nell’isola Vergada, ma ha tratti simili, un’aria latente di abbandono a cui cercano di resistere i vecchi edifici affacciati sulla baia, con qualche dettaglio veneziano nel pozzo del ristorante e nel campanile in cima al tetto della piccola chiesa di San Nicola.

DSC06369Dopo aver fatto spesa nel negozio del paese, di mattina, col sole già alto, molliamo l’ormeggio. Dobbiamo risalire l’Isola Lunga ed arrivare alle piccole isole che coronano l’arcipelago di Zara verso nord-ovest. Sono almeno trenta miglia e non c’è tempo da perdere. La navigazione corre fluida nel canale lagunare che si restringe in prossimità di altre coste e diventa come un fiume stretto fra la riva monotona dell’Isola Lunga e le forme movimentate dell’isola di Rava, che mette in mostra un bel villaggio, adagiato fra il mare ed i boschi. L’Isola Lunga è più massiccia, pur sempre alberata, ma col segno di una strada bianca che la taglia a mezza costa per chilometri, come uno strappo nel paesaggio naturale per il resto intatto. Il mare aperto è nascosto dietro la montagna lunga quanto l’isola, che corre lontano, come una muraglia, a perdita d’occhio.

DSC06370Con Rava ormai alle spalle, all’ora di pranzo gettiamo l’ancora in una insenatura che si allarga nella laguna di nuovo ampia, in vista di altre isole verdi, dal profilo appenninico, in direzione del continente balcanico. Nella riva rocciosa dell’Isola Lunga scopriamo l’imboccatura monumentale di un bunker dove si rintanavano i sommergibili, una fessura nera tagliata nel cemento, che si alza fuori dall’acqua per un’altezza sufficiente a farci entrare una barca a vela. E’ fatta come il sepolcro degli Atridi e pare davvero un monumento primitivo. Deve essere servita per qualche guerra, almeno in Italia è così: i bunker sulla spiaggia parlano dell’ultima guerra mondiale, qualcosa che si è concluso ormai da sessant’anni. Ma sulla costa dei  Balcani occorre cambiare la scala dei tempi; l’ultima guerra mondiale ha avuto un epilogo recente, che tutti ricordano, alla fine del comunismo.

DSC06371Questo mare azzurro dove i bagnanti prendono il sole, trent’anni fa era proibito anche alle barche di passaggio. Le rotte dei sommergibili che si andavano a nascondere fra le rocce dell’Isola Lunga, tenevano d’occhio quello che succedeva in Adriatico. Senza saperlo eravamo noi i nemici di quei sommergibili, proprio noi che a quei tempi costruivamo castelli di sabbia sulle spiagge dello stesso mare e mangiavamo pesce fritto nelle ferie d’Agosto, sull’altra sponda. Di mattina guardavamo verso l’orizzonte, per vedere se almeno una volta fosse apparso il profilo della Jugoslavia, che non pareva tanto distante, a giudicare dalle carte geografiche. Ma in lontananza si vedevano solo onde e turbolenti miraggi. Era colpa della foschia -si diceva- ma anche della curvatura terrestre, che da una costa piatta impedisce di osservare oltre una certa distanza. Se ci fosse stata una montagna alta da cui guardare, in quelle giornate limpidissime che capitano alla fine dell’estate avremmo potuto vedere finalmente qualcosa al di là del mare: una linea ambigua, un profilo sfumato, il segno inequivocabile dell’altra riva. Anche il maresciallo Tito osservava la lontananza marina, dall’altra parte, in direzione dell’Itala. Il suo interesse per la costa Italiana era di certo maggiore della nostra oziosa curiosità per l’invisibile orizzonte balcanico. Il leader comunista aveva scelto per le sue vacanze le isole Brioni, al largo dell’Istria: era il punto più occidentale della nazione slava, ad un passo da Venezia e da quel litorale triestino che non era riuscito a strappare agli Americani, alla fine della seconda guerra mondiale.

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§ 2 risposte a Pirati e sommergibili

  • giorgiamariani71 ha detto:

    Come spieghi bene !! È un piacere leggerti …

  • Paolo Orefice Giocoli Damiani di Vergada Jiubavaz Detrico Frangipani ha detto:

    Che bella descrizione…….di luoghi ed isole appartenuti alla mia famiglia da oltre 600 anni ma a noi barbaramente ed illegalmente sottratti del 1943. Dal 2013 la Croazia è in Europa…..ma non si è ancora “ripulita” dai misfatti e dagli eccidi compiuti ! Ma il “Tempo”, come si usa dire , “è galantuomo”……. e noi siamo come il Tempo, che fa la Storia ….che non è finita……………

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