The Top of the Rock

12 agosto, 2013 § 2 commenti

Empire State BuildingPrima di lasciare New York sono salito in cima al GE Building, nel Rockfeller Center, una meta turistica di primo piano, famoso per la fotografia lunch atop a skyscreaper, con gli operai che mangiano seduti in fila sulla trave d’acciaio sospesa nel vuoto, mentre nel 1932 erano in corso i lavori di costruzione. Fra i più alti di midtown, coi suoi settanta piani, questo grattacielo senza guglie non emerge in modo particolare nel profilo della città. Ma i suoi terrazzi a duecentosessanta metri di altezza sono un osservatorio ideale per guardare midtown dall’alto, nel punto in cui i grattacieli si infittiscono e si arrampicano l’uno sull’altro, rubandosi a vicenda la prospettiva tipica di una città normale, quella dal basso verso l’alto. Per scoprire la bellezza architettonica dei grattacieli più alti, a midtown bisogna salire ad un’altezza confrontabile alla loro: i terrazzi del Rockfeller center permettono di vedere l’Empire State Building finalmente indisturbato, longilineo sulla città che gli cresce attorno come un sottobosco, nella stessa prospettiva in cui appare nelle sequenze finali del King Kong del 1933. Ma orientando lo sguardo verso il basso, il punto di fuga diverge nella trama irregolare dei terrazzi che coronano i buildings di altezza e forma diseguale, con le ventole giganti degli impianti di condizionamento girate all’insù.

2013-08-08 08.57.58Gli impianti di servizio invisibili da terra balzano in primo piano, mentre le strade ed i viali scompaiono come fessure profonde di un cretto abitato da creature minuscole, in una recondita profondità sovrastata da muri irregolari che si allargano verso l’alto. Una diversa vertigine affiora, insieme all’inquietudine di immaginare un abitante adatto alla nuova geologia urbana: non un uomo, forse un supereroe, oppure un gigante disumano, un fenomeno come king kong. Il profilo elegante del Chrisler Building è per metà oscurato dalla massa ingombrante del MetLife, il grattacielo Panam dei film di trent’anni fa, che spunta come un enorme condominio nel cuore di New  York.  La stazione Grand Central è letteralmente sommersa dai grattacieli cresciuti attorno, ed i treni in arrivo in città viaggiano sotto terra, sotto Park Avenue, ormai da ottant’anni. Midtown non è che il quartiere della stazione – c’è n’è uno in tutte le città – ma qui ha soffiato il primato al centro  più antico di downtown ed ai primi grattacieli che cent’anni fa erano sorti nella punta dell’isola di Manhattan, nel luogo dell’antica colonia olandese affacciata sul porto.

DSC06064New York non è una città, ma la sovrapposizione di tutte le città che sarebbe potuta diventare, se solo il gusto, la tecnologia, il mondo intero riflesso nelle altezze vertiginose dei suoi grattacieli non fossero cambiati così velocemente nel frattempo, da rinnegarsi quasi subito. Il tempo di New York non è mai stato il passato: per qualche decennio è stato il futuro, ma oggi il tempo di New York è diventato il condizionale di tutte le città che sarebbe potuta essere e di quelle che potrebbe ancora diventare, nel fare e rifare incessante. Il punto di vista migliore per apprezzarne l’estetica furiosa non è quello di chi cammina sulle strade inabissate fra i grattacieli, e neppure la prospettiva privilegiata di chi sale in cima agli edifici più alti, per coglierne una visione d’insieme. Il disordine di New York appare bello in volo, quando la città emerge come una complessa forma assonometrica vista in diagonale, oppure da terra, ma di lontano, quando il profilo geometrico irregolare dei palazzi sfumati d’azzurro fa immaginare laggiù una realtà sospesa fra la natura e l’artificio. Ma è di notte, di ritorno col volo United 19 da Newark, che ho visto l’immagine più bella di Manhattan: un mare di luce disteso fra le acque scure della foce dell’Hudson ed i pinnacoli dei grattacieli traforati di luce verde e blu, come un minuscolo capolavoro di oreficeria gotica…

manhattan

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§ 2 risposte a The Top of the Rock

  • antonio ha detto:

    Io sono quello che ti trova i “mestieri”: corrispondente all’estero per un quotidiano italiano.
    …sono rimasto indietro con le letture, sono partito da questa. Ho visto che hai pubblicato un mezzo libro nell’ultimo mese! Ciao!!

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